Ferdinando Bruni mette in scena al Teatro dell’Elfo la passione tragica dell’adolescenza.


Il primo amore non si scorda mai è un ritornello ormai stantio, ma nessuno potrebbe negare, seppure giunto alla soglia della senilità, di ricordare con nostalgia e invidia i baci, le carezze, i desideri confusi, le pulsioni e i pianti struggenti delle cotte adolescenziali.

Quell’amore che sembrava dovesse durare per sempre, prepotente come la vita e altrettanto egoista, è al centro del nuovo allestimento di Romeo e Giulietta. Uno spettacolo che punta sulla dicotomia amore/morte e accusa la società degli adulti che, per motivi estranei e spesso oscuri ai giovani, trasforma gli adolescenti in vittime e carnefici.

Strana coincidenza, proprio in questi giorni, al Palazzo della Ragione, si espongono le fotografie di Steve McCurry. Il volto di Sharbat Gula, la ragazza afghana dagli occhi verdi che campeggia sui manifesti in tutta Milano – risvegliando le nostre coscienze intorpidite – esprime un terrore di fronte all’inspiegabile mondo adulto molto simile a quello di Giulietta, avida di vita ma consapevole di un destino di morte.

Il regista sceglie quindi di rappresentare una Verona cupa avvalendosi delle scene di Andrea Taddei – che suggeriscono, grazie anche agli ottimi giochi di luce, interni o esterni fastosi e, contemporaneamente, strade brulicanti di vita o vicoli malfamati. Ferdinando Bruni firma inoltre la traduzione riuscendo a restituire il variegato universo racchiuso nel linguaggio di Shakespeare – che passa dal registro alto a quello popolare, dalla poesia alla battuta scurrile. Perché il grande uomo di teatro inglese era in grado di dare voce al mondo con la sua lingua e Bruni ha saputo e voluto rendere moderno quel linguaggio proprio per restituirne la complessità, la forza e la bellezza. A volte bisogna tradire un testo se si vuole tradurlo fedelmente, diceva non a caso Testori.

A interpretare questa pièce, molto più complessa di quanto spesso affermano i critici, ecco una godibilissima Ida Marinelli nel ruolo della balia. Per tutti coloro che ne hanno apprezzato per anni le sue doti di attrice tragica, sarà una piacevole scoperta vederla vestire perfettamente i panni comici, per rendere con gusto la scaltrezza popolana e la simpatia naturale del suo personaggio. Così come Edoardo Ribatto, smessi il camice e le paillettes di Prior Walter – in Angels in America – è uno strepitoso Mercuzio, forse il personaggio più riuscito della tragedia shakespeariana, che Ribatto rende nella sua complessità grazie alla modulazione della voce e all’istrionismo nell’interpretazione. Ottimi anche Alberto Mancioppi nel ruolo di Capuleti e Luca Toracca in quelli di Frate Lorenzo.

Nel complesso, quindi, una scommessa difficile ma vinta perché, si sa, confrontarsi coi testi famosi è sempre un rischio. L’unica pecca è purtroppo insita nella contraddizione originale di Romeo e Giulietta, cioè quella di pretendere che due protagonisti giovani siano in grado di rendere sia la freschezza degli amanti veronesi che la poesia della lingua di Shakespeare. E se Nicola Russo e Federica Castellini sono in grado di soddisfare la prima esigenza, mancano loro quelle qualità vocali e interpretative capaci di esprimere tutta la magia racchiusa nei monologhi e nella scena al balcone, scritti dal maestro di Stratford-upon-Avon e mirabilmente tradotti da Ferdinando Bruni.

Lo spettacolo continua:
Teatro dell’Elfo
via Ciro Menotti 11, Milano
fino a domenica 7 febbraio
orari: dal martedì al sabato, ore 20.30 – domenica, ore 16.00

Romeo e Giulietta
di William Shakespeare
regia e traduzione Ferdinando Bruni
scene Andrea Taddei
costumi Ferdinando Bruni
luci Nando Frigerio
suono Giuseppe Marzoli
duelli e risse Beniamino Caldiero
maschere Giovanni De Francesco
con Nicola Russo, Federica Castellini, Ida Marinelli, Luca Toracca, Edoardo Ribatto, Alberto Mancioppi, Alessandra Antinori, Fabiano Fantini, Alessandro Rugnone, Andrea Fugaro, Nicola Stravalaci, Silvio Laviano, Jacopo Fracasso
produzione Teatridithalia in collaborazione con Estate Teatrale Veronese e Amat

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