Risate e commozione al Teatro della Cooperativa, spulciando tra le opere di Bertolt Brecht.

L’Italia è un Paese davvero strano. In televisione e al cinema si vedono sfilare luoghi comuni e attori mediocri che stentano a recitare una battuta con un minimo di credibilità. Eppure basta gettare il telecomando sul divano e uscire di casa per una sera e si scopre che perfino una città grigia come Milano è costellata da oltre 50 teatri, molti dei quali periferici e poco conosciuti, che tentano il radicamento nei quartieri – obiettivo del quale parlano tanto i politici in campagna elettorale – e che meriterebbero di essere frequentati anche dagli habitués del centro dato che offrono ottimi spettacoli e talenti che fanno ricredere sul livello del panorama attorale italiano.

Uno di questi luoghi “magici” è il teatro della Cooperativa, in zona Niguarda – che in questi giorni riceve dalla Presidenza della Repubblica la medaglia d’oro per lo spettacolo Nome di Battaglia Lia. Un teatro che da alcuni anni fa un lavoro importante sul territorio e dove lavora, sotto la direzione di Renato Sarti, Marta Marangoni, una di quelle giovani interpreti in grado non solamente di recitare – ovvio quanto per un’infermiera fare un’iniezione – ma di cantare, mimare, firmare una scenografia o i testi di uno spettacolo.

Marangoni, con Piero Lenardon e Fabio Wolf Dibenedetto mettono quindi in scena, senza alcun timore reverenziale né per Brecht né tanto meno per Strehler, stralci di opere e poesie del maestro tedesco, canzoni di Kurt Weill – che collaborò con il drammaturgo in L’Opera da tre soldi, Happy End e Ascesa e caduta della città di Mahagonny – riuscendo perfino a teatralizzare il famoso o famigerato metodo brechtiano. Perché, ammettiamolo pure, quanti sanno cosa significa recitazione epica e in cosa si differenzia dall’immedesimazione alla Stanislavskij?

Quanti si chiedono oggi a cosa serve la tecnica dello straniamento – più che mai attuale in un universo mondo dove ci viene continuamente chiesto di com-partecipare emotivamente (mai intellettualmente) alle disgrazie dei naufraghi dell’Isola dei Famosi ma di disinteressarci di quelle dei boat people che sbarcano sulle nostre coste in cerca di lavoro?

Ma se qualcuno, leggendo questa recensione, pensasse che lo spettacolo è un insieme barboso di enunciati teorici sbaglierebbe perché questa pièce è un perfetto meccanismo scenico capace di raccontare con poesia e ironia una storia: quella di un attore alcolizzato, una cantante di cabaret incinta e un pianista che girano l’Europa – come un tempo facevano gli attori della Commedia dell’Arte italiani – e là dove si fermano, con il loro carretto, ricreano la magia del teatro.

Un teatro di canzoni, musica e parole. Un teatro consapevole perché questo era l’obiettivo di Brecht: risvegliare la coscienza critica di attori, spettatori e dell’insieme della nostra società, allora – come oggi – assopita.

Sapiente l’uso del carretto che raccoglie articoli disparati in grado di evocare l’atmosfera di Mahagonny e quella di Tempi Moderni, che si trasforma in teatro dei burattini e funge da scenografia semplicemente grazie alla sua capacità di materializzare un certo modo di fare teatro, quello delle piazze e dei saltimbanchi, che divertivano il pubblico irridendo il potere.

Uno spettacolo godibilissimo, in grado di divertire e far pensare, mai pedagogico ma molto intelligente.

Lo spettacolo continua:
Teatro della Cooperativa
via Hermada 8 – Milano
fino a domenica 18 aprile
orari: feriali ore 20.45, domenica ore 16.00

Stasera Brecht! (Per due attori e un piano solo)
liberamente tratto da Bertolt Brecht
di e con Piero Lenardon e Marta Marangoni
musiche in scena a cura di Fabio Wolf Dibenedetto
scenografia Marta Marangoni
costumi Giulia Revolo
produzione Teatro sul Filo – Filarmonica Clown

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