Esistenze inattuali

Al Teatro Argot Studio di Roma, con Le tre sorelle, va in scena l’infelicità esemplare di chi si rassegna a non vivere il presente, perché – nostalgico di un passato troppo ingombrante – non riesce ad aspirare al futuro.

La vicenda delle Tre sorelle, Ol’ga, Maša e Irina è, di certo, una tra le più celebri e radicali pièce cechoviane.

Di questo testo del 1900, dunque scritto in piena e cruciale transizione verso la contemporaneità come la conosciamo oggi, con il dominio economico e politico della borghesia, assoluto protagonista è lo stato d’animo di intima disperazione che accomuna le tre figlie del generale Prozorov. Tre destini determinati dal lento consumarsi nell’attesa che qualcosa accada (l’amore, la grande città, il lavoro) e incastrati tra il rimpianto di una infanzia perduta e il rimorso del vivere nell’inadeguatezza di un ruolo (co)stretto e inautentico.

Una condizione ancora tremendamente attuale, in particolare se vista al femminile, che Cechov – in queste Tre sorelle – restituiva attraverso una apparente assenza di eventi, svelando un universo di sfaccettature psicologiche e sociali di personaggi, a loro volta, sostanzialmente monolitici dal punto di vista dell’evoluzione caratteriale.

Filippo Gili, di fronte a questo profondo equilibrismo drammaturgico, firma un allestimento dal doppio volto, interessante e globalmente riuscito, ma con alcune discutibili forzature. Tra gli aspetti più positivi, la capacità di esaltare interpreti di alto livello (citiamo, solo a titolo di esempio, una sempre grandiosa Vanessa Scalera), costruendo individui vibranti, densi e credibili nel riempire lo spazio scenico con le proprie nevrosi e i propri aneliti.

Degna di menzione anche la scenografia, il cui posizionamento tra due file di platea ha – da un lato – potenziato la percezione di inquietudini e agitazioni tipiche di una società in crisi (oggi come a inizio secolo) e – dall’altro – determinato un singolare effetto straniante, ponendo gli sguardi del pubblico nella condizione di doversi necessariamente incrociare.

Tuttavia, nonostante una buona tenuta della scena in termini di potenza espressiva, complici movenze discrete e vocalità sussurrate (mai banali anche nel caso dei personaggi posti ai margini dei dialoghi in primo piano), la tensione è sembrata a tratti calante, disturbata da un alternarsi troppo lento e diluito di momenti ironici, drammatici e pause.

Alcune soluzioni, a tal riguardo, sono sembrate non solo di scarsa efficacia, ma anche responsabili di una decisa impressione di disomogeneità, come l’imposizione a tutti gli attori di quel vistoso gesticolare con le mani tipico delle conversazioni all’italiana. Una scelta non entusiasmante, che ha indebolito gli espliciti riferimenti all’ambiente russo di origine (i nomi, i luoghi) e inficiato tanto l’attualizzazione quanto la contestualizzazione della rappresentazione.

Uno spettacolo, comunque positivo nonostante le riserve, che – ricordiamo – fa parte di Sistema Cechov, un progetto che vedrà «due grandi testi classici come Il Gabbiano e Tre sorelle» alternarsi sul palco del Teatro Argot fino al 16 novembre.


Lo spettacolo continua:
Teatro Argot Studio

via Natale del Grande, 27 – Roma
dal 22 ottobre al 16 novembre 2014
ore 21 – domenica ore 17.30

SISTEMA CECHOV
TRE SORELLE (dal martedì al giovedì)
IL GABBIANO (dal venerdì alla domenica)

Compagnia Stabile del Molise/Uffici Teatrali
Tre sorelle
da Anton Čechov
adattamento e regia Filippo Gili
aiuto regia Francesca Bellucci
con Alessia Alciati, Apollonia Bellino, Massimiliano Benvenuto, Paola Cerimele, Ermanno De Biagi, Vincenzo de Michele, Katia Gargano, Filippo Gili, Arcangelo Iannace, Raffaello Lombardi, Liliana Massari, Rossana Mortara, Omar Sandrini, Vanessa Scalera, Beniamino Zannoni

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