Ragazze e ragazzi del ’66

Al rinnovato Teatro Niccolini di Firenze va in scena, in prima nazionale, Sotto una gran piova – l’alluvione 50 anni dopo, ideato e scritto dai giornalisti Sandro Bennucci, Marcello Mancini e Massimo Sandrelli.

Firenze è vestita a festa in questi giorni, per il 50° dell’alluvione del 1966. In visita anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che a Palazzo Vecchio, nel Salone de’ Cinquecento, inaugura ufficialmente l’anniversario alla presenza delle autorità e degli Angeli del fango, gli studenti arrivati da tutto il mondo per aiutare nel tragico evento, i fiorentini, a spalare il fango misto a nafta e liquami fognari.
Due settimane di eventi, spettacoli teatrali, mostre fotografiche e siti artistici aperti gratuitamente al pubblico, per far conoscere ai cittadini più giovani e ai turisti di passaggio quello che l’Arno riuscì a spazzare via in poche ore, oltre alla solidarietà e al lavoro alacre degli alluvionati di quei giorni. «Il vero volto dei fiorentini si svelò in quei giorni», afferma da un vecchio video, proiettato alle spalle degli attori, il sindaco Piero Bargellini, aggiungendo: «né lacrime, né sgomento, ma grande dignità e subito al lavoro».

Più che uno spettacolo teatrale, Sotto una gran piova, è un commovente e coinvolgente documento storico, soprattutto per i fiorentini che allora, giovani o meno, erano presenti al disastro compiuto dall’Arno.
Sul palco quattro attori della Compagnia delle seggiole prestano la voce ad altrettanti protagonisti di quel 4 novembre 1966: Piero Bargellini, l’allora sindaco di Firenze; Enrico Mattei, direttore del quotidiano La Nazione; un sedicenne fiorentino che “mai aveva potuto veder prima tanto scompiglio”; e la voce femminile di Sabrina Tinalli che, ora in fiorentino popolare, ora in registro più alto, richiama tipiche, ironiche espressioni dal vocabolario toscano.
Alle loro spalle, un video ripercorre le testimonianze dei personaggi che hanno messo Firenze al centro del mondo in quei giorni, mentre l’acqua sommergeva molti quartieri centrali e le carcasse di auto e animali correvano per le strade della città travolte dalla piena. E se le massime autorità a Roma non avevano ben compreso la gravità dell’emergenza fiorentina; Bargellini e Mattei, ognuno nei propri ruoli istituzionali e professionali, seppero scuotere i palazzi ministeriali che, nonostante gli accorati appelli, fecero arrivare mezzi e soldati in aiuto solo diversi giorni dopo lo straripamento del fiume, e a seguito della visita dell’allora Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat.
Molti i personaggi famosi che si adoperarono per divulgare la notizia della sventura dei fiorentini e dell’immenso patrimonio artistico finito sotto migliaia di metri cubi di fango. Ted Kennedy, in visita istituzionale in Svizzera, si precipitò a Firenze; Richard Burton, in un sorprendente discorso in ottimo italiano, corredò un documentario girato da Franco Zeffirelli, per un appello al mondo. E poi Indro Montanelli, l’artista Frederick Hart, oltre a personaggi meno popolari, ma esperti storici di alto livello, si preoccuparono di sensibilizzare i loro Paesi nei confronti della patria del Rinascimento e delle sue opere d’arte finite sott’acqua.
«Uno shock culturale violentissimo» risponde al microfono, in diretta nazionale prima dello spettacolo, Luca Bellingeri, direttore della Biblioteca Nazionale di Firenze, alle domande di Marino Sinibaldi, direttore di Radio Rai 3: «che suscitò un’emozione globale. Un milione e trecentomila libri distrutti, di cui quattrocentomila giornali, anche se molti, fortunatamente, sono poi stati risanati».
Sul palco il Cristo del Cimabue troneggia come emblema della distruzione compiuta dall’acqua, ma anche del recupero e del restauro di opere d’arte di immenso valore storico.
Gli Angeli del fango, così soprannominati per il loro contribuito a salvare i beni artistici fiorentini, arrivarono allora da tutto il mondo; Peter Mallory, sul palco del Teatro Niccolini, era uno di loro, giovane studente statunitense di Storia dell’arte, che si precipitò a Firenze subito dopo l’appello del suo professore universitario. Con un italiano stentoreo racconta commosso la sua esperienza fianco a fianco dei fiorentini. Altri come lui, in città per studio, con quel legame così forte allora stretto con Firenze, mai più se ne andarono.

L’idea dello spettacolo-documentario è di tre giornalisti, Sandro Bennucci – ex redattore capo del quotidiano cittadino La Nazione, dove ha lavorato per 40 anni, sin da prima della grande alluvione; Marcello Mancini, ex direttore de La Nazione; e Massimo Sandrelli, noto giornalista sportivo toscano. Proprio dagli archivi del quotidiano è iniziata la loro ricerca dei documenti e delle cronache del novembre ’66, proseguita con le testimonianze raccolte nei diari dei cittadini e attraverso i loro ricordi, fino a mettere insieme una serie di momenti indimenticabili – riadattandoli a spettacolo teatrale con l’aiuto di Sabrina Tinalli.
A sorpresa, seduto in platea del Teatro Niccolini, il noto cantautore Antonello Venditti: anche lui, diciassettenne Angelo del fango corso in aiuto a Firenze, di nascosto alla madre ma con il consenso del padre allora vice-prefetto di Roma, è nuovo socio della rifiorita Accademia Drammatica degli Infuocati. Istituita nel 1648 per mano di Don Lorenzo de’ Medici e un gruppo di teatranti, ospitata in un immobile in via ex del Cocomero, oggi Teatro Niccolini, ha ripreso a vivere grazie al restauro del teatro e ha ricominciato la propria attività proprio in occasione del 50° anniversario dell’alluvione di Firenze.

Foto di Laura Sestini

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Niccolini

via Ricasoli, 3 – Firenze
venerdì 4 novembre, ore 20.15

Accademia degli Infuocati in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana presentano:
Sotto una gran piova – l’alluvione 50 anni dopo
di Sandro Bennucci, Marcello Mancini e Massimo Sandrelli
adattamento Sabrina Tinalli
con gli attori de La Compagnia delle Seggiole, Fabio Baronti, Luca Marras, Andrea Nucci, Sabrina Tinalli
musiche Francesco Morettini
luci Samuele Batistoni
video Francesco Lepori
audio Daniele Nocciolini
assistente all’organizzazione Marco Vichi
riprese video Vulmaro Secchi
fornitura e assistenza tecnica Tecnoconference – Firenze
modello del Duomo Giancarlo Mancini
regia Fabio Baronti e Massimo Sandrelli
con il contributo Fondazione Cassa Risparmio Firenze, Opificio delle Pietre Dure, Andrea Jengo e Angela Motta (sede Rai Toscana), Teche Rai, Costantino Paolini (CP and Partners Music), Linda Campani, Foto Torrini, New Press Photo, Franco Mariani, Sandro Bianchi, Emanuele Barletti, Lorenzo Auzzi, Giorgio Conti, Marco Sartini, Gabriele Rogai, Cristian Casci, Giuliano Ragonesi, Luciano Dreoni, Pasquale Casertano, Franco Faldi, Roberto Germogli, Franco Casini, Alessandro Bucelli e Mediateca Regionale

1 commento

  1. Mi sembra che sia colto il vero spirito dell’idea. Non siamo e non volevamo essere dei drammaturghi. Da cronisti abbiamo cercato di recuperare brandelli di memoria e, grazie a tutti gli altri (la splendida compagnia delle seggiole in particolare) tributare un gesto d’amore per Firenze, massimo sandrelli

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