Il pessimismo della superficialità

FrigoProduzioni porta a Teatri di Vetro Socialmente, uno spettacolo sulla patetica commistione di virtuale e reale.

Tra gli ambiti della post contemporaneità, quello delle dinamiche psicologiche, sociali ed educative dei social network è certamente uno dei più affascinanti e complessi da analizzare o definire. Su di esso non mancano i riflettori della visibilità, dagli studi di settore all’interrogarsi dell’intellighenzia, dai tentativi di regolamentazione dei legislatori alle chiacchiere degli aficionados comuni, e non stupisce come la giovane compagnia milanese FrigoProduzioni, al secolo Francesco Alberici, Claudia Marsicano e Daniele Turconi, con Socialmente abbia deciso di dedicare la propria prima fatica teatrale proprio alla materia degli ambienti (a)sociali.

Uno spettacolo «sulla vita […] alienante del virtuale contemporaneo», come scriveva la nostra Mailé Orsi in occasione della messa in scena a Lari per Collinarea, che, allora, in questa drammatizzazione di «due soggetti desiderosi di essere, ma incapaci di farlo» (note di regia) non si accontenta di indagare la questione minuta, ma tende giustamente al tema allargato dell’ecologia sociale, ossia ad ampliare la propria visione dalla semplice relazione del singolo con la rete all’attualità di un utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa tanto invasivo quanto eterodiretto (enfatizzato anche dalla divertente, e nulla più, interpretazione della Marsicano de Il pulcino pio, tormentone targato 2012).

Ed proprio questo dettaglio, l’allargamento, a caratterizzare tutto lo sviluppo narrativo, visivo e ideologico di Socialmente, una pièce nella quale, in sintesi, «due giovani vegetano sul divano con lo sguardo incatenato allo schermo, oppure si perdono nei deliri dei loro sogni, annegati dentro se stessi, illusi dai meccanismi della virtualità» all’interno di una scena povera, composta da un frigo brandizzato facebook, un pouf a due piazze e un televisore in direzione opposta alla platea.

Ma più che la fragilità drammaturgica, non critica per un’opera prima, figlia di una sostanziale sottomissione al didascalico, dal trucco al «linguaggio utilizzato, che implode e si disintegra», dalla citata scenografia alla monotona restituzione di personaggi catatonici nel cui «spazio mentale […] non è possibile stabilire una linea netta di demarcazione tra un’azione ed un pensiero», delude la sconfortante e grossolana unilateralità con la quale le generazioni di mezzo vengono presentate. Generazioni incapaci di pensare, soggiogate al fascino perverso della comunicazione all time, il cui cervello disfunziona non perché leso dall’esterno o da processi patologici interni, quanto perché non sostenuto da alcuna qualità culturale o volontà morale – come ben lasciato intuire nei momenti di dialogo dal cinico e vacuo rovesciamento della kalokagathìa, per cui i nani (o la nonna dai piedi deformati dall’artrite) per il fatto stesso di non essere (più) belli sarebbero pertanto cattivi.

Dal sociopatico depresso dalla popolarità virtuale alla coppia di decerebrati ipnotizzata dal suono delle notifiche, dalla morta di fama senza qualità fino al pedante finale cantato, l’ostentata esibizione della miseria che accompagna ognuno dei quadri che compone Socialmente espone questo allestimento alla pericolante china di una superficialità purtroppo strutturale per chi confessava l’ambizione di «esplorare il grado zero delle dinamiche di relazione interpersonale», rivelandosi così ancora lontano dal riuscire a sfiorare la complessità di una tematica enorme, densa e sulla quale l’ironia avrebbe avuto bisogno di ben altre armi dialettiche per non apparire spuntata.

Uno spettacolo che, pur nascendo con le carte in regola (non ultima l’età della compagnia) per trasporre la radicalità di un argomento assolutamente fondamentale sul piano della sublimazione o trasfigurazione artistica, frana sulla propria mancanza di profondità, incapace di interrogare un fenomeno sul quale, va detto, anche giganti come Umberto Eco erano fragorosamente rovinati.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno di Teatri di Vetro
Centrale Preneste
Via Alberto da Giussano, 58, Roma
5 ottobre, ore 21.00

Socialmente
ideazione e regia Francesco Alberici e Claudia Marsicano
drammaturgia Francesco Alberici
assistente alla regia Daniele Turconi
interpreti Francesco Alberici e Claudia Marsicano
produzione FrigoProduzioni e Borsa Anna Pancirolli

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