Dalla letteratura al teatro, passando per la nuova serialità

Al Teatro Sala Umberto, ritorna il mitico Sherlock Holmes in uno spettacolo dinamico e avvincente, che mette in rapporto le ambientazioni originali e i ritmi delle narrazioni contemporanee.

La cultura di massa degli ultimi decenni ha recuperato, in maniera energica, un personaggio leggendario della letteratura ottocentesca ideato e costruito dalla penna tagliente e al contempo elegante di Sir. Arthur Conan Doyle; si tratta del mai dimenticato Sherlock Holmes, l’investigatore privato che ha contribuito a fondare e diffondere il genere del “giallo deduttivo” e al modernizzare il profilo del detective che avrebbe avuto una fortuna enorme per tutta la cultura del Novecento.

L’agente investigativo, grazie all’immaginario di Doyle (in una pura serialità alla sua fase originaria), diventa uno scienziato, una mente capace di mettere insieme i frammenti per ricostruire la verità di un crimine: questo è Sherlock Holmes, profilo archetipico di tanti personaggi cinematografici e in tempi più recenti fonte di ispirazioni per molti protagonisti della nuova serialità. Basti pensare da un lato, ovviamente, alla fortunata serie Sherlock interpretata da Benedict Cumberbatch, che trasfigurò la narrazione dall’epoca vittoriana dell’originale ai giorni nostri, ma dall’altro anche alla fortuna di tantissimi gialli televisivi e persino di un personaggio come il Dr. House, evidentemente ispirato per personalità e modus operandi alla creatura di Doyle.

Per tutte queste ragioni non deve stupire che il Teatro Sala Umberto proponga, fino all’8 marzo, l’opera Sherlock Homes e i delitti di Jack lo Squartatore, proponendo allo spettatore di tornare a proiettarsi nelle ambientazioni originali della fonte letteraria: la Londra fumosa e buia, inquietante e violenta, dove il male si aggira e che può essere sfidato e frenato solo da un intelletto superiore. Il testo è chiaramente ispirato alla letteratura di Doyle, seppure sia un’opera originale di Helen Salfas, che infatti alla fedeltà all’opera doyliana aggiunge una dimensione narrativa e un’enfasi drammatica che sono senz’altro debitori al rinnovato interesse per il personaggio apportato dai nuovi media.

Questo lo sa bene anche Ricard Reguant, regista sapiente e talentuoso, avvezzo alle opere di ispirazione poliziesca e al genere giallo: Reguant dirige un bel cast, composto da volti noti del mondo della televisione italiana. L’ottimo Giorgio Lupano interpreta tanto lo Sherlock geniale e sagace, quanto lo Sherlock cinico e asociale, elemento insistito dall’interpretazione di Cumberbatch; Francesco Bonomo è un perfetto Dr. Watson, fedele spalla del protagonista, mentre una incantevole e seducente Rocio Munoz Morales assume perfettamente il ruolo della femme fatale Irene Adler. Incontrando un non ancora celebre dr. Freud, lo Sherlock di Salfas mette in evidenza il conflitto interiore della propria psiche, fino a evidenziare come il nemico giurato dell’investigatore, Moriarty, potrebbe non essere che una proiezione del suo doppio. Si tratta di un elemento accattivante che però l’opera sviluppa poco e non approfondisce: il plot centrale resta quello dell’investigazione, che sicuramente presenta numerosi elementi che mostrano chiaramente il debito degli autori al rinnovamento estetico e concettuale del personaggio in anni recenti.

La pièce si apre con delle proiezioni che sono chiaramente una sorta di sigla e tanto la regia quanto il disegno luci esprimono le vicende e i rapporti spazio-temporali in maniera inedita ed efficace, perché sono le luci a determinare la costruzione del montaggio degli eventi, nonché lo spostamento temporale tra il passato e il presente. Le luci determinano anche l’equivalente dell’inquadratura cinematografica: quando il fascio luminoso si sofferma su Watson questi si rivolge al pubblico, esprimendosi come punto di contatto e testimone.

La scenografia è minimale ma appare, in maniera sapiente, più ricca di particolari di quella che è veramente: Reguant sceglie di mantenere un medesimo fondale per i due tempi dello spettacolo, uno scorcio di un quartiere malfamato di Londra, ma ancora è il gioco delle luci a rendere dinamica la scena. Un’ottima prestazione scenografica, registica e interpretativa per un’opera che rilancia l’interesse della cultura contemporanea per un mito moderno intramontabile.

Lo spettacolo continua
Teatro Sala Umberto
via della Mercede, 50 – 00187 Roma
dal 5 Novembre al 17 Novembre 2019

Ginevria Media production presenta
Sherlock Holmes e i delitti di Jack Lo Squartatore
di Helen Salfas
basato sugli scritti e i personaggi di Sir Arthur Conan Doyle
regia Ricard Reguant
con Giorgio Lupano, Francesco Bonomo, Rocio Munoz Morales

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