Divertimento al quadrato

Al Teatro Trastevere sono tornati in scena domenica 9 dicembre gli Appiccicaticci, una delle compagnie teatrali più sorprendenti della scena romana, con due spettacoli inediti, Luigi e Marzullo.

«Nell’uomo autentico si nasconde un bambino che vuole giocare», così diceva Friedrich Nietzsche e questo aforisma sembra calzare a pennello all’idea di teatro proposta sul palco del Teatro Trastevere dagli Appiccicaticci, compagnia di attori e improvvisatori fondata nel 2004 da Tiziano Storti e Renato Preziuso. Luigi, spettacolo con quaranta repliche all’attivo tra Roma, Parigi, Milano, Torino, Piacenza, Trieste, Varese, Lecce e Ancona, è il pezzo d’apertura della serata in cui non esistono copioni, non esiste il canovaccio della Commedia dell’Arte, sul palco solo due attori e tutto il resto è lasciato all’immaginazione e al guizzo creativo del momento. A innescare l’azione è una parola richiesta al pubblico che inizia con la S, S come spugna ma anche come sogno. In sessanta minuti i due protagonisti, Tiziano Storti e Fabio Magnani, accompagnati dal suono delle tastiere di Alessio Granato che ricreano le atmosfere tipiche del cabaret, danno vita a delle storie che si incontrano per poi separarsi come monadi impazzite. C’è il calciatore un po’ scarso che riesce a entrare nella squadra titolare perché l’allenatore è invaghito di lui; ci sono due esploratori dispersi nel deserto alla ricerca della mitica città di Dakkhara, ci sono un padre e un figlio in eterno conflitto, c’è la star della squadra di pallavolo della scuola e un suo compagno di classe che aspira a diventare il suo miglior amico. È una pièce comica che vira verso il teatro dell’assurdo, venata però da una malinconica tragicità. Luigi infatti non è altro che una carrellata delle avventure immaginarie, dei giochi che ognuno di noi si è inventato quando da bambini eravamo costretti a trascorrere noiosi pomeriggi in solitudine; è un inno alla fantasia, al non abbandonare mai quel “fanciullino” che una volta cresciuti tentiamo di reprimere, perché l’immaginazione e il sogno sono le uniche cose che ci salvano dalla monotonia della quotidianità. A sorreggere la favola per adulti raccontata dagli Appiccicaticci sono le interpretazioni del duo Storti/Magnani. A stupire lo spettatore non è solo la fluidità con cui gli interpreti entrano ed escono dai protagonisti degli sketch proposti, ma, forse e soprattutto, incredibili doti mimiche che li rendono in grado di trasformarsi in una spugna, in un aereo militare o in uno stormo di gabbiani dispettosi. Si ride tantissimo e la gioia scaturita dalla visione di questa commedia improvvisata nasce non tanto dalla comicità del racconto, quanto dal totale abbattimento della quarta parete: i protagonisti appaiono in alcuni momenti in tutta la genuinità del gioco di un gruppo di amici appunto ed è in quei momenti che la finzione si annulla e la risata è autentica.

Come in un pranzo di gala, questo recital non è altro che l’amuse bouche a cui seguono altre quattro succulente portate. Lo show infatti non raddoppia ma si quadruplica con Marzullo: lo spettacolo a tarda notte. Se per Luigi era bastata una parola a dare il via a un tourbillon di maschere, nella seconda parte sono quattro oggetti a dare il via alla macchina comica. Il compito si fa più arduo e dunque il fondatore della compagnia e il giovane attore bolognese Magnani chiamano sul palco Deborah Fedrigucci e Cecilia Fioriti. La comicità del vaudeville di Eugéne Labiche incontra quella del cinema muto di Buster Keaton nelle gag incentrate su un triangolo amoroso in un circo della Parigi di fine ‘800, sull’odissea spaziale di uno scienziato e della sua assistente Pamela, su una coppia di giovani innamorati ostacolati dalla madre ossessiva di lui, e sulle disavventure amorose di una parrucchiera romano-bergamasca di nome Cassoeula. Per amplificare il coinvolgimento di chi guarda, Marzullo: lo spettacolo a tarda notte si trasforma in un game show. Il giudizio insindacabile del pubblico dà il la a un divertente gioco a eliminazione alla fine del quale solo una delle quattro storie troverà il suo paradossale finale.
Per Tiziano Storti & soci il teatro è un’esperienza da vivere in cui l’attore è anche sceneggiatore, regista, tecnico delle luci e imbianchino. Da questa idea di teatro nasce un tipo di intrattenimento autentico, spontaneo e assolutamente irripetibile che travolge il pubblico a cui regala attimi di pura felicità.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Trastevere
Via Jacopa de’ Settesoli, 3
9 dicembre 2018

Sandei – le domeniche degli Appiccicaticci
con Tiziano Storti, Fabio Magnani, Alessio Granato, Deborah Fedrigucci, Cecilia Fioriti

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.