Voglio crederci… x-files o meno

Atterra la navicella del comico Parassole al Teatro della Cooperativa di Milano, con Saldi di fine futuro. Il soggiorno sulla Terra dura dal 12 al 24 marzo.

Il futuro – come essenza e come possibilità – ha sempre goduto di un posto molto speciale nella filosofia, in letteratura e, in generale, nel pensiero umano. Non a caso, pare che gli uomini sentano continuamente il bisogno di prevedere gli eventi prima che accadano. Ma gli uomini possono solo immaginare quanto avverrà, non possono conoscere in anticipo gli esiti di un’azione – fatta, rimandata o abortita. E allora come è possibile essere certi di quanto accadrà, partendo da un presente quasi catastrofico – quale quello che stiamo vivendo?

Diego Parassole, in Saldi di fine futuro, propone la sua soluzione: vestito da benzinaio (ma spacciandosi per astronauta), accompagnato da un fedele robot innamorato della macchinetta del caffè Nespresso (la quale – purtroppo per lui – ha una storia con George Clooney), si presenta sul palcoscenico del Teatro della Cooperativa, con in sottofondo le note della colonna sonora di 2001 Odissea nello spazio, per tentare di far credere alla platea di essere in possesso di una macchina del tempo. O, per essere più esatti, di una macchina del tempo virtuale. Parassole chiede al pubblico un autentico atto di fede riguardo all’esistenza della sua invenzione (e del resto, dopo tutto quello che ci hanno fatto credere – politici, banchieri e industriali – di certo, questo piccolo atto di fede non sarà impossibile).

Il pubblico sta al gioco: acconsente e inizia a immaginare. Anzi, prima ancora di volare con la mente verso il domani, tenta di ricordare quale idea di futuro ha accompagnato la sua infanzia: le macchine volanti, il teletrasporto, le case di vetro, il dono dell’invisibilità – per spiare i genitori senza essere beccati. Un gan bel futuro, insomma. Ma non è il presente. No. Noi non viaggiamo su macchine volanti – come nei Pronipoti – ma solo in macchine con i volanti; non viviamo in case di vetro bensì in cubi di cemento; non ci teletrasportiamo quando restiamo in fila per ore in autostrada, nelle ore di punta; e di certo non siamo invisibili se non per i politici – che sono talmente autoreferenziali da essere diventati sordi e ciechi. Quindi, questo presente – che non è il futuro agognato – dove ci porterà?

Con l’ausilio di uno schermo – sul quale sono proiettate delle foto – e con l’aiuto del robot, Parassole ci accompagna in questo improbabile viaggio nel 2037. Un futuro in cui le api non ci saranno più e il lavoro di impollinazione sarà fatto dai bombi – i parenti fannulloni delle vespe. Un futuro dove i Bot avranno il nome dei cibi, perché il cibo costerà quanto l’oro. Un futuro biologico in cui si mangeranno insetti per colazione, pranzo e cena.

Parassole – comico brillante e persona informata – tra una descrizione amara della realtà attuale e battute argute, figlie di una satira pungente, fa capire – senza bisogno di dirlo esplicitamente – che siamo noi a creare il nostro futuro, con le decisioni che prendiamo quotidianamente – e che sarebbe bello poter lasciare questo mondo constatando di avervi contribuito in maniera positiva.

Lo spettacolo continua:
Teatro della Cooperativa
via Hermada, 8 – Milano
fino a domenica 24 marzo
orari: da martedì a sabato, ore 20.45 – domenica, ore 16.00

Saldi di fine futuro
di Riccardo Piferi e Diego Parassole
regia Marco Rampoldi
con Diego Parassole

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