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Solo Anna, articolo di "Erika Cofone" su Persinsala Teatro

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Nel giorno del 107° compleanno, al Teatro Centrale, va in scena Solo Anna, lo spettacolo su Anna Magnani interpretato dal premio Anna Magnani 2012 e Premio Enriquez nel 2013, Lidia Vitale. Può essere molto rischioso interpretare una donna carismatica, prorompente, eccessiva e grande, unica nel suo genere, come Anna Magnani. Lidia Vitale, con una buona dose …

Nannarella, la lupa forte e fragile

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teatro-centrale[1]Nel giorno del 107° compleanno, al Teatro Centrale, va in scena Solo Anna, lo spettacolo su Anna Magnani interpretato dal premio Anna Magnani 2012 e Premio Enriquez nel 2013, Lidia Vitale.

Può essere molto rischioso interpretare una donna carismatica, prorompente, eccessiva e grande, unica nel suo genere, come Anna Magnani. Lidia Vitale, con una buona dose di coraggio lo fa, sola sul palco a recitare monologhi. Una rappresentazione che rende giustizia a Nannarella e che mette i brividi, impressionando gli spettatori per la somiglianza, a primo impatto, di voce, aspetto e gestualità. Studio della mimica, fondamentale per poter incarnare al meglio la risata più fragorosa, sincera, forte e de core della storia del cinema.

Regge il palco da sola la Vitale e se lo mangia, così come l’attrice romana divorò il suo tempo conferendosi un posto fra le maggiori interpeti della storia del cinema del ‘900. L’inimitabile Anna Magnani, la divina che ripuliva l’immagine di diva dallo snobismo per vestirla di una spontaneità, che fu parte della sua bellezza e della sua filosofia di vita e di attrice: «A un personaggio ti devi avvicinare con semplicità per coglierne la complessità».

La donna superba, la lupa indomabile e diretta, la femmina sensuale e passionale in tutto, sensibile, viscerale e fisica nell’espressione dell’emozioni è restituita con enfasi dalla Vitale: la bocca larga e aperta, le mani nervose fra i capelli, il battersi il ventre di donna. La Vitale è immedesimazione e incarnazione, la sua risata, le lacrime e il suo spirito sono quelli di Anna. Il tutto espresso in questa micro storia, in questa sequenza degli ultimi anni della Magnani, del suo compimento di persona e attrice, che passa in rassegna momenti cruciali di fragilità e paura di una donna diventata audace, coraggiosa e temeraria.

Ci troviamo a New York, nella casa di Anna Magnani, prima attrice italiana a vincere un Oscar come migliore attrice protagonista nel film La rosa tatuata di Tennessee Williams per la regia di Daniel Mann. E nella vita come nel set, Anna è espressiva, pregna di gestualità, movenze e cadenze romana. Anche il suo inglese è tinteggiato di romanità, la Roma che si sacrifica, combattiva e popolare, così come Anna. «Ci lascio il sangue nei film, ecco perché mi vengono ancora a vedere».

L’attrice amata dai registi, coi quali la Vitale crea dei dialoghi immaginari, dal dibattito a voce unica con Rossellini, a quello con lo scrittore Tennessee Williams. Con la sfrontatezza sempre genuina nel dire ciò che si pensa, Anna dialoga seminando qui e lì perle di saggezza e di convinzione pura, piccole lezioni di vita: «io credo nel rispetto e se non me lo danno me lo prendo». Frasi potenti – in un tempo ancora troppo stretto per le donne, soprattutto per una donna che divorzia, dà il suo cognome al figlio – pronunciate alla vigilia di una delle giornate più strumentalizzate, commercializzate, fraintese e banalmente interpretate della storia, l’8 marzo. La lupa che non taceva era anche la mamma dolce di quel figlio, Luca, il cui nome è sempre rimasto sulla sua bocca, e che l’ha sempre sostenuta nel suo essere estrema, libera e indipendente.

La libertà era tutto per lei, così come il desiderio. In un’ultima sequenza dai contorni un po’ dismessi e decadenti, sempre presenti in chi sente tutta la vitalità e il dolore amplificati, dirà l’Anna/Vitale: «non sto a morì, chi muore è perché non ha più desiderio e io sono piena di desiderio». Anna che ride e che ama, che piange, che si dispera, lei intrisa di felicità e tragedia, in una scenografia essenziale, fatta di pochi oggetti utili: un divano e un tavolino, una vestaglia, il vino. Fra queste poche cose la bravura della Vitale ci regala lo spessore di quell’icona, di quel pezzo di cuore che fu Annarella. Uno spettacolo che meriterebbe di essere rivisto non una, ma più volte, che dovrebbe fiorire nelle varie cornici teatrali.

Tutta emozione quella che sentiamo per Anna. Per una donna dallo sguardo fiero, dalle frasi ferme e toccanti – «assicurate de ave’ le mani pulite bene prima de tocca’ er core de ‘na persona» – semplice, ma non per questo stolta, che mantenne sempre vivo e in prima linea il proprio carattere popolare. «Anna non ha mai discusso di cose meschine, era sempre una regina».

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Centrale
Via Celsa, 6
giorno 7 marzo 2015

Extrasistole Produzioni presenta,
Solo Anna
di Franco D’Alessandro
regia Eva Minemar
con Lidia Vitale

9,50

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