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Shell | Fringe Festival di Madrid

Shell | Fringe Festival di Madrid, articolo di "Alfredo Agostini" su Persinsala Teatro
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Al Frinje15 Madrid va in scena Shell: le inquietudini di massa secondo lo spettacolo allestito dalla compagnia sperimentale catalana Proyecte NISU, vincitore del premio Adrà Gual 2013. Una stazione di servizio Shell nell’area di sosta lungo un’autostrada di notte è come una conchiglia vuota che riproduce il suono del mare, il monotono fruscio del vento. Uno spazio non …

Scena 1. Ext. Notte. Stazione di Servizio

FrinjeAl Frinje15 Madrid va in scena Shell: le inquietudini di massa secondo lo spettacolo allestito dalla compagnia sperimentale catalana Proyecte NISU, vincitore del premio Adrà Gual 2013.

Una stazione di servizio Shell nell’area di sosta lungo un’autostrada di notte è come una conchiglia vuota che riproduce il suono del mare, il monotono fruscio del vento. Uno spazio non caratterizzato, ameno, immerso nel sibilo costante prodotto dal calmo sfilare di automobili, illuminato fugacemente dagli anabbaglianti. Le persone che si trattengono in questo non-luogo riproducono uno stesso catalogo di azioni: sono anch’esse anonimie conchiglie vuote in un “a parte” dalla realtà quotidiana in cui ci si affanna per trovare uno scopo e per raggiungere una destinazione qualsiasi. Scena unica, che è ogni luogo e nessun dove, tempo presente, una notte eterna in cui è assente anche l’idea di alba. Queste le coordinate dello spettacolo ideato e prodotto dal giovane collettivo sperimentale di Barcellona, Proyecte NISU, operante con successo da cinque anni e incluso nella ultima edizione del Fringe di Madrid. A partire dall’assunto horror vacui esistenziale, Shell si dipana attraverso una messa in scena frammentaria, sezionata in moduli che rielaborano una situazione simile e lo stesso umore cupo (He, She, Hell, Shell, come segnalato dall’enorme insegna retropalco), che termina in un medesimo parossismo. Un’opera costruita più per evocare che per comunicare.

La musica elettronica, i testi in viva voce, registrati come nota sul telefono e in una segreteria; i movimenti convulsi dei corpi; le luci fredde, impersonali; la scenografia post-futuristica: ogni cosa suscita un senso di inquietudine, che non scivola nella disperazione se non fosse per l’ironia permanente. A meno che non ci fermiamo a riflettere. Il pubblico assiste con distacco al fallimento dell’umanità. In un mondo dove non esiste una progettualità, gli individui non sono in grado di affermare se stessi, ma sono condannati a muoversi seguendo la linea spartitraffico dello stereotipo, sono personaggi-prodotto IKEA destinati a non avere senso, a non fare alcuna differenza.

Difficile perciò lasciarsi coinvolgere o trovare empatia con questi sosia svuotati di intenzioni che interagiscono senza incontrarsi mai, che ritrovano il proprio patema amoroso scritto tra le pagine di un libro, che ballano come Michael Jackson prima di sparire. Occorre un morto per trasformare un luogo qualunque in una scena del crimine, un corpo privo di vita che viene quindi sigillato, imballato, fotografato da investigatori ed esperti, seguendo una stessa identica procedura, fosse in un appartamento o sulla riva di un lago. A catena, tre degli interpreti si dipingono il corpo della stessa tinta bianca degli alberi senza foglie che, pur cambiando posizione scenica, restano uguali a loro stessi.

Gli impermeabili e i dialoghi tra due agenti proiettati a parete puntano alle atmosfere noir dei polizieschi dei ruggenti anni ’30, ma, asfissiate dentro il bagagliaio della macchina, troviamo le nostre identità, ci siamo noi umani intrappolati, al buio e, comunque, condannati al movimento. Perché il mistero, il crimine è come sia possibile affermare noi stessi.

In questo, Shell mostra di avere un coraggio encomiabile, tiene fermo il punto, non svela alcuna chiave di lettura; a essere svelati sono i corpi che mostrano  una “innocenza insultante”, inermi così come appaiono. Si segue il flusso delle immagini, come il panorama nel corso di un viaggio a velocità sostenuta, costante. Un paesaggio inverso, ossessivo, alla David Lynch, una deviazione dalla strada principale, dopotutto, ciò che rappresenta un’area di sosta. Sarebbe stata auspicabile una regia più rigorosa, ogni attore, fuori dalle linee guida generali, sembra direttamente responsabile di ciò che rappresenta, ma questo potrebbe rafforzare l’idea strutturale della discontinuità, come se il palco fosse una trappola priva di controllo. Gli attori lanciano segnali e il pubblico resta silenzioso, anche quando lo guardano supplicandolo di intervenire, quasi come desiderassero spezzare il silenzio di un Dio che, però, osserva muto.

Mercat de les Flors - Sala Pina Bausch 23-07-2014

Proyecto NISU lleva su creatividad experimental hasta el Frinje15 Madrid, poniendo en la escena un espectáculo tanto hermético como atractivo sobre la narración negada. Parados en una área de descanso, en el medio de la autopista, los personajes sin nombre, a menudo sólo una voz o una proyección textual, actúan una desestructuración de la identidad. Identidad como caracterización y como repetición. Una atmósfera negra, en cuya trama fragmentada los actores dan a conocer sus características individuales, sus papeles, en una historia que no se revela. Cautivos en esta situación surreal, cada intento de recuperar un sentido parece un esfuerzo de Sísifo.

Lo spettacolo continua al Frinje15 Madrid
Teatro Sala Max Aub
El Matadero Madrid – Centro de creación contemporánea
Plaza de Legazpi, 8
giovedì 9 e venerdì 10 luglio ore 20.00
durata 60 minuti

Proyecte NISU e Grec 2014 Festival de Barcelona presentano
Shell
regia e drammaturgia di Albert Boronat, Nicolas Chevallier
con Albert Pérez Hidalgo, David Menéndez, Guillem Gefaell, Mònica Almirall, Nicolás Carbajal, Xavier Torra, Sergi Torrecilla.
scenografia e costumi Margherita Mantovani
disegno luci Quico Gutiérrez
concetto sonoro Lucas Vallejo
video Alfonso Ferri

7,00

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