«Sospiri, pianti e alti guai»

Valter Malosti ci conduce nell’inferno sonoro del Lager in un lungo monologo tratto da Se questo è un uomo.

Una delle più importanti iniziative legate al centenario della nascita di Primo Levi (1919-1987) è stata la messa in scena dello spettacolo di e con Valter Malosti tratto dal romanzo-testimonianza Se questo è un uomo.

Nata dalla collaborazione fra diverse realtà teatrali italiane, il Centro Studi Primo Levi e l’editore Einaudi, dopo essere stata presentata a Torino in primavera, arriva anche al Teatro Argentina di Roma questa produzione sontuosa, un atto unico che si configura come un ininterrotto monologo del suo protagonista.

Il grande dispendio produttivo ha saputo cogliere i due aspetti essenziali del primo e più importante romanzo di Levi: il linguaggio e la rete dei suoni. La prosa precisa, dettagliata e puntuale viene resa tuttavia con fin troppa fedeltà da Malosti, che ha curato il testo dell’opera assieme all’italianista Domenico Scarpa.

Più che assistere a uno spettacolo tratto da un libro, sembra di assistere a un libro che si trova un po’ forzatamente ad essere ridotto a spettacolo, tuttavia questo aspetto non invalida la fruibilità del lavoro di Malosti, anche perché, d’altra parte, mettere pedissequamente in scena Se questo è un uomo permette all’artista piemontese di esasperare – in senso positivo – la componente sonora del libro.

È cosa nota che Primo Levi abbia strutturato il suo romanzo attraverso richiami e parallelismi con la Commedia di Dante: il progetto sonoro dello spettacolo, a cura di Gup Alcaro, sa rendere perfettamente l’atmosfera sonora del Lager sulla falsariga di una bolgia dantesca, riuscendo a tradurre in suono ciò che le parole e le metafore dantesche di Levi potevano semplicemente evocare. Non che il lavoro di Alcaro sia filologico, eccessivamente mimetico: non siamo sottoposti a una costante pioggia di suoni che dovevano essere presenti nel Lager (colpi di pistola, insulti in tedesco, urla dei prigionieri…). Il progetto sonoro del Se questo è un uomo di Malosti spicca proprio per la propria attitudine metaforica nell’amplificare le sonorità leviane: Alcaro capisce che basta la continua presenza del rumore dell’aria e del vento a caratterizzare l’ambiente, fondendosi ora con uno, ora con l’altro effetto, e soprattutto con la musica.

«Volevo creare un’opera che fosse scabra e potente, come se quelle parole apparissero scolpite nella pietra… da qui l’idea dei cori tratti dall’opera poetica di Levi, detti o cantati», spiega Valter Malosti nelle sue note di regia. Per lo spettacolo è stato così chiamato il compositore Carlo Boccadoro, che ha scritto tre madrigali tratti dalle celebri poesie di Levi poste in apertura e in chiusura del romanzo, accanto quali contribuiscono a formare un fitto tappeto musicale brani di noti compositori moderni e del passato come Oren Ambrachi, Arvo Part o Bach.

La stessa scenografia è al tempo stesso minimalista e imponente, «un’installazione che coniuga… l’immagine del lager a quella delle nostre tiepide case» a cura di Margherita Palli, anche se stonano un po’ i brevi inserti video che occasionalmente vengono proiettati sullo sfondo, che non aggiungono davvero nulla né alla scenografia né allo spettacolo in generale. Mentre, maggiore efficacia la dimostrano le fugaci apparizioni mute di altri due prigionieri, una donna ancora in abiti civili e un uomo già in camicia a righe rispettivamente interpretati da Antonio Bertusi e Camilla Sandri.

Allo spettacolo manca, purtroppo, una vera e propria drammaturgia, trattandosi di una semplice condensazione del testo del romanzo senza che alcun conflitto gestuale si consumi sulla scena, e come attore Malosti spicca più per capacità mnemoniche che per abilità recitative.

Al di là alcune criticità, il Se questo è un uomo di Valter Malosti resta un’opera teatrale di impatto e di memoria storica senz’altro significativa. La sua elevata qualità tecnica fa trascorrere rapidamente la durata dello spettacolo, piuttosto atipica per quello che è un monologo, e riporta in vita il testo originario di Levi in un modo capace di dare ulteriori chiavi di lettura anche a quanti fra gli spettatori già conoscono approfonditamente il romanzo.

Lo spettacolo è in scena
Teatro Argentina
Largo di Torre Argentina, 52 Roma
dal 5 al 17 novembre 2019
martedì e venerdì ore 21.00 – mercoledì e sabato ore 19.00 – giovedì e domenica ore 17.00
lunedì riposo

Se questo è un uomo
di Valter Malosti
con Valter Malosti, Antonio Bertusi, Camilla Sandri
tratto dall’opera di Primo Levi
scene di Margherita Palli
costumi di Gianluca Sbicca
luci di Cesare Accetta
progetto sonoro di Gup Alcaro
musiche di Carlo Boccadori
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, Teatro Stabile di Torino, Teatro di Roma, in collaborazione con Centro Internazionale di Studi Primo Levi, Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario dalla nascita di Primo Levi, Polo del ‘900 e Giulio Einaudi editore
durata 1h40

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.