Sequestro di futuro

Il Festival Segnali regala un’occasione per riflettere: coi ragazzi, sui ragazzi, per i ragazzi. Vissuti reali in una situazione irreale: uno spettacolo necessario.

Nerone è prepotente. Nerone è lunatico. Nerone è incomprensibile, egoista, incosciente, utopista, confuso, arrabbiato, entusiasta, suscettibile, vitale. È pazzo. Nerone è un adolescente. È un adolescente che esagera, per farsi prendere sul serio e per lanciare un messaggio che forse non è ben chiaro nemmeno a lui, ma che sa di avere il dovere di mandare. Come? Sequestrando la sua scuola, e tenendo in ostaggio, quasi per gioco, Erri, la sua goffaggine e la sua cartelletta. Con loro, Lucia, insicura, fragile, ottimista e tutto il resto: adolescente anche lei, insomma.

Fuori, fuori dalla scuola, dalla finestra, dal palco, dall’altra parte del telefono o comunque troppo lontani, gli adulti.

Tre personaggi interessanti, diversi e amabili nella loro complessità, tre attori superbi e onesti che fanno della loro età (giovane) uno dei punti di forza dello spettacolo. La drammaturgia è eccellente: segnalata all’interno del Premio Hystrio con la menzione speciale per Scritture di Scena Under 35, incalza e intriga come un thriller, diverte come una commedia, emoziona come un dramma , è precisa come un documentario o una cronaca e interessante come ogni riflessione vera sulla realtà. Le relazioni tra i personaggi sono autentiche e commoventi, come il loro bisogno di attenzione e di speranza; i cambiamenti e le evoluzioni sono graduali, dettagliati, mai forzati. Il ritmo sostenuto e il linguaggio schiettamente naturale, giovane ma senza forzature, si sommano a una resa scenica credibile, ottimale: pochi banchi e qualche sedia ricreano la classe dove Nerone si è barricato con i suoi compagni, ed è il rapporto dei corpi con gli oggetti e con gli spazi a rendere tutto tremendamente reale; quando però è la realtà stessa a precipitare fino ad essere davvero troppo insopportabile e insostenibile per essere mostrata così com’è, la recitazione e la scena abbandonano i toni naturalistici e, sempre senza forzature né salti stridenti (grazie, è doveroso ribadirlo, anche alla bravura degli attori), diventano simboliche, eteree.

Somari è uno spettacolo per ragazzi, perchè parla di loro senza ridicolizzarli, riconoscendoli nel loro valore, nella loro forza, nella loro complessità; ma è anche uno spettacolo per adulti, per ricordare loro che i giovani sono tutto questo e per spingerli a riconoscere le proprie responsabilità.

Tra risate, riflessioni e monologhi (sfida difficile: in un epoca in cui tutto è accelerato e i tempi si sono notevolmente ristretti, proporre monologhi vincenti è un rischio che molti preferiscono non correre; non Francesca Cavallo, che riesce perfettamente nell’intento), sboccia un finale imprevisto e profondo, che risponde con speranza e disarmante semplicità a tutti i discorsi degli adulti sull’avvenire inesistente, attraverso le parole della piccola Lucia – e la voce della brava Elisa Bottiglieri: «Il futuro esiste. Sono io.»

Lo spettacolo è andato in scena:
Festival Segnali
Teatro Verdi
via Pastrengo, 16 – Milano

Somari
Kilodrammi
testo e regia di Francesca Cavallo
con Renato Avallone, Elisa Bottiglieri, Marco Ripoldi

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