Attenzione a chi parla

Come distinguiamo il bene dal male? Come posso sapere se ciò che un tizio sopra un palco mi dice porterà a un risultato positivo o negativo o addirittura distruttivo? E ciò che mi viene detto lo sto ascoltando veramente? Oppure riproduco la mia visione delle cose attraverso le parole altrui? Sono qui con qualcuno o con altre persone? Questi sono alcuni tra i quesiti posti dello spettacolo Segnale d’allarme. La mia battaglia VR, andato in scena nell’ambito di Materia Prima al Chiostro Grande di Santa Maria Novella.

In una modalità insolita persino al cinema – figurarsi a teatro – Segnale d’allarme. La mia battaglia VR si rivela uno spettacolo interessante sia per il contenuto che per la forma, in 3D, con la VR, acronimo di Realtà Virtuale.

La modalità VR è alquanto suggestiva dato che coinvolge, nelle tre dimensioni di un video, permettendo di scegliere dove guardare così da far sentire lo spettatore parte della realtà rappresentata. Lo fa attraverso degli occhialini che ognuno indossa – e sono proprio questi a fare da schermo, isolando il singolo dal contesto che lo circonda.

Grazie agli occhialini 3D ci si ritrova in una sala teatrale con Elio Germano di fronte, che va e viene, come se si fosse davvero nella stessa stanza. Lo spettacolo, scritto da Chiara Lagani e dallo stesso interprete romano e già andato in scena negli anni passati con il titolo La mia battaglia, è trasposto in un video tridimensionale a firma di Omar Rashid e, di nuovo, Elio Germano. Questa modalità originale, nata per uso individuale e casalingo, è qui utilizzata in un ambiente pubblico e in comunione con altri. Sappiamo che non siamo soli ad assistere a ciò che vediamo, sentiamo in sottofondo la risata altrui, qualche commento o un ‘grido d’aiuto’ se l’apparecchio non funziona. Ma di fatto siamo soli con ciò che stiamo per vedere. All’interno di un nido protettivo o in una gabbia? Siamo in un ‘casco’ che ci traspone in una realtà nella quale siamo liberi di reagire come riteniamo opportuno in quanto le persone che erano in fila con noi per comprare il biglietto non ci vedranno. E questo è il trucco del successo dello spettacolo. Io, personalmente, ho fatto il mio lavoro giornalistico, e ogni tanto ho sbirciato gli altri – poco con la vista ma molto con l’udito – così da comprendere che ciò che lo spettacolo vorrebbe comunicare non è nient’altro che la realtà.

Di fronte a noi, un personaggio che crediamo di conoscere bene ma, a pensarci meglio, che non si presenta e, al contrario, comincia immediatamente a riflettere sulla realtà. Sappiamo che l’attore è Elio Germano – e anzi, molti hanno scelto di assistere allo spettacolo perché attratti dal suo nome, dell’interprete famoso che ha criticato la politica berlusconiana dal palco di Cannes, e che ha recitato in Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti. Qualunque parola pronunciata su ‘quel palco’ virtuale è tradotta secondo la semantica che ci si aspetta dalla persona, oltre che dal teatro. E così si ascolta, e si riflette seguendo la visione imposta dall’immagine che, noi, abbiamo della persona che parla. Il 99% degli spettatori, quelli veri – non virtuali – si saranno senz’altro riconosciuti in uno dei vari discorsi. L’Elio Germano personaggio, con il suo monologo, offre una riflessione panoramica sulla nostra società dando spazio a tutte le visioni. Che si appartenga a questa o quell’ideologia – rossa, verde, nera o arancione – chiunque trova i propri 15 minuti di gloria ideologica e di riconoscimento e immedesimazione. Ma ben presto i discorsi si evolvono e si trasformano da riflessioni su noi stessi (con esempi concreti tratti dalla realtà) in citazioni testuali tratte da un libro realmente esistente – che non nomineremo per non rovinare l’effetto sorpresa dello spettacolo.

Un effetto strabiliante. Si comprende perfettamente che il male e il bene si intrecciano, non si distinguono, spesso si mascherano con delle sovracostruzioni. Soprattutto in quella macchina infernale in cui, talvolta, sfocia la comunicazione odierna, manipolata o non ben gestita. Fondamentalmente la denuncia che ci colpisce di più è la mancanza di concentrazione e ascolto autonomo nella nostra società. Questa è una società in cui non si ascolta veramente, ma si sente ciò che si vuole sentire. E in Segnale d’allarme si percepisce la pericolosità di questo fatto. Non a caso, da momenti di apprezzamento si passa a un giudizio terribilmente negativo, ovvero ci sembra di aver assecondato ciò che universalmente è riconosciuto come ‘demoniaco’. La spaventosità della realizzazione di quanto ci è accaduto è, per forza, data dall’uso della VR, meccanismo che consente una concentrazione totale, senza distrazioni, trasformandosi da contenitore protettivo a mezzo claustrofobico.

Resta la consapevolezza di quanto sia importante ascoltare l’altro da sé – sempre, che sia il nemico o l’amico. O meglio, che l’identificazione del nemico o amico dovrebbe seguire l’ascolto e non viceversa.

Lo spettacolo è andato in scena:
Chiostro Grande di Santa Maria Novella

piazza di Santa Maria Novella, 18 – Firenze
giovedì 17 settembre, ore 17.30

Segnale D’ALLARME. LA mia battaglia VR
scritto da Elio Germano e Chiara Lagani
regia Elio Germano e Omar Rashid
produzione Gold Productions, Infinito e Riccione Teatro
produzione Pierfrancesco Pisani, Elio Germano e Omar Rashid
produttori associati Alessandro Mancini e Luca Fortino
fotografia Luigi Ruggiero e Filippo Pagotto
post-produzione Sasan Bahadorinejad
grafica Azzurra Giuntini

Foto di Enrico De Luigi

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