Famiglie: vi odio!

Animanera porta in scena al CRT Salone fino al 22 gennaio Senza famiglia, la caduta tragicomica delle speranze di una madre riposte nel passaggio di consegna tra generazioni.

L’incipit, di alto impatto visivo, è la chiave di lettura estetica con cui la regia ci introduce nel bizzarro nucleo familiare della pièce.
Le prime figure che appaiono in scena, che siano i due nipoti intenti a temerarie evoluzioni sui rollerblade o la nonna catatonica in carrozzella lanciata a tutta velocità sul proscenio, si arrischiano sulle ruote. Il loro dinamismo è pericoloso e si fa spazio l’inquietante sensazione che qualcosa possa, da un momento all’altro, sfuggire al controllo di una manovra troppo audace.

Che ci sia aria di collisione, lo si respira già in apertura, ma è soprattutto la spensieratezza dei ragazzi a rendere l’immagine stridente e, per questo, tanto più sinistra. Ragazzi bizzarri, comunque. Lei macabra e con virate autolesioniste, lui confuso e in cerca della sua identità sessuale.
Inaspettatamente è la nonna, non a caso interpretata da un esilarante Giovanni Franzoni, a giocare un ruolo di fermezza e di controllo, con il suo sano retaggio di emancipazione perfettamente assorbito dalla cultura sociale degli anni Settanta. Con la sua P38 puntata dritta alle tempie dei due “passerotti”, impartisce scientifiche e inopinabili lezioni di vita e non perde occasione per mettere alla prova tutta la famiglia alla luce del suo sistema di valori. Non mollando neanche nella tomba, decide di risorgere per dare un ultimo segno definitivo all’educazione della figlia, che pare non aver assimilato nessuno tra gli insegnamenti ricevuti, sottomessa al marito abulico e alle richieste vampirizzanti dei figli.

Il corso accelerato di emancipazione sembra dare alla fine i suoi frutti e la nonna spara le sue ultime cartucce di anarchia suscitando l’ammirazione dei nipoti. La figlia apprende a rifiutare, a negarsi, a dire no. Ma qualcosa si spezza. L’educazione rivoluzionaria si risolve in una schiavitù opposta e simmetrica, dettata dall’approvazione materna, dimostrando che un reale scatto verso l’autonomia di giudizio non è realizzabile o almeno si fa spazio il dubbio che essa sia, di fatto, un’illusione.

Abilmente reso il senso teatrale del rischio, del territorio borderline, tramite i giochi geometrici in velocità dell’incipit con luci direzionate, musica elettronica e il senso di vertigine percettiva della scala espressionista, che fa da principale ingombro scenografico.
Uno spettacolo sinceramente inquietante, ma mitigato da una forma esilarante e tutta giocata sui tempi comici. Come a suggerire che di certe cose è inutile avere paura, poiché una soluzione, semplicemente, non esiste. O, per lo meno, non ci è dato conoscerla.

L’adesione che suscita in platea è percettibile, il pubblico è avido delle cattiverie e dei passaggi brillanti che abbondano nel testo di Magdalena Barile e, questo, fa pensare che la prospettiva registica, che si serve con acume di immagini e quadri scenici di alto impatto visivo, riesca davvero a interpretare un’urgenza collettiva, dimostrandosi un fenomeno di sperimentazione riuscito.

Animanera esibisce ancora una volta la sua pungente attualità di prospettive aderendo alla concretissima problematica che la generazione attuale vive nel confronto con quella trasgressiva e socialmente combattiva degli anni Sessanta e Settanta. Si vorrebbe provare ancora trasporto per quegli ideali, si può esserne affascinati e invidiarne la convinzione, ma non si prova più quella stessa totale dedizione e fiducia che animava nel passato l’azione e la militanza. Anzi, il tentativo di assorbirne la forza eversiva porterà, come detto, alla catastrofe e quegli stessi principi di libertà diventeranno essi stessi un’ impalcatura di norme coatte e superate nella deformazione di un’educazione mal digerita.

Si dice che per diventare adulti sia necessario uccidere i padri, pena la mancata formazione di una propria personalità; ed è il caso di tutti i componenti della pièce, descritti da una recitazione precisa e ben diretta: dalla madre che non riuscirà a seguire i consigli trasgressivi della nonna se non travisandoli completamente, al figlio che non sa da che parte stare – solo sessualmente sembra fare timidi passi – alla figlia in cui testa e corpo non riescono a convivere.

Evidentemente, i padri hanno la tendenza a non uscire di scena tanto facilmente, vendono cara la pelle, tanto che la nonna deve rialzare addirittura dalla tomba per esercitare ancora la sua forza corrosiva in una donna già fatta e finita. Alla domanda della nonna su che cosa vorrebbero che lei lasciasse loro, la figlia non può che rispondere che vorrebbe che fosse orgogliosa di lei. Vorrebbe averne la benedizione, non sentirsi da meno. E per farlo arriva addirittura a tirare fuori tutte le armi che possiede…. Sbagliando tragicamente la mira.

Lo spettacolo continua:
Teatro CRT Salone

via Ulisse Dini, 7 – Milano
fino a domenica 22 gennaio
orari: da martedì a giovedì, ore 21.00 – venerdì, ore 21.30 – sabato, ore 21.00 – domenica, ore 19.00
Senza Famiglia
la rivoluzione comincia a casa
autore Magdalena Barile
regia Aldo Cassano
con Matteo Barbè, Natascia Curci, Giovanni Franzoni, Nicola Stravalaci, Debora Zuin
assistente alla regia Antonio Spitaleri
scene Petra Trombini
luci Anna Merlo
costumi Lucia Lapolla
elaborazione audio Luigi Galmozzi
organizzazione Giulia Telli
coproduzione Animanera – CRT Teatro dell’Arte con il sostegno di Comune di Milano – Fondazione Cariplo Progetto Etre

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.