Disturbare la visione trimensionale

17eLe Théâtre Nouvelle Génération e la Biennale de la danse di Lione presentano Stéréoscopia, una breve opera del commediografo Vincent Dupont. Seminare il dubbio e l’incomprensione visiva sono due degli obiettivi perfettamente raggiunti da questo spettacolo.

Coniato dal gesuita François D’Aiguillon, il termine “stereoscopia” si riferisce alla funzione binoculare della visione umana, mentre i primi disegni “stenografici” vennero concepiti da Giovanni Battista della Porta e Jacopo Chimenti. E proprio Chimenti fornisce il supporto fondamentale della pièce di Vincent Dupont. Gli esperimenti del pittore toscano alla ricerca di una tecnica per suggerire la tridimensionalità, vengono metabolizzati dal coreografo francese in questo lavoro del 2014, presentato durante la Biennale de la danse che si sta svolgendo in questi giorni a Lione.

La scena è divisa verticalmente in due e i due campi visivi suggeriscono quella che si para dinnanzi a noi è la visione umana binoculare. Vi è però un’importante variazione rispetto a quest’ultima: questa visione non converge verso un punto, ma diverge verso due rettangoli visivi che chiedono uguale attenzione. Se nella pièce di Sciarroni si trattava di uno sguardo esitante, in questo caso lo sguardo diviene dinamico, lavora in un va e vieni tra la parte destra e la parte sinistra della scena. Il ping-pong visivo lavora la stereotipia aprendola e divergendola. Inizia, dunque, un’osservazione fatta di continui rimandi e di confronti. Le due figure, inizialmente semplici mucchi informi che prendono vita fino ad assumere la forma di futuristici e nerissimi cowboy che calzano un grande galero, ingaggiano un duello che, a tratti, sembra quello classico di un film comico nel quale un sosia cerca di illudere il protagonista ricopiando specularmente i suoi gesti, fingendo che questi si trovi dinnanzi a uno specchio. Ma questo duello si rivela essere qualcosa di leggermente diverso. Impercettibili slittamenti pongono le due figure su due temporalità vicinissime ma non perfettamente combacianti, come se uno dei nostri occhi faticasse a seguire la realtà che si sta svolgendo innanzi ad esso.

Immersi in un mondo asettico, che ricorda certe visioni futuristiche concepite dalla cinematografia fantascientifica, le due figure scrivono una visione binoculare non perfetta, fino ad un punto di rottura che fa esplodere la finzione scenica e che dà il là ad una danza meccanicistica, dalla quale ogni contatto fisico è strettamente bandito. Rumori apocalittici contrastano con la perfezione opalescente del decoro, ma suggeriscono perfettamente che questa realtà asettica può essere incrinata. E la rottura avviene proprio attraverso l’infrangersi della regola del non tangere. Muniti di due strumenti che assomigliano tanto a delle lance quanto a delle canne da pesca, le due figure ritrovano una visione perfettamente combaciante con l’obiettivo di fendere il muro che le contiene e che le mantiene in questa realtà aliena. Il gesto del toccare è catastrofico: esse saranno risucchiate per scomparire nel nulla, prima che un fantasma (che ricorda la Vergine Maria) faccia la sua apparizione concludendo la pièce.

Vincent Dupont con Stéréoscopia non vuole raccontare nessuna storia, ma accompagnare lo spettatore in un mondo assurdo del quale ignora completamente regole e grammatica. Il risultato è un’opera raffinatamente perturbante.

Dans le cadre de la 17éme édition de la Biennale de la danse, Vincent Dupont nous propose Stéréoscopia, un spectacle qui installe une inquiétante étrangeté par le biais d’une simple vision binoculaire. Des petits écarts, des correspondances manquées, font de ce spectacle un moment de perturbation visuelle élégante et troublante.

Lo spettacolo va in scena:
Théâtre Nouvelle Génération – TNG
23 rue de Bourgogne – Lione
dal 20 al 24 settembre 2016

La Biennale de la danse presenta
Stéréoscopia
creazione 2014
concepito da Vincent Dupont
con Ariane Guitton, Aline Landreau
musiche e suoni Maxime Fabre
luci Arnaud Lavisse
dispositivo scenico Vincent Dupont, in collaborazione con Sylvain Giraudeau e Marc Chevillon
costumi Morgane Dufour ed Éric Martin
concezione voci Valérie Joly

produzione J’y pense souvent (…)
coproduzione Centre chorégraphique national de Rillieux-la-Pape pour Bamboo réseau européen, Théâtre de Nîmes Scène conventionnée pour la danse contemporaine, Théâtre de la Ville Paris, Espaces Pluriels Scène conventionnée danse-théâtre Pau, Le Vivat Scène conventionnée danse et théâtre Armentières, Le Carré-Les Colonnes Scène conventionnée Saint Médard-en-Jalles / Blanquefort con il supporto di Arcadi Île-de-France / Dispositif d’accompagnements

corealizzato con il Théâtre Nouvelle Génération – TNG

www.biennaledeladanse.com
www.tng-lyon.fr

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