Se il teatro è così rarefatto da farsi cerimonia

Alla Triennale di Milano il raffinato lavoro di Romeo Castellucci su Schubert. Un lavoro sulla sottrazione che rende il palcoscenico un altare. Ma non esclude l’ironia.

Scena vuota. Anche il pianoforte è sotto il palcoscenico. Nero e scuro, come tutto il resto. C’è solo un immenso telo scuro sulle assi. Sola in scena, la cantante. Romeo Castellucci, noto a livello internazionale per il suo teatro fondato sulla totalità delle arti, in Schwanengesang D744 (Canto del cigno, da un Lied di Franz Schubert), mette al centro la musica. Il regista si confronta con la partitura eseguita dal pianista Alain Franco e interpretata dalla voce, bellissima di Kerstin Avemo, vestita come una giovane “ariana” degli anni Quaranta.
L’effetto, wagneriano, è quello di una cerimonia. Tutto è in sottrazione. Poi, però, lentamente, qualcosa accade. Si intravede perfino l’ironia.

spettacolo è difficile, non soltanto perché tutti i lieder sono sovratitolati, ma soprattutto perché c’è uno sfasamento, alla fine, tra quanto dice la cantante-attrice, spinta sul fondo del palcoscenico, e quanto si legge in alto. In più, appunto, tutta l’ultima parte si svolge con l’attrice quasi sempre voltata di spalle, piccola, sul fondo, senza amplificazione.
Nelle note di regia si legge: «Mentre sono seduto nel buio della caverna inattuale del cavo di un teatro ad ascoltare della musica schubertiana, nasce una domanda: come fa questa donna che canta ad aver vissuto ciò che io non ho mai vissuto? Eppure – sì – sono certo di averlo fatto, un tempo. Come fa a conoscere la mia intimità più a fondo di me stesso?».
In sintesi: bisogna lasciarsi andare alla stessa emozione. E anche chiedersi che cosa suscitano in noi i lieder di Schubert, tanto belli e forse insuperati, quanto ormai lontani dalla nostra sensibilità nelle parole, di un romanticismo esasperato e sempre volto alla morte. Non si tratta però di un concerto, sia pure rivisitato. L’interesse è nel lavoro di Castellucci che è regista, creatore di scene, luci e costumi. Incaricato nel 2005 della direzione della sezione Teatro della Biennale di Venezia, nominato “artista associato” dalla direzione artistica del Festival d’Avignon nel 2008, nel 2013 Castellucci ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera dalla Biennale di Venezia, mentre l’anno successivo il Festival d’Automne di Parigi gli ha dedicato il Portrait Biennale. La sua compagnia, che prima si chiamava Socìetas Raffaello Sanzio e, oggi, soltanto Socìetas, è nata nel 1981 e ha sempre proposto lavori particolarmente originali e fuori da tutti i filoni tradizionali e i canoni estetici. Un teatro per chi non si distrae, per chi ha voglia di mettersi in gioco, intellettualmente ma anche emotivamente.

Lo spettacolo è stato in scena
Triennale Teatro dell’Arte

Palazzo della Triennale
Viale Alemagna 6, Milano
dall’1 al 3 febbraio 2019
visto il 2 febbraio 2019 alle 19,00

Schwanengesang D744 
concezione e regia Romeo Castellucci
musiche Franz Schubert
interferenze Scott Gibbons
collaborazione artistica Silvia Costa
drammaturgia Christian Longchamp
con Kerstin Avemo (soprano) e Alain Franco (pianista)
realizzazione dei costumi Laura Dondoli e Sofia Vannini
produzione Benedetta Briglia
organizzazione e comunicazione Gilda Biasini, Giulia Colla
amministrazione Michela Medri, Elisa Bruno, Simona Barducci, Massimiliano Coli
produzione Socìetas
coproduzione Festival d’Avignon, La Monnaie/De Munt (Bruxelles)
(durata: 1 ora)

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