L’one woman show della funambola ispirata

Teatro-Quirino-roma-80x80Storie di Claudia svela la verità più grande: raccontare storie è il privilegio dei privilegi. E la versatilità della Gerini nel farlo stupisce e seduce su tutte le corde (letteralmente).

Periodo di grande fervore per il teatro al femminile. Sempre più spesso le attrici italiane reggono la scena da sole o quasi: abbiamo visto di recente Micaela Esdra protrarre l’ardua interpretazione di un testo non facile di Bernhard per quasi tre ore, Cinzia Leone disorientare da outsider il pubblico con la sua ironia debordante, Iaia Forte indossare addirittura abiti maschili per regalarci il suo Sorrentino… L’one woman show imperversa insomma nel nostro Paese, e tocca ora il suo culmine istrionico con Storie di Claudia, in programma al Teatro Quirino, spettacolo rutilante in cui l’attrice si sbizzarrisce nel regalarci se stessa.
Per sano senso dell’equilibrio ci piacerebbe quasi scrivere ogni tanto qualcosa di cattivo, ma proprio non lo si può: in un’ora e mezza d’intensa presenza scenica, la Gerini canta, danza, imita, parodizza, e, ripercorrendo la sua carriera, dagli esordi televisivi al cinema, ci fa sognare, ricordare, immaginare, ridere, sorridere, pensare, emozionare… Ha le physique du rôle per tenere oggi la scena da sola, e non solo lo dimostra ampiamente, ma intuiamo dalla sua sicurezza che ne sia ben consapevole: ne ha fatta di strada, ha modulato la voce, ammorbidito l’incedere, sfumato la recitazione. Agile e aggraziata nel passare da un personaggio all’altro, da una fase della vita alla successiva, seppur tra brillanti fughe a ritroso, Claudia si reinterpreta incantando il pubblico attraverso tutte le risorse del suo estro, persino mostrandoci i fuoriscena meno appetibili della vita d’artista: memorabili la sequenza del red carpet – in cui il sogno di diventare principessa rischia di lasciarsi stritolare dalle logiche avvilenti di un mercificante star system – o il provino dell’amica Deborah, ovviamente con l’acca, ovviamente stereotipo incontenibile dell’adolescente alla ricerca di riscatto mediatico alla corte di un Boncompagni in senso etimologico osceno, cioè fuori scena, invisibile, e tuttavia paradossalmente convincente e realistico.
Almeno una citazione poi per il siparietto dell’intervista continuamente interrotta dalle telefonate di un figlio inesorabile nel richiamare l’attrice ai suoi doveri materni. Tuttavia rivelare la trama che lega le storie dello show, o descrivere i personaggi che le animano e si animano sulla scena, sarebbe sciupare l’effetto sorpresa, il gusto ingenuo della rêverie, il piacere della scoperta.
Basti pensare che la performance conclusiva della Gerini è una danza aerea dove l’essere sospesi, oltre che inequivocabile sottolineatura delle grazie della nostra attrice, rappresenta la sfida sottesa a ogni metamorfica recitazione al femminile: vabbè volteggiare aggrappate a corde o veli, ma è la solidità del nodo che ci regge – e che l’attrice lega sul palco davanti ai nostri occhi – a fare davvero la differenza, la si chiami determinazione, ispirazione, volontà, dedizione, coraggio. Chapeau alla regia per l’efficacia con cui ha saputo dircelo in un unico gesto.

Lo spettacolo continua
Teatro Quirino
via delle Vergini 7, Roma
fino al 17 gennaio
ore 21.00; mercoledì e domenica ore 17.00

Storie di Claudia
di Giampiero Solari, Claudia Gerini, Paola Galassi, Michela Andreozzi
regia di Giampiero Solari
con Claudia Gerini
musicista in scena Davide Pistoni
arrangiamento e direzione musicale Leonardo De Amicis
video-scene Giuseppe Ragazzini
scene Patrizia Bocconi
coreografie Roberta Mastromichele
costumi Nicoletta Ercole
luci Gigi Saccomandi

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