Tutte le donne della mia vita

bellini-napoliDall’ 11 al 28 dicembre al Piccolo Bellini è di scena Some Girl(s), viaggio a ritroso nell’ingarbugliata vita relazionale dell’adultescente Guy.

Percorrendo il proprio cammino di vita succede spesso che questo si intrecci con quello altrui. E può capitare, nella strada fatta insieme, di pestarsi i piedi più volte, di ferirsi e di lasciare che a vincere siano allora l’incomprensione, l’incomunicabilità e i rancori mai risolti. Succede anche che i sensi di colpa collezionati e i rimorsi, così certosinamente messi via, riaffiorino, rendendo d’un tratto urgente sciogliere ogni nodo ancora presente in quel groviglio confuso di sentimenti che ci portiamo dietro e che complica tanto nostra esistenza, quanto la nostra interazione con l’altro. Un simile sentire deve aver guidato Guy, protagonista della pièce scritta da Neil LaBute che, in procinto di convolare a nozze con quella che è la sua attuale fidanzata, decide sia giunta l’ora di fare un viaggio a ritroso nella sua lunga vita relazionale, incontrare le donne più importanti conosciute su tale sentiero e avere così un quadro chiaro degli errori commessi, al fine forse di non ricadervi più.

Meglio ancora, Guy desidera ripulirsi coscienza e cuore, liberarsi dai sensi di colpa per il male fatto, lasciarsi alle spalle ogni peso e accertarsi che la donna che si appresta a sposare sia effettivamente quella giusta. Sul palcoscenico si alterneranno allora, insieme all’onnipresente Guy, le quattro compagne che ha scelto per il confronto, caratteri ognuno diverso che hanno dato vita a relazioni altrettanto differenti, ma con una nota identica che le accomuna tutte: la rottura brutale del legame per mano del protagonista. I loro incontri, rigorosamente clandestini e perciò nascosti agli occhi altrui, avulsi dal presente che scorre, stranianti, avranno luogo in stanze d’albergo al tempo stesso uguali, ma diverse, come quelle delle grandi catene alberghiere, dove vige l’illusione di essere a casa anche se in realtà si è dall’altra parte del globo. Un finto conforto che è anche quello che Guy fornisce alle sue donne, chiamate lì non per vedere legittimato il dolore che hanno provato e ancora celano, non per ascoltare le scuse di un uomo redento che ha preso coscienza delle proprie mancanze ed è pronto a pentirsene con onestà, ma per concedere loro stesse il perdono a un animo infantile ed egocentrico ancora incapace di empatia e sensibilità, che preme piuttosto per aver più leggero lo spirito.

Il protagonista di Some Girl(s) è infatti immaturo, egoista, cinico (soprattutto a rileggere l’intera storia dopo l’imprevedibile, piacevole, rivolto finale), puerile, allergico alle responsabilità e al tempo stesso umano. Umano perché risulta difficile esprimere una vera condanna a suo carico, perché un pezzetto di lui alberga in ognuno di noi o lo ha fatto in passato. I suoi tratti negativi sono i nostri, li conosciamo, sono familiari. Tuttavia Guy persevera ed è così centrato su di sé da non riuscire a empatizzare con nessuna delle sue ex donne ed è dunque vano ogni tentativo di comprenderle o farsi perdonare. Come vano resterà di contro il tentativo di queste ultime di ottenere risposte che plachino dolore e frustrazione. Queste quattro compagne sono un mero pretesto per, più che svelare di sé stesse, aggiungere pezzi al ritratto scomposto e frammentario del protagonista che nel testo ha evidentemente la parte del leone.

Tutto gli è funzionale, ogni cosa serve a parlarci di lui e rispecchia così anche il suo egocentrismo. Una certa sensazione di superficialità è avvertibile dal momento che dietro le urla, i rimproveri e le recriminazioni rimbalzanti tra le coppie, sembra restare ben poco. Un chiacchiericcio costante e ben scritto che cela però la pigrizia nel dare una forma risolta a ogni relazione e ogni compagna messa in scena.

C’è l’insicura, quella apparentemente forte e realizzata, la vendicativa, la provocatrice, ma poco resta dietro queste immagini bidimensionali. Le dinamiche relazionali sono indagate con approssimazione, ogni storia è la fotocopia dell’altra e anche al pubblico allora risulta arduo calarsi nei panni dei personaggi in scena. C’è confusione, nella testa e nel cuore di Guy, ma anche nel pubblico che a fine rappresentazione ha l’impressione di aver assaggiato boccate differenti di una medesima pietanza.

Tuttavia, un plauso alla messa in scena che si è avvalsa di gradevoli espedienti in fatto di luci (ne coniugava alcune con gli abiti e dunque l’indole delle donne in scena di volta in volta) e di scenografia. A tal proposito, tutti i cambi – avvenuti rigorosamente a sipario spalancato – sono stati attuati in modo da amalgamarsi alla storia e alla sua ambientazione. Camere d’albergo composte da pezzi di mobilio che non mutavano mai, ma che venivano disposti diversamente di volta in volta da cameriere in divisa, evitando l’effetto staticità e claustrofobia e rendendo davvero l’impressione di aver cambiato location.

Nel complesso Some Girl(s) si lascia dunque seguire con piacere, tocca tematiche interessanti e offre vari spunti di riflessione, su ciò che siamo, su ciò che diveniamo quando interagiamo con l’altro, sulla complessità dell’amore e non solo. Lo fa senza appesantire. Parte della piacevolezza risiede infatti nel coniugare tutto questo con l’ironia e il riso con il registro tipico della commedia, che sarà anche amara sul fondo, ma che non tradisce il suo genere d’appartenenza.

Lo spettacolo continua
Piccolo Bellini
via Conte di Ruvo 14, Napoli
dall’11 al 28 dicembre
da mercoledì a sabato ore 21.15 – domenica ore 18.00

Some Girl(s)
di Neil LaBute
regia Marcello Cotugno
con Martina Galletta, Laura Graziosi, Bianca Nappi, Gabriele Russo, Roberta Spagnuolo
scene Luigi Ferrigno
costumi AnnaPaola Brancia D’Apricena
produzione Fondazione Teatro di Napoli

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