Dai paramenti ecclesiastici all’apparenza massmediatica

Al Teatro Verdi di Pisa si chiude il Cartellone di Teatri di Confine con il minifestival dedicato alla danza contemporanea. Marco Chenevier tra i protagonisti con Saremo bellissimi e giovanissimi sempre

La mistica medievale può trasformarsi da elucubrazioni – più o meno pedanti, o più o meno illuminanti – in una performance? L’impresa in qualche modo titanica, se non fosse per la grande autoironia e l’intelligenza del suo autore, è riuscita a Marco Chenevier che, ancora una volta, si dimostra innanzi tutto autentico artista concettuale del palco, in grado di fondere linguaggi diversi propri della scena – dalla recitazione alla danza, dalla narrazione anche filosofica all’uso significativo delle luci e delle musiche – per regalare un momento di riflessione profonda – mai banale, mai pedagogica e tanto meno autoreferenziale.
Partendo dagli assunti di Meister Eckhart che, non a caso, finì processato presso la Corte papale di Avignone, un magister che insegnava ad amare Dio, utilizzando la via negationis, “come un Non-Dio, un Non-Intelletto, una Non-Persona, una Non-Immagine” – il che ovviamente non poteva piacere a una Chiesa che, proprio sull’immagine e sulla personalità maschile, misogina e patriarcale (come tutt’ora è) di un Dio-Padre e di una Chiesa-Sposa poggiava e poggia il proprio potere divino e terreno; partendo, come scrivevamo, da queste teorie di annullamento dell’io e dell’ego, di fusione mistica col nulla (con strane assonanze, proprie del sincretismo religioso, con il pensiero buddhista), Chenevier elabora un discorso teatrale teso e vibrante, coeso e incisivo, utilizzando i linguaggi propri della scena.
Il prologo e la conclusione hanno un quid in più, con quello squarcio su un frammento di vita vissuta, immanente, e un finale che restituisce appieno l’attualità del pensiero eckartiano.
Ottima la scelta delle musiche, e ritmo in grado di creare un susseguirsi di climax e anticlimax che tengono desta l’attenzione del pubblico, rimanendo in delicato equilibrio tra autoironia, frammenti poetici, e un narrare con gesti e parole che sollecita lo sguardo e risveglia la mente. Marco Chenevier si conferma artista a tutto tondo tra i più interessanti del panorama italiano.
Unica pecca l’esigua presenza degli spettatori. In una città universitaria, come Pisa, che dovrebbe esprimere una buona dose di effervescenza culturale, ancora una volta sembra che il teatro non riesca a intercettare un pubblico che vada aldilà dei vecchi abbonati, che sappia costruire percorsi di senso con la Normale e l’Università di Pisa, nonostante il Cartellone di Teatri di Confine, sia a livello di prosa che di danza, proponesse titoli di indubbio interesse. E però il lavoro di formazione del pubblico è lungo e impervio e se non si semina per tempo e con costanza, i risultati sono teatri semi-vuoti e, alla lunga, deserti.

Lo spettacolo è andato in scena nell’ambito di Teatri di Confine, rassegna organizzata dalla Fondazione Teatro di Pisa in collaborazione con FTS onlus:
Teatro Verdi

via Palestro, 40 – Pisa
domenica 7 aprile, ore 17.00

Saremo bellissimi e giovanissimi sempre
regia, coreografia e testi Marco Chenevier
interprete Marco Chenevier
assistente alla regia Smeralda Capizzi
direttore di palco Andrea “Sancio” Sangiorgi
costumi Sandrine Philippe
musiche Philip Glass, Laurie Anderson e J. S. Bach
produzione Aldes, TIDA – Théâtre Danse
sostegno in residenza: C.A.O.S. Centro Arti Opificio Siri – Terni
e con il sostegno del MIBACT – Ministero dei beni e delle attività culturali
e dell’Assessorato Istruzione e Cultura della Regione Valle d’Aosta

www.teatrodipisa.pi.it

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