Mercoledì 31 ottobre, a Mantova, il Festival ci regala tre spettacoli dal sapore internazionale, oltre a D’Orfeo, sul palco La Brouille (dalla Francia) e Circus Funestus (ospite danese), a cui si aggiunge un tocco d’Olanda con Murikamification (in scena, giovedì 1° novembre).

Dopo Caino e Abele della Compagnia Rodisio (visto qui a Mantova nei giorni scorsi), sul palco un altro spettacolo che parla di convivenza – una storia che forse farebbero bene a vedere i grandi e i molto grandi del mondo, per aiutarli a elaborare la loro passione per la costruzione di muri. Parliamo di La Brouille, il lavoro più noto della Compagnia francese Théâtre des TaRaBaTeS, giunto a oltre seimila repliche. Guardandolo, si comprende il perché. A una maestria espressiva che lascia incantati, si somma una storia significativa – che, come scritto, tutti farebbero bene ad ascoltare. Protagoniste sono due mani, ossia gli abitanti che popolano la spiaggia rappresentata in scena; due mani che pensano, creano, e soprattutto litigano, come vuole il titolo (la brouille significa, infatti, la lite). E già nell’incipit, a cercarlo, si scoprirebbe un certo simbolismo: sono due mani a litigare, come a significare che l’ostilità verso l’altro è ostilità verso se stessi, in tutte le accezioni possibili.
In un primo momento mano 1 è sola – e si gode la spiaggia fino all’arrivo della nuova abitante, mano 2. Inizialmente le due creature sono sorprese e relativamente tranquille rispetto alla presenza dell’altro. La convivenza porta, però, alcuni problemi: mano 2 riversa sulla spiaggia tutti i rifiuti che intasano la propria casa (anche qui i possibili significati abbondano). La prima grande svolta arriva nel momento in cui le mani decidono di costruire i castelli di sabbia, dato che prende piede l’invidia generata dal desiderio di fare ciò che fa l’altro e dal non riuscire a farlo. Mano 2, che conosce il segreto dei castelli di sabbia, riesce a erigere due piccoli splendidi manieri, che vanno ad adornare la sua parte di spiaggia. Quando mano 1 li vede, prova a sua volta a farne uno, ma non conoscendone il segreto (la sabbia deve essere bagnata) fallisce miseramente. Fingendo uno sbaglio, inciampa nel castello di mano 2 ma poi, lasciandosi prendere dal dispetto e dalla rabbia, distrugge tutto. Gli screzi continuano (come tipici litigi fra vicini) e il rapporto si incrina sempre irrimediabilmente: mano 1 inizia la costruzione di un muro, pretendendo che 2 non invada il suo spazio. Arrivano a picchiarsi. Nel mezzo della lotta sono però sorpresi da una difficoltà che incombe su entrambi. Proprio nella difficoltà – e grazie alla stessa – le mani riscoprono i vantaggi dell’aiutarsi e il piacere di stare insieme – e magari anche di volersi bene.
L’abilità e l’espressività delle due mani lascia senza fiato e senza parole. La storia è una specie di parabola sui sentimenti e le situazioni che caratterizzano le relazioni: un’educazione sentimentale, una presa di consapevolezza. La forza di La Brouille sta nel fatto che i vari significati possibili non sono né allusi né suggeriti. Sorgono spontaneamente nella mente dello spettatore, ma senza indicazioni particolari. In scena ci sono solo le due mani e gli oggetti, e si narra una semplice storia di relazione – una lite e un ritrovarsi. Più piani di lettura si possono sovrapporre, partendo da quello semplice e lineare e arrivando poi agli altri possibili.

A seguire, al Teatro Bibiena, assistiamo a D’Orfeo, produzione di Teatro all’Improvviso, versione breve della celebre opera in musica di Claudio Monteverdi, che la presentò proprio a Mantova, e qui riallestita grazie alla commistione delle due versioni della medesima storia – quella monteverdiana del libretto di Striggio e quella delle Metamorfosi di Ovidio. In scena un piccolo ensemble di musicisti, tre cantanti, una voce narrante e, in video proiezione, alle spalle dei musicisti, la ripresa in diretta del piccolo teatrino (posto in vista sulla sinistra del palco, davanti al direttore dell’ensemble) in cui i pupazzi agiscono la storia.
In sé si tratta di un capolavoro, proposto ai più giovani, quasi come una magistrale lezione di storia della musica. Ciò che convince meno in questa trasposizione sono il teatrino e la proiezione. Si rimane un po’ delusi, sia dal punto di vista della scorrevolezza tecnica (diversi i problemi che sono sorti) sia a livello estetico: si tratta infatti di una soluzione tutto sommato poco coinvolgente (soprattutto rispetto ad altre possibili) e altrettanto poco suggestiva.

La serata si anima con il Circus Funestus di Sofie Krog Teater. Entrati in Sala Oberdan, ci attende un teatro per burattini in versione tendone del circo, stiloso, di gusto macabro, bianco e nero. Un piccolo apparato ipertecnico: mini proiettori sul fronte, aperture laterali, con spazio video sul lato destro, e diversi altri spazi utilizzabili, mobili e funzionali – come vedremo nel corso dello spettacolo. In sé, un piccolo gioiello. Sulla struttura di uno spettacolo circense, i cui protagonisti sono oggetti e animali abitanti di un immaginario surreale con un’atmosfera alla Tim Burton, si dipana il racconto della dolcissima storia d’amore fra Mr. Flea, piccola pulce ed eroe del circo, e una tenera elefantina. Relazione osteggiata però da un temibile cattivo: una frusta infernale.
Numeri esilaranti, fra magia e acrobazia, e maestria nell’utilizzo dei vari linguaggi (pupazzi, video, e varie possibilità offerte dalla macchina magica del teatrino/tendone) collaborano per creare uno spettacolo di grande efficacia, divertente e assurdo, tragicomico e stravagante.

L’ultimo evento a cui assistiamo è Murikamification, performance a metà strada fra teatro, danza e parkour, che si dipana tra le vie del centro storico di Mantova.
Il gruppo di danzatori provenienti dall’Olanda esplorano e sfruttano al meglio oggetti e spazi urbani: gli edifici, i cartelli stradali, le automobili. Si insinuano tra il pubblico, si infilano nei bar – realizzando le loro acrobazie con le sedie, ai tavoli di avventori dall’aria basita/stupita/attonita – coinvolgono i partecipanti in catene umane e corse libere.
Osservare i danzatori entrare in relazione con lo spazio in modo insolito e provocatorio (sfidando la legge, il pericolo e la gravità) porta a vedere lo spazio con occhi diversi, nelle sue multiformi potenzialità. Nel praticare una forma di teatro di strada, i quattro artisti riescono a catalizzare lo sguardo dello spettatore, che è letteralmente catturato dall’esibizione e risucchiato in essa. A contatto con i passanti ignari o gli avventori dei locali, gli artisti appaiono come dei questuanti dell’arte e del pensiero: disturbano, rompono il normale flusso ordinario della vita, laddove nessuno chiede di pensare, infastidendo come il tafano di Atene.
La performance ci mette a diretto contatto anche con alcune tipiche reazioni del pubblico dinanzi a eventi che potremmo definire di festa teatrale/rituale: fastidio, scherno iniziale nei confronti dell’artista – uno scherno magari difensivo – ma poi coinvolgimento, gioia, riso, lasciarsi andare, per finire con la tristezza e il desiderio che la festa continui ancora.

Gli spettacoli sono andati in scena nell’ambito di Segni New Generation Festival:
Mantova, varie location

mercoledì 31 ottobre, ore 9.00
Spazio Studio Sant’Orsola
via Bonomi, 3
La brouille (Francia)
Compagnia Théâtre des TaRaBaTeS
adattamento, messinscena e scenografia Philippe Saumont
con Nicolas Saumont
musiche Yann Honore
spettacolo programmato in collaborazione con La Francia in Scena, stagione artistica dell’Institut Français Italia, realizzato su iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia, con il sostegno dell’Institut Français, del Ministère de la Culture e della Fondazione Nuovi Mecenati

ore 10.00
Teatro Scientifico Bibiena
via Accademia, 47
D’Orfeo
produzione Teatro all’Improvviso
testo, scene, regia Dario Moretti
direzione musicale Francesco Moi
voce narrante Giuseppe Semeraro
spettacolo sostenuto nell’ambito di NEXT ed. 2017/18 – Un progetto di Regione Lombardia in collaborazione con Fondazione Cariplo

ore 20.30
Sala Oberdan
via G. Oberdan, 11
Circus Funestus (Danimarca)
produzione Sofie Krog Teater
con il sostegno di Danish Art Council

giovedì 1° novembre, ore 11.00
piazza Alberti
Murikamification (Olanda)
produzione Arch 8
coreografia Erik Kaiel
con Kim Jomi Fischer & Marta Alstadsaeter, Jefta Tanate & Thami Fischer

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