Misura per misura

Al Dal Verme ancora due giovani esordienti che – questa volta – puntano alla chiarezza e alla pulizia nell’esecuzione, anche se con qualche perdita di slancio.

Sulla carta si preannuncia come una serata di fuoco questo nuovo appuntamento al Teatro Dal Verme che, al contrario, si rivela all’insegna della razionalità, delle scelte ragionate e ritagliate su misura. Il motto imperante potrebbe essere “prendi il tuo tempo” – con la doppia valenza non solo di tempo musicale o ritmico, ma anche interiore, di respiro.
Già all’inizio del Concerto per pianoforte e orchestra op. 54 di Schumann, Serena Costa – forse un po’ intimidita nel calcare un palco senza dubbio prestigioso – fa intendere che darà una chiave di lettura che privilegia tutto ciò che è cantabile e lirico. In generale gli stacchi risultano un po’ troppo lenti per dare sfoggio di brillantezza tecnica e mettere in risalto i passi di bravura nel migliore dei modi. Al contrario, Costa riesce a essere più naturale nelle frasi altamente poetiche ed evocative, facendo percepire all’ascoltatore il pensiero sotteso e la cantabilità.
Probabilmente, una formazione orchestrale un po’ sotto dimensionata non aiuta a creare quelle onde sonore tipiche del romanticismo, tanto che – in qualche momento – si ha la curiosa impressione di essere di fronte a una composizione cameristica.
Dopo l’Intermezzo: Andantino grazioso – in cui la solista si esprime al meglio – segue un Allegro vivace che, in parte, manca di quella brillantezza che gli è propria, a cominciare dal passo di doppie terze iniziale. Forse prevale la prudenza e la voglia di chiarezza, a discapito di un discorso totalmente musicale. Applausi un po’ più tiepidi del previsto che, però, non impediscono le tre uscite più una quarta per il bis.
Dopo 15 minuti di intervallo, si entra nell’universo musicale di Mendelssohn con la Sinfonia n. 1 in do minore op. 11: lavoro giovanile in cui le impronte formali di Haydn e, soprattutto, di Beethoven sono fortissime. Si intravede uno spiraglio romantico, in particolare all’inizio – cominciando quasi in media res con sonorità piene e intense – per poi proseguire con uno sviluppo più classico. Matthieu Mantanus dirige con molta precisione, lasciando intuire un attento studio della partitura e della genesi storico-stilistica di questa composizione.
I tempi più travolgenti risultano l’Allegro di molto in apertura e l’Allegro con fuoco finale, dove si scoprono timbriche che sono mancate nella prima parte del concerto. L’Andante e il Minuetto si caratterizzano, al contrario, per ordine ed equilibrio, così da regalare un’interpretazione che al pubblico piace e che va a chiudere una serata all’insegna della lucidità.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Dal Verme
via Giovanni sul Muro, 2 – Milano
giovedì 24 novembre, ore 21
Schumann: Concerto per pianoforte e orchestra op. 54 in la minore
Mendelssohn: Sinfonia n. 1 op. 11 in do minore
pianoforte Serena Costa
direttore Matthieu Mantanus
Orchestra I Pomeriggi Musicali

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