Il Teatro i ospita, a Milano, una produzione dell’Accademia degli Artefatti: otto pièce firmate da Mark Ravenhill.


Gli ingredienti: una serie di capolavori della letteratura o della cinematografia occidentale; una scadenza improrogabile: uno spettacolo diverso per ognuno dei 16 giorni del Festival Internazionale di Edimburgo; un tema di fondo: la tragedia classica rivisitata nell’ottica della guerra contro il terrore – la battaglia che segna la cifra ideologica dell’Occidente contemporaneo.

Il risultato: 17 spettacoli brevi (di circa un’ora), che hanno la forza del dramma Shakespeariano – rivalutato da Mark Ravenhill negli ultimi anni – e il respiro di un’attualità che ammorba l’aria che si respira.

Ogni pezzo è a se. Noi di Persinala abbiamo assistito a Delitto e Castigo, messo in scena al Teatro i, domenica: tragedia moderna in bilico tra ricostruzione realistica dei fatti e trasposizione eterna dei temi. In una sala per interrogatori, dalla quale il pubblico è separato da un vetro – così come ci hanno abituato i telefilm polizieschi – si confronta una donna irachena, moglie e madre, che ha perso sia il marito che il figlio, e il suo liberatore, un soldato statunitense.

Frasi smozzicate e confessioni estorte dipingono frammenti di verità in ordine sparso: la cronaca dell’abbattimento della statua di Saddam, i ricordi delle contestazioni in piazza per la democrazia, la speranza suscitata dall’arrivo delle truppe Usa, la persecuzione negli anni del regime, la distruzione e la morte portata dai cosiddetti liberatori. Gli inferni privati e collettivi di un popolo.

Ma aldilà dell’interrogatorio, la pièce mette in scena simbolicamente il bisogno di amore, cioè di accettazione e legittimazione, delle potenze occidentali, che in nome della loro forma di democrazia vorrebbero conquistare tutti i mondi possibili.

Spettacolo intenso, dotato di diversi piani di lettura, a tratti sgradevole perché tocca le piaghe infette della nostra malata visione del mondo, interpretato con misura e intelligenza da Caterina Silva e Fabrizio Croci. Da notare anche il tableau vivant del finale.

L’Accademia degli Artefatti ha infatti il merito di contaminare il teatro con i mezzi propri delle arti figurative, usando installazioni e tòpoi della performance, in grado di creare uno spettacolo nello spettacolo, grazie alla scelta straniante e pop di contrapporre le scritte al neon – che rimandano ai tubi di Mario Merz – lo sventolio delle bandiere irachena e statunitense, e le note di The Power of Love dei Frankie Goes to Hollywood.

Spara, trova il tesoro e ripeti
regia Fabrizio Arcuri
traduzione Pieraldo Girotto, Luca Scarlini

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