Il violoncello è donna

Anche quest’anno Natalia Gutman torna nella Sala Verdi del Conservatorio per regalare al pubblico la sua arte, accompagnata per l’occasione da un’orchestra storica.

Serata russa al Conservatorio: a esibirsi è la Russian Academic Symphony Orchestra Città di Voronezh – formazione nata nel 1925 che ha il vanto di collaborazioni con mostri sacri come Gilels, Oistrach, Kagan, Vengerov e tanti altri – diretta da Vladimir Verbitsky – anche lui figura di spicco del suo Paese in campo musicale.
Il concerto si apre con due autori appartenenti a quella terra sterminata, alla sua cultura e, come succede quasi sempre in questi casi, il pubblico ne è subito catturato: il ritmo di danza della Polonaise dall’Eugene Onegin di Tchaikovsky – estratto dall’opera omonima che il compositore aveva tratto dal celebre romanzo di Puškin – è ammaliante. Del resto, ci si trova di fronte a brani di letteratura popolare che ogni elemento presente sul palco reca dentro di sé per formazione e tradizione – ed è sempre un fenomeno affascinante scoprire che l’interpretazione di qualcosa che appartenga al proprio ambito socio-culturale all’esterno appaia, oltre che naturale, anche l’unica veramente “giusta”. Questa Polonaise è brillante ma, al tempo stesso, lirica, insieme festosa e malinconica – e la Symphony Orchestra di Voronezh sa sottolinearne ogni sfumatura.
Segue la Valse-fantasie in si minore di Glinka. Composizione meno estrosa rispetto alla precedente, ma eseguita sempre con cognizione di causa, si rivela il pezzo giusto per creare in sala l’attesa quasi febbrile per il momento clou della serata, che si realizza con l’arrivo di Natalia Gutman per eseguire il Concerto per violoncello e orchestra in la minore op. 129 di Schumann.
Con i suoi tre tempi senza soluzione di continuità, il Concerto trascina il pubblico in pieno Sturm-und-Drang; opera della maturità in cui il dialogo tra solista e orchestra è sempre molto vivace. In questo caso gli occhi – e le orecchie – sono tutti concentrati su Gutman, un’autentica leggenda vivente: apparentemente una signora con il suo carico di esperienza, si rivela in realtà – già dal primo attacco – un turbine di musicalità e raffinatezza. Suono che incanta, interpretazione che fa sospirare di nostalgia per una generazione della quale la grande artista rappresenta uno degli ultimi fuochi – è stata infatti amica di Richter, moglie del grande violinista Oleg Kagan, nonché allieva di Rostropovich. Con un velo di tristezza si è portati a pensare che solidità tecnica, musicale e intellettuale concentrate in un’unica persona siano ormai una rarità, mentre fino a qualche decennio fa i casi non erano certamente isolati e Natalia Gutman ne è un chiaro esempio. Tutto appare naturale; sbalorditiva la perfezione dei passi più difficili – mai espressione di vuoto virtuosismo, rivela al contrario il grande studio e la profondità di intenti.
Il pubblico, entusiasta, dopo numerose chiamate, riesce a farsi deliziare con un bis bachiano da manuale.
Dopo la parentesi schumaniana, la serata riprende i suoi connotati nazionali proponendo la Sinfonia n. 5 in mi minore op. 65 di Tchaikovsky. Le dimensioni di questo tipo di composizioni sono monumentali e la forma musicale, dai tradizionali tre tempi del Classicismo, nel Romanticismo è dilatata a quattro, con intrecci melodici intensi, che richiedono tutta l’attenzione dell’ascoltatore. Nonostante possa sembrare impegnativo, è un sollievo notare come – nonostante la durata – questa musica sia talmente piena di grazia da non affaticare nemmeno lo spettatore più difficile. Sicuramente grande merito va all’orchestra, che riesce a coinvolgere senza mai annoiare e proprio in questa seconda parte del concerto la sezione fiati si riscatta alla grande – dopo qualche incidente nel primo Tchaikovsky e in Glinka – dando prova di essere un supporto affidabile, solido e compatto per tutto l’ensemble.
Nel complesso, una serata oltremodo riuscita di cui si nota la cura dei particolari. E fa sorridere notare che, in un appuntamento intitolato Il Genio è Donna, la maggioranza degli archi sia formata da componenti femminili: una bella immagine che – purtroppo – ha ancora il sapore della novità.

Lo spettacolo è andato in scena:
Conservatorio – Sala Verdi
via Conservatorio, 12 – Milano
venerdì 4 novembre, ore 21.00
Tchaikovsky: Polonaise da “Eugene Onegin”
Glinka: Valse-fantasie in si minore
Schumann: Concerto per violonecello e orchestra in la minore op. 129
Tchaikovsky: Sinfonia n. 5 in mi minore op. 64
violoncello Natalia Gutman
direttore Vladimir Verbitsky
Russian Academic Symphony Orchestra Città di Voronezh

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