Viaggio onirico nella tragedia umana

Al Teatro Vascello è in scena Sogno d’autunno, un allestimento che traduce lo spirito nordico del capolavoro di Fosse in uno spettacolo imperdibile.

Amore-morte è il binomio archetipico a fondamento della cultura di ogni tempo, tanto occidentale quanto orientale; la letteratura, il cinema e il teatro potrebbero essere ridefiniti come insiemi comprensivi delle molteplici variazioni su questo tema di fondo, su questa tensione originaria che non smette né smetterà mai di essere attuale. D’altronde si tratta dei vettori esistenziali che dirigono l’esperienza dal giorno della nascita. Jon Fosse, acclamato scrittore e drammaturgo norvegese, declina tale polarità attraverso tutta la sua sensibilità scandinava nella pièce Sogno d’autunno, portata in scena al Vascello dalla Zerkala Teatro.

Siamo in un cimitero astratto, stilizzato, senza simboli religiosi: non una croce o un’immagine, solo tanti nomi – che riempiono il pavimento e il fondale – con sotto riportate le date di nascita e di morte.

A ben guardare, in queste tombe – alcune di molti secoli fa – si notano delle anomalie: ci sono defunti che pare abbiano vissuto centodieci, centotrenta, persino centoquarant’anni. Un quid non riconducibile alla razionalità aleggia in questa straordinaria scenografia; eppure i due protagonisti sono reali, autentici, due amanti che si rincontrano per caso in questo cimitero. Ma si tratta davvero di un caso?

Qui inizia il vortice di quest’opera memorabile, messa in scena in maniera impeccabile da Alessandro Machìa. Salta la linearità temporale: i due si rivedono dopo tanti anni – e allo stesso tempo sono lì dopo tanti anni passati assieme – per scontrarsi col padre e la madre di lui in occasione della morte della nonna. Da questo momento, scena dopo scena, le morti si accumulano in un gorgo allucinato, confuso, onirico, dove il passato si confonde con il presente generando un intrigo inestricabile.

È un sogno tetro e triste, profondamente malinconico, abitato dai fantasmi degli affetti, dai sogni d’amore, dalle speranze nell’avvenire torturate e uccise che stringono il cerchio fino a soffocare. Lo spettacolo è filtrato dagli occhi del protagonista – il bravissimo Sergio Romano affiancato da un’ottima Viola Graziosi: suo è il sogno, sua la dimensione in cui tutto si confonde, dove la ragione non aiuta, dominata dall’emozione, dal simbolo, dal caos della mente ben più efficace di qualsiasi didascalico realismo.

Amore e Morte, ma anche Sesso e Dio, Madre e Amante, Dovere e Libertà: se anche Fosse la definisce commedia, si tratta in realtà di una tragedia, poiché mette in scena un conflitto perpetuo e irrisolvibile.
Costante l’eco di Pinter, soprattutto nell’accusa rivolta alle convenzioni sociali, e nella messa a fuoco lancinante e violenta dell’odio ipocritamente dissuaso, come spesso accade nei rapporti familiari.

Ma, attraverso Pinter, si avverte lo spirito del Beckett di Giorni felici, nei dialoghi come nell’essenzialità dell’opera.

Lo spettacolo continua:
Teatro Vascello

Via Giacinto Carini, 72 – Roma
fino a sabato 23 Aprile
orario: da lunedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.00

Sogno d’autunno
di Jon Fosse
regia Alessandro Machìa
progetto Alessandro Machìa
con Sergio Romano, Viola Graziosi, Daniele Piperno, Massimo Lello, Elisa Amore

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