Troppe voci dentro al coro

Al Teatro Eliseo di Roma è in scena Se non ci sono altre domande, la prima opera teatrale scritta e diretta dal regista Paolo Virzì, una sperimentazione in bilico fra cinema, teatro e televisione.

Paolo Virzì ci ha abituati ai suoi racconti corali, in cui l’intreccio delle storie e la moltitudine dei volti riescono a creare una trama affascinante di relazioni. Nei suoi film si evince la presenza di un grande narratore dietro la macchina da presa, capace di cogliere i tratti più intimi e profondi dei personaggi. Eppure, tutto ciò sembra mancare in Se non ci sono altre domande – opera che dà il titolo anche al suo primo romanzo.

L’impianto narrativo è – appunto – quello di una storia corale: un protagonista intorno al quale ruotano numerosi personaggi, ognuno con identità ed emozioni proprie. Al centro della raggiera Michele Cozzolino, anonimo impiegato aziendale dal passato doloroso: perde i genitori a soli undici anni, incorre in un matrimonio riparatore, ha un amore giovanile chiuso in fondo al cuore e un grande sogno da realizzare: diventare scrittore. Cinismo, diffidenza, apatia sono gli unici sentimenti che animano il suo rapporto con il mondo e con le persone che lo circondano: una realtà anaffettiva che viene a galla durante un fantomatico processo televisivo – condotto da presentatori dalla banalità spietata – in cui passato e presente si fondono nelle voci accusatorie degli spettatori e dei commentatori televisivi, e negli interventi dall’oltretomba di parenti scomparsi e amanti incomprese.

L’impianto drammaturgico non manca di spessore, ma si disperde nella confusa moltitudine dei personaggi. Mentre la vita di Michele si svolge come una pellicola, si ha la netta sensazione che ci siano troppe voci, come troppi sono gli eventi raccontati privi della coerenza necessaria a narrare un’esistenza anonima ma composita, che ha ancora qualcosa da rivelare. Il vissuto di Michele Cozzolino risulta condito di piccole e crudeli vendette, di rancori covati sin dall’infanzia, di rimorsi per tutto ciò che non ha detto o fatto. Si tratta di rivelazioni che lo spettatore comprende tardi, senza un’indagine vera e profonda nell’animo del personaggio.

Anche l’allestimento scenografico – costruito ad hoc per ricordare l’atmosfera di alcuni talk-show pomeridiani – contribuisce allo spaesamento di chi assiste alla rappresentazione. Sul palco, infatti, sono collocati tre maxi-schermi che – come in televisione – hanno la funzione di inquadrare i volti dei personaggi, in particolare le espressioni del protagonista. Che Silvio Orlando abbia delle ottime capacità mimiche è cosa nota, ma qui si compie l’errore – forse con un pizzico di presunzione – di affidare a esse la comunicazione di troppi significati, come si farebbe nel cinema. Lo spettatore è costretto a spostare lo sguardo dagli attori in scena all’inquadratura sullo schermo, cercando di cogliere negli occhi del protagonista le verità sui suoi sentimenti che, però, solo le parole dovrebbero rivelare.

Lo spettacolo continua:
Teatro Eliseo
via Nazionale 183 – Roma
fino a mercoledì 25 maggio
orari: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.45; mercoledì e domenica ore 17.00 (eccetto: mercoledì 4 e 11 maggio ore 20.45; sabato 19, 26 marzo e 2 aprile ore 16.30 e 20.45)

Se non ci sono altre domande
di Paolo Virzì
regia Paolo Virzì
con Silvio Orlando, Sergio Albelli, Paola Balzarro, Antonella Bavaro, Francesca Brandi, Chiara Caselli, Fortunato Cerlino, Roberto Citran, Salvatore D’Onofrio, Evelyn Hanack, Lorenza Indovina, Eva Kiss, Mimma Lovoi, Edoardo Natoli, Antonio Petrocelli, Marina Rocco, Maria Laura Rondanini, Chiara Sani, Alessandra Stordy e Silvio Vannucci
scene Renzo Bellanca e Tonino Zera
costumi Alessandro Lai
luci Umile Vainieri
musiche Carlo Virzì
aiuto regia e casting Dario Ceruti
assistente alla regia Edoardo Natoli
proiezioni e video Davide Di Nardo – Tacabanda

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