Torna il Rome Chamber Music Festival, dai grandi classici alla tradizione ebraica

Uno degli appuntamenti più attesi dell’estate musicale romana, che vede nuovi talenti e musicisti affermati alternarsi nello spazio di Palazzo Barberini.

Ci sono eventi che ormai caratterizzano l’estate culturale romana, essendosi radicati nel corso degli ultimi anni e divenendo un punto di riferimento essenziale non solo per la cittadinanza della capitale, ma anche per i tanti turisti; tra Festival e rassegne dedicate al cinema, alla musica commerciale, al teatro, una certa attenzione è necessario rivolgerla ai festival di musica classica, che trovano nella cornice delle bellezze imperiture della città eterna l’ambiente più affascinante e adeguato. Tra tali Festival, quello probabilmente più significativo, anche perché in qualche maniera apre la stagione svolgendosi all’inizio di giugno, è il Rome Chamber Music Festival, appuntamento irrinunciabile che si svolge da tre anni presso Palazzo Barberini, nella suggestiva e magnifica Sala del Cortona. Il direttore artistico del Festival, il maestro Robert McDuffie, violinista di fama mondiale che ha suonato con le maggiori orchestre del mondo, è ormai di casa a Roma, avendo ricevuto anche il Premio Simpatia qualche anno fa per il ruolo essenziale che da diverso tempo ha assunto nella proposta culturale della città; neanche quest’anno McDuffie ha privato Roma di questo Festival che annovera alcuni grandissimi interpreti, ma che soprattutto segna la crescita artistica di numerosi e giovanissimi talenti della musica classica provenienti da ogni parte del mondo, dall’Asia agli Stati Uniti.
Il Festival quest’anno coprirà quattro giorni, e prevede un programma particolarmente assortito, come già ha avuto modo di constatare chi ha assistito alla scaletta delle prima due serate, che andava dai grandi classici della musica ottocentesca a un omaggio sincero rivolto alla tradizione ebraica. Il concerto si è aperto infatti con l’intensa Sonata per violoncello e pianoforte in Sol minore, op. 19 di Sergej Rachmaninoff, espressione evidente dell’indomito spirito russo: il piano suonato da Andrea Lucchesini insegue le note del violoncello di Enrico Dindo, e il risultato struggente ci introduce alla seconda tappa della serata. Infatti la seconda opera eseguito è un Sestetto d’archi, op. 18 di un giovane  Johannes Brahms. Primo violino è lo stesso McDuffie che trascina gli archi in un turbine di ritmo esuberante, lontano dalle tonalità cupe di altre composizioni dell’artista. Il gruppo è formato di vecchie e prestigiose conoscenze del festival: al violino Nadja Salerno-Sonnenberg, le due viole suonate da Hsin-Yun Huang e da Rebecca Albers, e i due violoncelli ancora da Enrico Dindo e da Julie Albers. Ma è la seconda parte quella più originale, anche per le abitudini del Festival. Si è trattato di un’intera sessione dedicata alla musica Klezmer e alla tradizione ebraica, capeggiata da David Krakauer. Krakauer è un grandissimo clarinettista  ma anche un autore che, a partire dalla riscoperta delle proprie origini ebraiche, ha deciso di dedicare passione e lavoro alla scrittura di musiche. Il suono del clarinetto è tipico del genere: dopo l’esecuzione di Rikudim di Robert Starer, e K’vakarat di Osvaldo Golijov, entrambi rappresentanti importanti della musica ebraica del Novecento, il complesso di archi che accompagnava Krakauer, che oltre a McDuffie vedeva l’altra grande conoscenza del festival, Amy Schwartz Moretti, e un gruppo di giovanissimi selezionati, ha eseguito una serie di brani tradizionali Klezmer, arrangiati e composti dallo stesso Krakauer. Per chiudere la splendida giornata, un’indiavolata e frenetica opera di Alexander Krein, Hebrew Sketches op. 12; l’appuntamento alle prossime serate, per bearci della grande musica in questo inizio di estate 2014.

Lo spettacolo è andato in scena:
Palazzo Barberini – Salone di Pietro da Cortona
via delle Quattro Fontane, 13 – Roma
lunedì 9 giugno, ore 21.00

Rome Chamber Music Festival presenta
Sonata per violoncello e pianoforte, op. 19 di Sergej Rachmaninoff
Sestetto per archi, op. 18 di Johannes Brahms
Rikudim di Robert Starer
K’vakarat di Osvaldo Golijov
Brani tradizionali klezmer di David Krakauer
Esquisses hébraiques di Alexander Krein

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