Si slurpi chi può

In scena al Teatro Bellini di Napoli l’ultimo spettacolo di Marco Travaglio, Slurp, rifacimento teatrale del libro del 2015 Slurp. Dizionario delle lingue italiane. Lecchini, cortigiani e penne alla bava al servizio dei potenti che ci hanno rovinati.

Al teatro Bellini di Napoli, fino a domenica 20 novembre, il giornalista, saggista nonché direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio e l’attrice Giorgia Salari, portano in scena un recital teatrale dal titolo Slurp, ovvero un modo per ridere, ma soprattutto riflettere sulla difficile situazione politico-intellettuale italiana.

Lo spettacolo – con la regia di Valerio Binasco – ripercorre le varie fasi della storia italiana, degli uomini politici che ne hanno gestito il potere, ma soprattutto degli intellettuali – o presunti tali – che dovrebbero svolgere un ruolo di formatori di coscienza e di pensiero critico, ma che in realtà preferiscono da sempre lavorare alla costruzione di un pensiero di massa, volto alla celebrazione, che diventa apologia di chicchessia si trovi al potere.

Il recital parte con un confronto molto chiaro ed evocativo: da una parte le gesta atletiche del duce, Benito Mussolini, dall’altro la passione per lo sci dell’attuale premier italiano, Matteo Renzi.

Per una durata complessiva di circa due ore e trenta minuti, Marco Travaglio racconta fase dopo fase lo squallore della politica italiana e la parallela celebrazione dell’incelebrabile; il giornalista – originario di Torino – partendo così dalle vicende di Democrazia Cristiana, passando per Craxi, attraversando lo scandalo di Tangentopoli e delle inchieste di Mani pulite che portarono l’allora magistrato Di Pietro alla fama di salvatore della patria, arriva al governo Monti, Letta, in ultimo Renzi, senza dimenticare il più “slurpato” di tutti e di sempre, Silvio Berlusconi, l’immortale, colui che non conosce il concetto dello scorrere del tempo.

Non è necessario in questa sede ricostruire dettagliatamente tutta la storia politica italiana, sia perché non è la sede ideale, sia perché i dettagli contano relativamente al fine di comprendere e non perdere di vista l’obiettivo reale dello spettacolo, ovvero quello di mostrare come cambino le stagioni, cambino i protagonisti politici, ma non cambi il metodo di approcciarsi al potere. Si vuole cioè evidenziare come gli intellettuali e gli opinionisti si siano da sempre asserviti al potere, lo abbiano osannato, propagandato, posto sul piedistallo, sino al momento della caduta del protagonista politico in oggetto, a cui sempre è seguita la scelta di un nuovo personaggio da osannare e celebrare.

Non occorre neppure sottolineare come il popolo italiano esca fuori molto male da questo quadro; una massa indistinta che segue il gregge, che non si arrende all’evidenza della bruttezza morale, della criminalità legalizzata, dello squallore celebrato. Una massa che subisce il fascino del cattivo e quindi non si indigna, tranne quando si tratta di preservare la morale, una falsa morale s’intende. È questo il caso che ha portato alla caduta di immagine di Silvio Berlusconi, politico inqualificabile, colluso con la criminalità, creatore di leggi ad personam, proprietario di emittenti e giornali, quindi detentore del potere della comunicazione in chiaro conflitto di interessi con la sua figura politica, personaggio squallido insomma, che è stato venerato da buona parte dell’Italia, fin quando non sono emersi gli scandali di Noemi Letizia, Ruby Rubacuori e dei festini nella villa di Arcore. Scandali di natura sessuale (pertanto imperdonabili agli occhi dell’italiano medio) che risalgono al 2013; in merito a questi così apriva una delle edizioni del quotidiano Libero, il suo direttore, Vittorio Feltri: «Il guaio è la gnocca».

In realtà il guaio è il potere, che “logora chi non ce l’ha” (Andreotti docet): tra gli “intellettuali” più nominati da Marco Travaglio, menzione d’onore va a Giuliano Ferrara, giornalista nonché uomo politico, che senza macchia e senza paura è passato dal partito comunista a quello socialista, fino alla partecipazione attiva all’interno Forza Italia. Un uomo, insomma, di un certo spessore che appoggia tutti, Berlusconi, Monti, Letta, finanche Renzi. “Slurpatore” di professione, adulatore allo stato puro della qualunque.

E se, invece, tutta questa adulazione non facesse realmente bene al potere? Travaglio riporta alla mente del pubblico napoletano l’esempio del duce, che nel 1938 preoccupato per le eccessive adulazioni di un giornalista, si curò di scrivere personalmente al suo giornale affinché la smettesse. Mussolini insomma, giornalista, prima che dittatore, sapeva bene che l’adulazione è un’arma a doppio taglio che da una parte lega l’elettorato al politico, dall’altra crea grosse aspettative che il politico in linea di massima non riuscirà a mantenere.

Si giunge all’epilogo dello spettacolo: Travaglio abbandona per un attimo l’ironia e la leggerezza che caratterizzano il suo eloquio, e invita a mente aperta a sviluppare la propria coscienza critica, a mettere in discussione, a scegliere cosa leggere e cosa contestare, scrivendo alle redazioni, denunciando – laddove necessario – il lavoro di lecchinaggio e di falso giornalistico.

Siamo tutti attori politici, ci ricorda Travaglio che chiude lo spettacolo con una celebre frase di un film di Fantozzi: «E la smetta di toccarmi il culo!»

In questa sede concludiamo rileggendo i primi due commi dell’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure».

Lo spettacolo continua
Teatro Bellini
via Conte di Ruvo, 14, 80100 Napoli
dal 18 al 20 novembre 2016

Slurp
di Marco Travaglio
voce narrante Marco Travaglio
voce recitante Giorgia Salari
regia Valerio Binasco
durata 2h e 30min con intervallo

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