Al Teatro della Cooperativa, una storia di denuncia per smuovere le coscienze di una società assopita.


«Che cosa stavate aspettando?» – È questa la domanda che ci faranno, un giorno, i nostri figli e nipoti – «Perché continuavate a inquinare l’aria, ad avvelenare i mari, a distruggere le foreste? Che cosa stavate aspettando?»

SLOI machine, in scena in questi giorni al Teatro della Cooperativa, scritto a quattro mani da Michela Marelli e Andrea Brunello, rispettivamente regista e interprete del monologo, è uno spettacolo che, partendo dalla denuncia di un fatto realmente accaduto a Trento – legato alle vicissitudini della fabbrica SLOI, dall’epoca fascista fino alla fine degli anni 70 – finisce per denunciare tutti i crimini ambientali di cui la società si è macchiata, incurante delle conseguenze per il futuro del pianeta e per la salute delle persone.

Attraverso la vicenda personale di una famiglia di Trento, Andrea Brunello ricostruisce e ripercorre tutta la storia della SLOI, la “fabbrica dei veleni” sorta negli anni 30 con lo scopo di produrre piombo tetraetile, l’additivo chimico nelle benzine super, che migliorava le prestazioni del motore. L’operaio della SLOI aveva la possibilità di vincere: la paga era il doppio di quella delle altre aziende e con gli extra fuori busta si “faceva jackpot”. Ma il rischio era quello di perdere l’intelletto, la salute, la vita, perché la SLOI operava senza le minime regole di sicurezza per gli operai, causando migliaia di malattie professionali, alcune con esiti drammatici, fra decessi, violenze domestiche e suicidi. Il piombo tetraetile, infatti, penetrava nell’organismo attraverso la pelle e le vie respiratorie e si accumulava – per questo gli operai venivano definiti “impiombati” – causando danni serissimi al sistema nervoso. Ma ciò che più sconcerta, in questa storia, è il drammatico silenzio delle istituzioni, l’omertà di chi sapeva e non ha fatto niente, permettendo alla fabbrica di continuare a operare per oltre 40 anni, fino al gravissimo incendio del 1978, a seguito del quale la fabbrica fu definitivamente chiusa.

Su un palcoscenico spoglio, chiuso sul fondo solo da una tela cerata bianca, che riflette e amplifica il complesso gioco di luci, Andrea Brunello, in abiti da operaio, porta avanti il suo ruolo di narratore e protagonista indiretto della vicenda, con la passione di chi ha un messaggio da diffondere, per scuotere le coscienze di una società assopita.

Pochissimi gli oggetti in scena: un diario che raccoglie numeri, fatti, ritagli di giornale, a supporto e testimonianza del racconto; e una camicia, sospesa tra le braccia dell’attore, o strizzata e annodata, a simboleggiare la condizione degli operai della fabbrica, vittime incapaci di reagire, ammalati e al limite della pazzia. Interessante la ricostruzione circolare della vicenda, che comincia svelando immediatamente la catastrofe finale, evitata per un soffio, e ricostruendo poi, passo a passo, gli avvenimenti che hanno condotto fino a lì.

Ci si emoziona in questo spettacolo, a tratti ci si sente quasi impregnati da quel liquido nero velenoso, sembra quasi di sentirne il profumo di mandorle dolci. E si ride, anche, inaspettatamente: ma è un sorriso amaro, disincantato, di chi cerca una spiegazione a certi orrori, senza trovarla. E di fronte a chi chiede: «Come avete fatto ad andare avanti in quel modo, per oltre 40 anni? Che cosa stavate aspettando?», a noi spettatori inermi e silenziosi non resta altro che allargare le braccia con rassegnazione, perché per certe domande non c’è risposta.

Lo spettacolo continua:
Teatro della Cooperativa
via Hermada, 8 – Milano
fino al 25 marzo, ore 20.45

SLOI machine
di Michela Marelli e Andrea Brunello
regia di Michela Marelli
con Andrea Brunello
musiche originali di Carlo Casillo
produzione Arditodesio
con supporto e patrocinio di CGIL Trentino

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