Stitching (Lo strappo)

Abby e Stuart sono due innamorati e due guerrieri senza sconti né compromessi che affrontano una crisi di coppia e si fronteggiano pelle contro pelle. Ma le parole sono aghi micidiali.

Il REP del Gruppo Danny Rose festeggia il suo primo mese di vita. Un bilancio più che positivo. Il gruppo è riuscito a coniugare la qualità dei massimi teatri di circuito con la libertà creativa e l’irriverenza della sperimentazione che è la prerogativa degli indipendenti. L’atmosfera che si respira nel piacevole Teatro Spazio Uno di Roma ha un che di altero, da circolo di golf, ma resta conviviale e, soprattutto, stimolante. Si percepisce l’entusiasmo di esserci (in quanto agente non limitato al presenzialismo) e il fermento creativo. Altra valle, altra aria, più sana. Chissà che lo spirito di supporto e condivisione non arrivi a contagiare, un giorno, l’intero ordine dei sacerdoti teatrali e si possa comporre una linea compatta a fronte di una politica sciagurata e un pubblico quanto meno disorientato. Gli spettacoli della Compagnia di Repertorio sono l’esempio di buoni allestimenti che la platea guarda senza storcere il naso davanti a istrionismi o carenze, ma concentrandosi su parole, sensazioni e significati. Non fa eccezione quest’ultimo, Stitching, adattamento tratto da un testo del 2002, scritto da un enfant terrible della drammaturgia britannica, lo scozzese Anthony Neilson. Chi lo conosce probabilmente ha viaggiato all’estero o è incappato in Il Censore di Antonio Sixty [https://teatro.persinsala.it/il-censore/5739] al Teatro Litta di Milano, eppure Neilson è un autore prolifico e scandaloso, che non passa certo inosservato. Presentato al Fringe Festival di Edimburgo, Stitching ha suscitato inarrestabile disgusto negli spettatori particolarmente sensibili che hanno lasciato la sala su due piedi. In effetti i dialoghi della coppia protagonista non vanno tanto per il sottile, sfiorano l’imprecazione a Dio, accostano la libidine ad Auschwitz, tirano su la gonna alla buona creanza, affondano i denti con violenza, beffano gli isterismi della vita di coppia, se ne infischiano del rispetto e snocciolano esplicitamente desideri sessuali tanto perversi e morbosi da straripare nella disperazione. Tutto nella stessa opera aggressiva al punto che l’isola di Malta ne ha proibito la rappresentazione.
Paolo Sassanelli e Camilla Filippi si scannano sul palco in una messa in scena concepita partendo da una regia di Pierpaolo Sepe. Undici capitoli rabbiosi, discontinui, che sembrano andare in un verso e vanno all’opposto; che iniziano con i divertenti dubbi se portare avanti una gravidanza e finiscono in un dramma nero. L’intenzione è riflettere sulla possibilità effettiva di ricucire gli strappi, rimettere insieme i pezzi di una coppia che non riesce a trovare una tregua né un accordo, che si prende a schiaffi piuttosto che comunicare, perché è così che hanno impostato il rapporto, questa è la modalità del loro amore, o meglio, un modo per affrontare il dolore. Ci sono momenti leggeri, anzi costituiscono le parti dello spettacolo più efficaci e meglio rese, perché gli elementi drammatici appaiono sproporzionati, atterriscono. Nella versione del REP un vago senso di straniamento dipende da alcune scelte testuali. Sebbene la traduzione porti la firma autorevole di Pino Tierno, non è chiaro il perché si sia deciso di non calare nel contesto italiano alcuni elementi. Per esempio, quando nella foga di una discussione i protagonisti nominano il college la tensione si smorza immediatamente, diventano due estranei in una serie TV. Stitching è uno spettacolo costruito per esplodere, pungolare gli spettatori con la punta di coltelli, afferra il pubblico e lo scuote come per svegliarlo dal torpore. Sassanelli e Filippi portano a conclusione lo spettacolo senza ferite, due del mestiere, bravi e parecchio calati nei singoli ruoli, ma per immaginarseli come coppia tormentata da una passione violenta servirebbe una sutura.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Spazio Uno
vicolo dei Panieri, 3 – Roma
martedì 30 ottobre e mercoledì 31 ottobre, ore 21.00
(durata 1 ora circa senza intervallo)

Stitching (Lo strappo)
di Anthony Neilson
con Paolo Sassanelli, Camilla Filippi
regia di Pierpaolo Sepe
ripresa da Paolo Sassanelli
aiuto regia Sara Pantaleo, Rachele Minelli
traduzione Pino Tierno
effetti visivi Luciano Scarpa

REP la compagnia di repertorio continua:
fino a domenica 25 novembre 2012
http://www.gruppodannyrose.com/

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