L’esplosione

Il 4 marzo scorso, prima della chiusura dei teatri in tutta Italia, in questo clima di malesseri e di incertezza, ci siamo trovati al teatro degli Impavidi a Sarzana per celebrare un classico rito: l’arrivo dei sei personaggi in cerca di un autore. Bella sfida per un regista affrontare Pirandello e ripulirlo dalla patina del “classico”. Una sfida che Michele Sinisi, con questo spettacolo, ha certamente vinto.

Sipario aperto, attori e tecnici in scena. Rispecchiando i tempi moderni, vediamo YouTube proiettato su uno schermo mentre il fonico si diverte, nell’attesa, a metter su un video dopo l’altro. In questo modo prende il via Sei personaggi – e non poteva essere altrimenti.
Durante l’intero spettacolo, quella metateatralità che aveva fatto scandalo ai tempi di Pirandello è potenziata da ulteriori scatole e rimandi al “fuori”: c’è il mare sconfinato di internet che si affaccia attraverso la proiezione, la lettura della critica di un precedente spettacolo di Sinisi, i Promessi Sposi, c’è Sinisi stesso che entra ed esce a tutti i livelli della narrazione. Realtà, finzione, finzione, realtà.

Con l’ingresso dei personaggi (un ingresso dai contorni poco definiti) il confronto non è solo fra reale/banale e immaginario/più vero del reale, ma anche fra i diversi piani temporali, il contemporaneo e l’originale. Come annunciato nell’incontro pre-spettacolo, c’è molta cura per le diverse componenti della messinscena e una forte rielaborazione drammaturgica – e forse proprio grazie a queste, con l’arrivo dei personaggi, il testo di Pirandello risplende con una forza e una nitidezza che ha del portentoso.

Efficace e intrigante è l’uso della proiezione, che fa da contrappunto costante alla scena: dalla madre dolorosa cui fa da controcanto la Madonna, fra ironia e ispirazione, allo sguardo sbarazzino e ammiccante di Sabrina Salerno, che interagendo con il discorso del padre, lo carica di sfumature significanti, facendo esplodere tutta la meschina banalità delle sue elucubrazioni/giustificazioni. Che dire poi degli scimmioni allo specchio: ecco di nuovo l’ironia, questa volta a commentare le sofisticate spiegazioni del “ragionatore”, creatura che, come lo scimmione, a stento si riconosce e capisce qualcosa della vita e di quello che gli accade.

Nella seconda parte ci sono alcune scelte che facciamo fatica a comprendere: l’ingresso sul palco della compagnia della zona, introdotto da un nuovo sfondamento metateatrale creato dalla diretta Facebook – in scena per questa replica di Sarzana, c’erano i ragazzi capitanati da Enrico Casale; l’intermezzo di Madama Pace, e tutto il finale che segue la sua esibizione. Può darsi che siano le nostre aspettative a interferire, poiché conoscendo il testo di Pirandello sappiamo ciò che accade nel dramma e ciò che “dovrebbe” accadere in scena. E questo, certo, è un problema nostro e non dello spettacolo. Eppure sorge un dubbio: nell’economia del nuovo organismo plasmato da Sinisi, la seconda parte appare comunque in disequilibrio. Proprio per questo ci si chiede se ciò che vediamo non sia un residuo, ovvero ciò che resta di una traduzione scenica fedele al testo (ripercorso passo passo), e che è mantenuto sebbene diversi elementi stonino all’interno del nuovo insieme.

Primo fra tutti, l’ulteriore scena da Madama Pace – quella realizzata con le gambe giganti – che ci sembra tutto sommato un’inutile ridondanza: abbiamo già visto la figliastra, nella prima parte, spiegare bene la situazione e i suoi sentimenti (senza contare la strana incursione della compagnia locale). Non solo, volendo essere pignoli è anche sbagliata: dubitiamo fortemente che la figliastra, così disgustata, non solo dal padre ma dall’idea di prostituirsi, sarebbe stata in grado di emettere i gemiti che abbiamo sentito.

In secondo luogo, la scelta di lasciare in mano a un narratore (difficile da riconoscere, per noi spettatori) tutto il finale. La narrazione ci sembra un modo economico e troppo veloce per chiudere la storia. Grazie alla chiacchierata pre-spettacolo, sapevamo che nell’ultimissima parte avremmo assistito a una polemica sulla rappresentazione del dolore e della morte in scena: che fosse anche questo un modo per riflettere sul modo in cui si tratta della morte e si crea l’informazione – il servizio giornalistico – e cioè con una sbrigativa narrazione di un personaggio esterno? Senza ombra di dubbio il silenzio che segue l’apertura del barattolo è di una potenza sconvolgente: vi si percepisce fortissimo il rumore dei nostri pensieri e delle nostre speranze deluse (di ascoltare il grido di dolore) e, di conseguenza, della profonda vergogna per aver avuto un simile desiderio.

Volendo rappresentare lo spettacolo su un foglio di carta vedremmo: una parabola ascendente, un arruffamento confuso, e una linea discendente che volge rapidamente alla chiusura con il ghirigoro finale dell’urlo della madre. Uno strano disegno. Detto questo, Sei personaggi di Michele Sinisi resta uno degli spettacoli più belli visti ultimamente, espressione vibrante di un modo di intendere il fare teatro e lo stare sulla scena, ricco di vita. A suo modo onesto e sincero, genuino. E a livelli attoriali davvero alti.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro degli Impavidi
Piazza Mazzini
Sarzana (SP)
mercoledì 4 marzo 2020, ore 21. 00

sei Personaggi in cerca di autore di Luigi Pirandello
drammaturgia Francesco M. Asselta, Michele Sinisi
regia Michele Sinisi
aiuto regia in scena Nicolò Valandro
con Stefano Braschi, Marco Cacciola, Gianni D’addario, Giulia Eugeni, Marisa Grimaldo, Rosario Lisma, Stefania Medri, Giuditta Mingucci, Donato Paternoster, Michele Sinisi, Adele Tirante
scene Federico Biancalani
assistente alle scene Elisa Zammarchi
direzione tecnica Rossano Siragusano
produzione Elsinor Centro di produzione Teatrale
con il sostegno di Next laboratorio delle Idee & Festival Castel dei Mondi di Andria
foto di Luca Del Pia

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