Campanelli dal sottosuolo

Dalla galleria Degli Zingari di Roma frammenti di vite riprendono forma ed escono in superficie: tra cappotti e campanelli, nella penombra di un non-luogo, sette non-vite cercano il riscatto altrui.

«Hanno ammazzato una barbona per un cappotto!». È questo il nodo su cui ruota e si svolge Sette pezzi di carne, scritto e diretto da Riccardo Reim. Il regista e autore romano è di nuovo alle prese con una storia di emarginazione, estremizzata nel suo essere sotto gli occhi di tutti, come sotto gli occhi di tutti è la scena stessa. Il pubblico è disposto sui tre lati di un lungo corridoio in cui gli attori, come animali in vetrina, agiscono in una quasi totale immobilità, a disposizione dello spettatore, allo stesso tempo investigatore e voyeur . Come rispondendo a un interrogatorio, alternando sonno e stati di veglia inquieta, i deliranti monologhi dei protagonisti si compongono in un contrappunto di follia e brutalità; da questa “confessione a catena”, frammentata in diversi punti di vista, per cui l ’ unico collante è la surrealtà, sgorga la storia, che il pubblico ricostruisce man mano, trasformandosi da semplice spettatore a complice impotente. Sette personaggi sopra le righe, oscuri, rinchiusi (anche fisicamente) su loro stessi, ma smaniosi di raccontare e raccontarsi. Protagonista assoluto dell ’ intero spettacolo è il testo, che dopo un lungo inizio di silenzio e sussurri, fatti di incomprensibili parole ossessivamente ripetute, fluisce naturalmente, riempiendo lo spazio, animando e mettendo in moto azioni e vite, solo in apparenza interrotte. Gli spettatori vengono gradualmente accompagnati in questo viaggio agli estremi confini di una quotidianità urbana: dalla piacevole atmosfera del Rione Monti vengono introdotti in un ambiente insolito, una specie di dimensione parallela, cui accedere tramite una ripida scalinata, una sorta di discesa agli Inferi. In questo ambiente oscuro e claustrofobico, illuminato da candele e luci stranianti, trovano ad aspettarli gli attori già pronti in scena, immersi in un ’ atmosfera a tratti onirica, a tratti estremamente reale. Qui una “strega-burattinaia”, incastrata tra rifiuti che sono il suo mondo, padrona di casa e di vite, concede agli altri facoltà di parola, animandoli, soffiando in loro la storia da raccontare. Con costanti e a tratti ossessivi refrain di campanelli, questi reduci di mondo ricostruiscono la dinamica di un delitto, di cui tutti sono stati a loro modo complici e testimoni.

Ai primordi della parola, ma anche della civiltà, della cultura, del vivere tradizionale, questo spettacolo offre uno spaccato di quotidianità, crudo e brutale; seppur senza mai scendere davvero nel profondo, ma accarezzandolo per definirne i contorni, obbliga gli spettatori a vedere ciò che gli occhi di norma preferiscono evitare. Su tutto domina il testo, torrente in piena in grado di supplire anche a piccole mancanze di allestimento. Bravi tecnicamente i giovani attori, tra cui spicca Letizia Barone Ricciardelli; adatte all’atmosfera le musiche originali di Raffaele Nicolì; sempre sorprendente Riccardo Reim.

Lo spettacolo continua:
Degli Zingari Gallery
via degli Zingari, 52/54 – Roma
fino a domenica 16 Ottobre
orari: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 18.00, lunedì riposo

“La Différance” ricerca e produzione teatrale presenta
SETTE PEZZI DI CARNE di Riccardo Reim
regia Riccardo Reim
con Valentina Ardinzone, Letizia Barone Ricciardelli, Emanuela Cacciaguerra, Valerio Cerasoli, Chiara Di Pietro, Federica Lamedica, Maria Santirocco
musiche originali Raffaele Nicolì
light design e luci Aulo Cerasomma, Federico Magnani
ambientazione scenica e costumi Anna Paola Battilomo
biglietti 12 Euro intero, 8 Euro ridotto + 2 Euro tessera associativa

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