Profani polittici

La galleria Crossroad di Capalbio ospita in anteprima la mostra fotografica di Francesco Cabras, regista e fotografo romano.

A pochi mesi di distanza dalla mostra Memoranda: tesori di Cartagine e della Tunisia Imperiale presso la sede della Società Geografica Italiana e l’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente a Roma, Francesco Cabras torna ad affascinarci con una serie di scatti intimi, personali, “romantici”, in una esposizione curata da Nicoletta Di Pietro Nardi.
Sono appunti di viaggio, schegge di ricordi, visioni soggettive ed emotive di paesi lontani, come Sudan, Palestina, India.
«Sono stato sempre attratto dall’esotismo e sempre sono stato in conflitto con questa debolezza peraltro antica quanto l’uomo: l’esotismo è un velo potentemente seduttivo che nasconde la realtà, non è difficile riconoscere nell’esotismo un postulato dell’ignoranza. Però la meraviglia è uno stato di grazia che nasce solo da una condizione di ignoranza, di non conoscenza pregressa» dichiara Cabras. Come i grandi viaggiatori romantici, Stendhal, Goethe, Byron, egli si lascia soggiogare dal fascino dei luoghi e delle culture, traducendo la realtà in quello che è la sua percezione: ecco che la scalinata della chiesa della Visitazione a Gerusalemme appare come l’ingresso di una casa di piacere, affiancata da finestre con le tende socchiuse e la foto di una donna nuda appesa a una parete scolorita; il corpo fragile di una ragazza bionda coperto di fango del Mar Morto viene scomposto e quasi scorticato, fino a far emergere dalle gambe sottili delle zampe animali; il blu del Mediterraneo è tanto intenso da tingere indelebilmente il pelo dei cammelli e i rifiuti sul terreno.
Le opere di Cabras sono infatti dei veri e propri piccoli polittici di rimandi cromatici e suggestivi, o piuttosto una rielaborazione in chiave contemporanea di quelle raffigurazioni cinque-seicentesche delle wunderkammer, camere delle meraviglie, ambienti rivestiti di legno e arredati con armadi e scaffali dove i primi collezionisti, principi, nobili e scienziati conservavano i cosiddetti curiosa o mirabilia, oggetti considerati “meravigliosi” per le loro caratteristiche: seguendo di volta in volta un personale programma iconografico, i vari scatti del fotografo sono tenuti insieme da cornici anch’esse appartenenti alla dimensione del viaggio. Spiega Cabras: «Sono gli assi di legno che per decenni hanno costituito le pareti dei camion merci che attraversavano le frontiere di quasi tutta l’Asia, dall’Iran al Bangladesh, dal Tibet allo Sri Lanka. Quei camion sono diventati pachidermi in via d’estinzione, ne rimangono sempre meno sulle strade. Quegli stessi assi di Tek, di Mango e di Acacia, oltre alle merci hanno trasportato anche me infinite volte grazie alla cortesia dei camionisti che mi davano un passaggio.» A metà dunque fra l’insolito souvenir e il materiale di scarto riciclato.
E in fondo tutti i souvenir sono scarti, frammenti, quello che resta di qualcosa che abbiamo visto, conosciuto ed ora è lontano.

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La mostra continua:
Galleria Crossroad
via Vittorio Veneto, 2 – Capalbio
fino a mercoledì 12 ottobre
ingresso libero

SCRAPS – quello che resta
di Francesco Cabras
a cura di Nicoletta Di Pietro Nardi

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