Menestrelli postmoderni

Giovedì 28 settembre Giulia Angeloni e Flavia Ripa portano all’Argelab di Milano Santi, balordi e poveri cristi, uno spettacolo di affabulazione e musica, fatto di canti e racconti, viaggi nelle periferie dell’umanità.

Varcato il portoncino dell’Argelab, ci si ritrova d’improvviso in una sorta di corte dei miracoli, un non-luogo dove il tempo è sospeso e la frenesia milanese sembra sfrecciare a decine e decine di chilometri da lì.

Non poteva esserci spazio migliore per accogliere lo spettacolo scritto e interpretato da queste due giovani donne, che sbucano da dietro una valigia aperta – pressoché unico supporto scenico del loro lavoro – e si trasformano in cantastorie, menestrelli di umanità improbabili. Scappano da un circo, dicono. Scappano dall’irrealtà di quel mondo impalpabile, funambolico, ma ciò che trovano nella realtà è una bizzarria ancora più evidente, che può essere – forse – solo cantata, suonata e recitata.

Sono racconti popolari, tratti dalle fiabe di Calvino e da quelle raccolte da Giuseppe Pitré, o rielaborazioni di carattere più letterario come le novelle di Emma Perodi o Lu cunto de li cunti di Gianbattista Basile. Sono storie che hanno il sapore dell’infanzia, quando ci si poteva ancora stupire e credere a cose come uomini a due teste, senza passare per pazzi, senza venire additati come balordi o poveri cristi.

Giulia Angeloni e Flavia Ripa danno magistralmente voce a queste storie di non appartenenza, di marginalità, di rifiuto. Come quella di Melo che, fraintendendo la profezia di una vecchia, dà alla luce un figlio bicefalo, etichettato come figlio del demonio e, dunque, emarginato, considerato uno scarto, un mostro. Oppure le comiche avventure di Gesù Cristo e San Pietro, che si aggirano in incognito per il mondo, raccontate in un dialetto meridionale strettissimo dall’eccellente Flavia Ripa. O, ancora, l’amore impossibile di una giovane carcerata di Regina Coeli, una Scimmietta, come viene chiamata, che sbircia da una finestrella del bagno il proprio sogno di libertà, tra le risa delle compagne di cella. O, infine, le vicende di tre vecchie sorelle zitelle, in competizione per venire finalmente sposate da un ricco sceicco.

Tutto avviene in uno spazio di pochi metri, che, tuttavia, si aprono allo spettatore come fossero chilometri, distese di avventure in cui può succedere qualunque cosa. Tra chitarre e xilofoni, diamoniche e maracas, le due interpreti si alternano e saltellano l’un l’altra dentro e fuori la scena – che perde i confini, che non ha palco, che diventa vita – alternandosi con grande maestria e regalando al pubblico risa, ritmo e riflessioni.

A fine spettacolo si vorrebbe rimanere, ascoltare altre storie, atri pezzi di quelle favole lontane che però ci riguardano tutti, in qualche strano modo. Ci si alza con gli occhi di un bambino che vorrebbe andare da quei due strampalati menestrelli e, dando un piccolo strattone a un lembo del loro abbigliamento in stile gipsy, chiedere semplicemente: “ancora”.

Lo spettacolo è andato in scena
Argelab

via Filippo Argelati 47 – Milano
giovedì 28 settembre, ore 21

Santi, balordi e poveri cristi
di e con Giulia Angeloni e Flavia Ripa

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