Vai e vivi

teatro-diana-napoliAl Teatro Diana, Vincenzo Salemme conquista il pubblico con una commedia leggera che sprona alla vita.

Ispirato al romanzo Io e lui di Alberto Moravia, Sogni e Bisogni di Vincenzo Salemme racconta del pigro Rocco Pellecchia e del suo pene che un bel giorno, senza preavviso, si stacca dal corpo del legittimo proprietario per farsi persona a sé, rivendicando autonomia e dignità perdute. Sì, perché se il primo è ozioso e annoiato, il secondo – interpretato da Salemme stesso – ha sete di vita, è appassionato, vivace e stanco di sottostare alla pigrizia del padrone, che intende spronare una volta per tutte. In tal caso, infatti, il sesso maschile si erge a simbolo. Rappresenta la vitalità, la voracità, la voglia di mordere la vita, di essere protagonisti della propria esistenza, assaggiarne i frutti che offre e cogliere tutto quanto possibile. Ama il bello («sono un esteta», dice) e sogna, desidera, perché, come afferma, sono proprio i sogni e i desideri ad alimentare l’uomo, carburanti che lo muovono e gli impongono l’azione sulla passività, la reazione alla mestizia generata dalla pedante e prosaica quotidianità. Come il pene esorta il suo padrone, Salemme sollecita il pubblico, ricordandogli, mediante il personaggio che interpreta, che la vita è tutto ciò che abbiamo e che dobbiamo restare assetati, spremere fino all’ultima goccia l’esistenza e rimandare il sonno a quando saremo sotto terra.
Rocco Pellecchia, che affronta la vita in tuta e pantofole, che dopo il lavoro giace sul divano a masticare tv spazzatura, dimentico della moglie e del mondo fuori che scalpita, è un monito a tutti quelli che come lui si sono assopiti, appassendo e sfiorendo.
Bando alla pedanteria però, con Sogni e Bisogni si ride e Salemme è un mostro di bravura in questo. La sua comicità è tutta verbale, basata su equivoci e reiterazioni (talvolta eccessive), e passa attraverso il dialetto che conferisce maggiore immediatezza al testo. Vero è che alcune battute, così come talune situazioni, risultano un po’ scontate e non troppo originali, ma il pubblico pare non accorgersene, ammaliato dal mattatore Salemme che lo coinvolge direttamente, venendo ricambiato con grande entusiasmo e uno scroscio quasi costante di risate.
Questa commedia corale, semplice e leggera, mostra, però, anche l’altra sua faccia, ovvero quella che la classifica come mero intrattenimento, poggiata su un testo che si tiene ben lontano da qualsivoglia volontà d’impegno o pretesa di “profondità”. Cozza perciò col resto, il finale solitario ritagliatosi da Salemme, che sceglie di chiudere rivolgendosi al pubblico come su di un pulpito, ammonendolo, esortandolo ed enunciando verità esistenziali come a voler riscattare con ciò una pièce forse ritenuta altrimenti frivola. Una morale non necessaria che è un invito alla vita e a sognare, ma coi piedi per terra, perché – e qui trova spazio anche il superfluo rimprovero alle nuove pretenziose generazioni – non bisogna aspettare di veder realizzati tutti i propri desideri, ma accontentarsi di ciò che si incontra sul cammino, gioiendone.
Uno spettacolo dunque godibile, spesso divertente – sebbene a tratti scontato – che ha il suo fulcro in Salemme, il cui tocco riconoscibilissimo non deluderà gli aficionados dell’artista campano.

Lo spettacolo continua
Teatro Diana
via Luca Giordano 64, Napoli
dal 4 febbraio al 15 marzo

Sogni e Bisogni
testo Vincenzo Salemme
regia Vincenzo Salemme
con Vincenzo Salemme, Nicola Acunzo, Domenico Aria, Vincenzo Borrino, Sergio D’Auria, Susy Del Giudice, Andrea Di Maria, Antonio Guerriero, Raffaella Nocerino

1 commento

  1. Se questo è lo spettacolo che ho visto io devo dire che la clemenza è nel vostro dna.
    Uno spettacolo sconclusionato che non ha ne capo ne coda, con una sceneggiatura che non doveva neanche essere scritta. Le scene sono appena sufficienti, la compagnia presenta attori mediocri.
    Mi chiedo quando Salemme si renderà conto dei propri limiti e interpreterà testi di altri.
    Perchè un attore come Salemme cerca idee cosi finte ed insostenibili ? Mi piacerebbe saperlo.
    Il pubblico applaude forse perchè il prezzo del biglietto glielo chiede ma sono convinto che varcata la porta del teatro non gli rimarrà una sola delle battute.
    I teatri che lo ospitano sperano, forse, sempre che lo spettacolo non sia come il precedente e la loro esigenza di riempire la platea in tempi di magra si possa sposare con uno spettacolo dignitoso.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.