La magia più difficile di tutte: vivere

tieffe-teatro-milanoAl Tieffe Menotti, in scena fino al 9 marzo, la commedia che consacrò al successo nazionale i fratelli De Filippo, Sik Sik, l’artefice magico . Storia di uno sgangherato e buffo mago alle prese con il numero più difficile di tutti: vivere.

«Il personaggio che più mi sta a cuore, che più amo, è proprio Sik Sik – L’artefice magico. […] Come nacque il titolo? Io ero magro magro e per dire magro magro in napoletano si dice “Sik Sik”. Il sottotitolo “L’artefice magico” fu tolto completamente dalla definizione che Gabriele Dannunzio volle dare all’arte insuperabile dell’illusionista Gabrieli». Con questo contributo audio Sepe decide d’iniziare Sik Sik – l’artefice magico, omaggiando così l’autore che, in quest’opera, viene seguito con filologico rispetto e reverenziale autenticità.

Il testo non ha certo la profondità – quasi filosofica – di altri capolavori di Eduardo; non ha quel carattere di scandaglio sociale della Napoli post-bellica, ma bisogna ammettere che per essere un’opera prima – che lanciò i fratelli De Filippo verso il successo e che venne pensata come parte di uno spettacolo di rivista – ha la sua genialità. La prima parte è spassosa nel suo funambolico succedersi di equivoci verbali tra il ben poco abile mago Sik Sik e il suo nuovo aiutante, una bella sfida a chi sia più tonto e al tempo stesso presuntuoso tra i due. Ottimi, anche nella gestualità tutta partenopea, i bravissimi Casillo e Manchisi, veri mattatori della scena nel dar voce e corpo all’arte di arrangiarsi nella vita così come sul palco.
La seconda parte invece, di una comicità un po’ amara, si basa tutta sulle gaffe che si vengono a creare in scena a causa della rivalità tra il nuovo aiutante e il vecchio, rimpiazzato malamente, per questo geloso e vendicativo. Nella magia dove tutto dovrebbe essere fluido, senza trucco e senz’inganno, i numeri poco riusciti di questo mago da strapazzo fanno ridere, ma mettono anche tanta pena per un personaggio che sul palco rispecchia la goffaggine e l’irresolutezza della sua stessa esistenza: di nome fa “sik sik” ma di fatto è tozzo. Anziano e incapace di fare davvero il prestigiatore (così come è incapace di pronunciare la parola stessa) non riesce nemmeno a racimolare i soldi per far mangiare la moglie (artista insieme a lui) e il figlio che porta in grembo. Si vanta di saper fare numeri strabilianti, già proposti al cospetto di personaggi mitici, ma le uniche date previste nella sua tournée sono piccole e sperdute località del napoletano. A fare da cornice perfetta, la trovata di trasformare il palco/carrozzone di Sik Sik in una sorta di gigante scatola magica con disegni geometrici e psichedelici, scenografia affascinante finché il testo è nei toni della commedia ma che rivela ancora di più la sua efficacia drammatica quando, nel finale, il senso di straniamento e di amarezza sottolineano il totale insuccesso dello spettacolo (e della vita) del povero Sik Sik.

Lo spettacolo è andato in scena al
Teatro Tieffe Ciro Menotti
via Ciro Menotti 11, Milano
dal 28 febbraio al 9 marzo 2014
dal martedì al sabato ore 21.00; mercoledì ore 19.30; domenica ore 17.00

Sik Sik, l’artefice magico
di Eduardo De Filippo
regia Pierpaolo Sepe
con Benedetto Casillo, Roberto Del Gaudio, Marco Manchisi, Aida Talliente
Fondazione Salerno Contemporanea – Teatro Stabile d’Innovazione Campania dei Festival – Napoli. Teatro Festival Italia
in collaborazione con Benevento Città Spettacolo

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