Il Sud, dappertutto

Teatro EraAl Teatro Era di Pontedera debutta il nuovo lavoro di Michele Santeramo con i cortometraggi di Vito Palmieri e le musiche di Sergio Altamura

“Dappertutto è Sud”, fa così una battuta nel testo. Riproposta, in anafora, nel corpo e nel corso della stesura. Un Sud che vuol dire nostalgia. Un percepito senso di meravigliosa incompiutezza. Quel pensiero a una terra, che si lasci o si occupi, a tratteggiarne contorni netti o sfuocati a seconda se ci si sta dentro, come sta un attore sul palco, o si è terzi, guardando – per continuare di metafora – da spettatori e spettanti. A dire dei peccati di certe latitudini si rischierebbe di stereotipare, di fare nenia per pose e denunce balbuzienti e sterili. Ricrearne, piuttosto, e materializzare invisibilmente grumi e umori di un tessuto gravido d’umanità, di verità, di società non organizzate o pianificate: un dilatato movimento sociale, spaziale, temporale lento e il più delle volte senza concreti traguardi, un arbitrio inconsapevole. Al di là di frontiere ideologiche e idiozie di razza e di appartenenza.
Santeramo si serve della parola (per pura e magnifica predisposizione naturale) a riprodurre scenari invisibili per ascolto empatico e potente suggestione immaginifica. Senza scene e oggettivazione materica. Senza plasticità o esuberanze recitative. Vicenda e senso. Ethos e logos. Significanti e significati, proposti in divaricazione minima, per cui accedere senza scervellarsi o decodificare. E metafore, sinestesie, chiasmi. Il corpo, dialettico e scenico, per assenza. Ciò che si vede senza essere presente.
Una storia di calcio e d’amore. Pane per popolo. In un Sud forse specifico, ma prolungato. Come prolungati i paesaggi descritti per evocazione dell’agire dei personaggi. Un protagonista, una donna amata, una necessità che porta l’uditore all’ascolto curioso, antagonisti minori, un campo (di gioco e di battaglia), una fine. E un inizio, drammaturgico, dalla fine… Non solo questione di tecnica. Significare.
Nessun personaggio ruba la scena, né è caratterizzato per rispondere di circostanza nella drammatizzazione. La parola di scena si sussegue e si ritorce su se stessa, si fa rotonda o greve, si ferma, prende respiro, si annoda in incidentali e scivola in oggettive. A fraseggiare (calcisticamente parlando) tra dipendenza e indipendenza lessicale. Per dirla in altri modi, l’ascolto risulta molteplice e non indirizzato. Si è esauditi, saziati, anche da brevi brani. Colmi di senso e sapori dell’opera intera.
E la figura, la teatralità, lo spessore verticale indotto. L’autore/interprete a volersi defilare per riempire lo spazio di suono. Una chitarra, di Sergio Altamura, a fare da verso musicale, il fondale in video proiezioni. Sfuocate, inizialmente, nitide e in bianco e nero in corso drammatico. L’altro livello di proiezione del reale, da cui la scena attinge e trasmuta, senza bombardamenti di sorta. Antitesi allo stato attuale di consumo d’immagini e parole di sveltina.
Trasuda un immaginario di codici (sociali), limiti, condizioni evitando il commento e la presa di posizione. Certamente il drammatizzare da un palco è parlare a qualcuno. E prendere parola è un atto politico. Frontale.
E il ricreare immaginifico e invisibile, altera la percezione in una tridimensionalità sovrapposta alla visione. Si vede un autore, sul palco, un leggio e lo sguardo verso il pubblico e la platea. Un musicista a fianco, un fondale di immagini. Ma ciò che si guarda, è altro, una storia, una terra, giocate mirabolanti e sentimenti in materia silente.
In leggerezza. Per trasporto e comunanza.
La parola dal palco a ricreare l’uomo. Dentro e fuori da sé.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Era

Parco Jerzy Grotowski
via Indipendenza – Pontedera
sabato 13 ottobre 2018, ore 19.00

Fondazione Teatro della Toscana ha presentato:
Storia d’amore e di calcio
di e con Michele Santeramo
regia cortometraggi Vito Palmieri
musiche originali Sergio Altamura
montaggio corti Paolo Marzoni
assistente al montaggio Clara Pellizzi
sala montaggio Maxman Coop
progetto video Orlando Bolognesi
costumi Chiara Fontanella

www.teatroera.it

 

 

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