La comune

Al Teatro I di Milano Marta Cuscunà schiera sulla scena 12 teste mozze che rappresentano la società in-civile responsabile della violenza maschile contro le donne.

Marta Cuscunà, giovane attrice di Monfalcone, arruolata nella Fies Factory, ha molte frecce nella sua faretra: autrice di testi intelligenti, attrice sui generis, moltiplica la sua identità in un manipolo di pupazzi che ama manovrare e doppiare. Sorry, Boys è il terzo e ultimo atto del progetto sulle Resistenze femminili: dopo la storia di Ondina Peteani, una giovane staffetta partigiana (E bello vivere liberi!) e dopo la ricostruzione della vita di un convento Clarisse a Udine nel ‘500 in La semplicità ingannata, Marta Cuscunà si rivolge a un fatto recente, di cronaca, che ha incuriosito la stampa internazionale.
2008, Massachusetts, Glouster: nel liceo cittadino diciotto ragazze minorenni restano contemporaneamente incinte. La scuola è di fatto posta sotto assedio dalla stampa e dalle televisioni, il preside si barrica nell’infermeria dell’edificio, i genitori delle ragazze sono sconvolti. Si sospetta che non si tratti di un fatto casuale, ma di un patto esplicito delle ragazze che hanno deciso di formare una comune tutta femminile.
Lo spettacolo indaga su questo episodio imbarazzante e mette al muro (alla lettera) da una parte i giovani padri, inconsapevoli di quel che sta accadendo, dall’altra cinque genitori, il Preside della scuola, la dottoressa che per prima ha diagnosticato le gravidanze: dodici teste mozze, piuttosto realistiche per quanto caricaturali, incastonate come dei trofei di caccia, cui Marta Cusconà dà voce e movimento. Al centro del palcoscenico un grande cellulare in cui sono riportate poche battute delle ragazze, che dialogano tra di loro o rispondono ai loro genitori e ai loro boyfriends come se fossero su whatsapp. Marta Cuscunà è impietosa nel raccontarci il falso perbenismo dei padri e delle madri, l’inconcludenza delle autorità scolastiche, la pochezza e l’immaturità dei cinque ragazzi (ricevono la notizia della loro paternità mentre guardano insieme un film hard e discettano di pratiche erotiche). Sorry, Boys fortunatamente non si limita a raccontarci una storia bizzarra, degna di un rotocalco, individuando lo stretto rapporto che lega maschilismo e ignoranza. E va anche oltre, nella certezza che esista una spiegazione razionale dei fatti di Glucester, che non possono essere derubricati come una semplice curiosità della cronaca, perché quella storia ha valore di esempio e di monito.
L’autrice ha scoperto un documentario, Breaking our silence, in cui il capo della polizia denuncia il fatto che in quella ridente cittadina balneare di soli 30000 abitanti il dipartimento aveva ricevuto 380 chiamate per violenza maschile domestica in un anno e 179 arresti. Per sensibilizzare l’opinione pubblica 500 maschi di Gloucester si erano sentiti in dovere di organizzare una protesta contro la violenza maschile. Cuscunà collega la marcia degli “uomini contro la violenza” allo scandalo delle 18 ragazze incinte, che così acquista ben altro significato: non un bizzarro patto tra adolescenti, ma una proposta utopistica: un brave new world da cui la violenza maschile è definitivamente bandita.
Marta Cuscunà è bravissima nel dar voce alla società civile di Gloucester: il coro dei cinque teeenager, ognuno con un suo tic linguistico e un ossessione mentale che lo caratterizza; non meno efficace il ritratto del mondo adulto: maschilismo becero, una continua violenza linguistica rivolta soprattutto alle donne, razzismo di bassa lega si mescolano alla inettitudine delle figure di potere. La scrittura drammaturgica è vivace, incalzante, la realizzazione virtuosistica: Marta Cuscunà non perde mai il controllo del suo coro di personaggi, passando da uno all’altro con immediatezza fulminea.
Peccato solo che a lungo andare il gioco si faccia prevedibile, che le dodici teste mozze ispirate dalla serie fotografica We are beautiful, realizzate da fotografo francese Antoine Barbot nel 2012, per quanto abilmente manovrate, ci facciano rimpiangere quel corpo dell’attore (o del burattino) che qui ci è per scelta sottratto. E che la voce dell’utopia, quella delle ragazze, sia confinata a poche insignificanti battute su un cellulare.

Lo spettacolo è andato in scena al
Teatro I

Via Gaudenzio Ferrari 11
Milano
dal 28 settembre al 3 ottobre

Sorry, Boys
Dialoghi su un patto segreto per 12 teste mozze
di e con Marta Cuscunà
progettazione e realizzazione teste mozze Paola Villani
assistenza alla regia Marco Rogante
disegno luci Claudio “Poldo” Parrino
disegno del suono Alessandro Sdrigotti
animazioni grafiche Andrea Pizzalis
costume di scena Andrea Ravieli
co-produzione Centrale Fies
con il contributo finanziario di Provincia Autonoma di Trento, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
con il sostegno di Operaestate Festival, Centro Servizi Culturali Santa Chiara, Comune di San Vito al Tagliamento Assessorato ai beni e alle attività culturali, Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia
distribuzione Laura Marinelli

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