Nell’estate milanese, sul palcoscenico dell’Elfo Puccini va in scena l’eccellente versione di uno tra i capolavori dell’immaginazione, firmata Shakespeare – De Capitani

L’illusione dell’amore eterno e la sua fuggevolezza, l’inconsistenza e la tenacia del sentimento decantato dai poeti, i tranelli, le ripicche, i giuramenti e le abiure dei giovani innamorati, inscenati con la maestria dei teatranti – nel senso più elevato del termine – per regalare un sogno di tre ore all’accaldato pubblico milanese.

Ancora una volta il palcoscenico si è ripulito della sua polvere e un cast in stato di grazia ha saputo regalare emozioni, poesia e, soprattutto, un momento di puro divertimento. Il mestiere dell’attore – che oggi si pensa possa essere sostituito dalla falsa naturalezza del reality senza arte né parte – ha trionfato: e all’epilogo di Robin Goodfellow – il puck, ossia il folletto – che, nel migliore stile elisabettiano chiede venia allo spettatore per eventuali errori, il pubblico non può che rispondere con un fragoroso applauso, dopo aver letteralmente pianto dalle risate per buona parte dello spettacolo.

La regia di De Capitani riesce infatti a restituire le molteplici dimensioni tra le quali Shakespeare si muove: la vicenda “reale” del matrimonio del Duca di Atene, Teseo, e della regina delle amazzoni, Ippolita, e dell’amore ostacolato tra due coppie di giovani (che si ispira a un racconto di Chaucer); la dimensione metateatrale rappresentata dai tentativi di Bottom e di un gruppo di inservienti di mettere in scena Piramo e Tisbe, “libero adattamento” dalle celebri Metamorfosi di Ovidio, parodistica rivisitazione delle contemporanee traduzioni di epoca elisabettiana; e, infine, l’universo notturno popolato da folletti e fate che appartiene al folklore inglese e che, contemporaneamente, ben rappresenta la magia del fare teatro, in grado di suscitare il sogno nella mente dei protagonisti “reali” della storia e in quella dello spettatore.Un’alchimia, un equilibrio difficile da ricreare, soprattutto in una lingua diversa dall’inglese di Shakespeare che passa dall’eufuismo prezioso alla scurrilità del linguaggio basso con una gradazione di toni infiniti che, in italiano, forse solamente Dante ha saputo eguagliare.

Eppure, tradendo per rendere autenticamente – ossia in maniera comprensibile allo spettatore di oggi – questa operazione è riuscita sia a Dario Del Corno – per quanto riguarda il testo – che a Mario Arcari e Giavanna Marini per le musiche e il coro, sia, infine, a De Capitani che ha impostato la recitazione sui toni più appropriati per dare il giusto risalto ad alcuni momenti poetici (da notarsi l’interpretazione di Bruni e Marinelli nei ruoli di Oberon e Titania) e far scivolare nella farsa l’insostenibile pesantezza dell’amore declamato (soprattutto nell’ottima interpretazione sia vocale che gestuale di Clio Cipolletta nel ruolo di Elena).

In tema anche le scenografie e gli splendidi costumi e un applauso per il giovane Andrea Germani nel ruolo di Tisbe.

Ma la standing ovation questa volta va a De Capitani che dà il meglio di sé nel ruolo di Bottom, dimostrando una vena comica inaspettata che strappa risate al pubblico al punto da togliere il fiato.

Uno spettacolo che ha tutti i diritti di rimanere a lungo nel repertorio dell’Elfo Puccini.

Lo spettacolo continua:
fino a domenica 4 luglio, ore 21.00
Elfo Puccini – sala Shakespeare
corso Buenos Aires 33 – Milano

Sogno di una notte di mezza estate
di William Shakespeare
regia Elio De Capitani
traduzione Dario Del Corno
con Ferdinando Bruni (Teseo/Oberon), Ida Marinelli (Ippolita/Titania), Elio De Capitani (Bottom), Corinna Agustoni (Starveling), Luca Toracca (Quince), Clio Cipolletta (Elena), Sarah Nicolucci (Ermia), Vincenzo Giordano (Lisandro), Loris Fabiani (Demetrio), Giuseppe Amato (Puck), Andrea Germani (Tisbe), Marco Bonadei (leone)
scene di Carlo Sala
costumi Ferdinando Bruni
musiche originali Mario Arcari
coro della notte Giovanna Marini
luci Nando Frigerio
produzione Teatridithalia

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