Visioni contemporanee

Un progetto pluriautoriale, un viaggio tra le righe di una Roma antica per raccontare vizi e virtù dell’umana specie

Il Satyricon di Petronio, l’opera-specchio che sconvolse la Roma del primo secolo d.C., continua a sorprendere la città eterna del secondo millennio. Il prosimetro, giunto tra i più frammentari della letteratura latina, è rivisitato fedelmente – ma con uno sguardo contemporaneo – da sette drammaturghi coinvolti nella rilettura da Massimo Verdastro. Nascono così cinque capitoli, sintesi ed essenza di alcuni dei più importanti episodi del testo petroniano. Che si tratti di realismo o di parodia, Petronio fotografa la dissoluzione e le stravaganze dei liberti arricchiti in una città che è allo stesso tempo madre e matrigna. Una vita peccaminosa della quale faceva parte lo stesso autore.
Protagonisti sono tre giovani liberti: Encolpio, il suo amato Gitone e il menzognero Ascilto. I tre sotto l’ira di Priapo, causata da un oltraggio commesso da Encolpio, sono segnati da una serie di sventure erotiche in ambienti stravaganti e curiosi.
Il primo capitolo, La pinacoteca di Eumolpo, introduce lo spettatore in un museo, un luogo sacro, custode di un’estetica e di un sapere verso i quali solo il poeta-pedagogo Eumolpo, sebbene anch’egli viziato da una passione pederasta, sembra avere rispetto. Il suo discorso contempla la storia dell’arte come storia dell’umanità, dipingendo una società contemporanea corrotta spiritualmente dai sacerdoti di Iside, gli avidi di denaro. Un discorso pieno di malinconia, moderato dai movimenti elettrizzati di Encolpio, dalla pittura e dal canto sublime di un’allegorica arte in disfacimento. La lingua, un romanesco popolare, rispecchia gli ambienti e le classi sociali facendo eco all’originale pastiche dell’opera. Il linguaggio diventa ancora più significativo nel capitolo successivo, Tra scuola e bordello. Qui l’originaria scuola di retorica di Agamennone è trasformata in una clinica per «ricchi spostati» affetti da una distorsione del linguaggio più vicino alla lingua degli sms e di facebook che a quella umana. Dalla clinic si arriva al terzo capitolo con protagonista Quartilla, sacerdotessa del dio Priapo, catapultata dalla Roma del basso impero di cui mantiene ancora il latino maccheronico. Nel suo santuario, dove tutto è possibile, Encolpio, Ascilto e Gitone diventano protagonisti involontari di pratiche segrete.
In questa visione contemporanea del Satyricon, i tre giovani vagano in un mare di esperienze persi in una realtà labirintica, in piena crisi economica e sociale.
L’impronta post-moderna si palesa nelle scenografie arricchite da opere video, oggetti minimali ma fortemente evocativi. Ogni movimento è costruito con precisione e rimedia all’originale messa in scena divisa dei capitoli, che riuniti insieme possono disorientare lo spettatore.
Una rilettura che ha il pregio di far dialogare diverse realtà drammaturgiche e artistiche che in modo diverso, guidate dall’atmosfera magica dell’universo petroniano, intraprendono un viaggio nella babele delle lingue del presente.

foto di Fabio Gatto
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Lo spettacolo continua:
Teatro Vascello
Via Giacinto Carini, 63 – Roma
dal 13 al 19 aprile (capitoli I, II, III), dal 20 al 26 aprile (capitoli IV, V), 27, 28, 29 aprile (capitoli I, II, III, IV, V), ore 21.00

La compagnia Verdastro della Monica presenta
Satyricon – Una visione contemporanea
di Antonio Tarantino, Luca Scarlini, Marco Palladini, Letizia Russo
regia Massimo Verdastro
con Massimo Verdastro, Giuseppe Sangiorgi, Luigi Pisani, Andrea Macaluso, Tamara Balducci, Valentina Grasso, Giusi Merli, Giovanni Dispenza

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