Un ritratto letterario della Sicilia Novecentesca

Luigi Lo Cascio ci porta nel cuore della terra siciliana e nel suo spirito attraverso i versi dei suoi poeti del Novecento.

In uno spazio scenico semivuoto, sono i versi dei poeti siciliani a portare lo spettatore in un’altra dimensione, quella del racconto e della poesia, mai del tutto valorizzata dal teatro e dal mondo dello spettacolo in generale. Per Lo Cascio si tratta, invece, di un rituale da riportare in auge, per cui battersi, soprattutto se le letture in questione sono quelle di poeti e autori siciliani, che plasmano la lingua in una maniera sicuramente complessa e forgiata ma allo stesso tempo elegante e straordinaria. Secondo Lo Cascio infatti i siciliani scrivono a prescindere, come a voler compiere, scrivendo, una ricerca di se stessi.
Gesualdo Bufalino, uno dei primi autori ad essere letto, era sicuramente uno di questi: insegnante per una vita, si rivelerà scrittore solo a sessant’anni, grazie alla spinta di Sciascia che lo incitò a pubblicare il suo primo romanzo, Diceria dell’untore.

Le letture continuano con un grande spazio riservato a Pirandello, autore caro al nostro attore, per poi passare a Salvatore Quasimodo, Giuseppe Bonaviri, Lucio Piccolo, Salvo Basso, Angelo Maria Ripellino, fino ad arrivare ai più recenti Bonanno e Savatteri. L’attore siciliano commenta e introduce gli autori con semplicità e partecipazione, raccontando particolari e vicende che difficilmente trovano spazio sui libri di scuola, soprattutto perché, molti degli autori passati in rassegna sono raramente affrontati nei programmi. Tutti sono secondo Lo Cascio accomunati dal contrasto, sia nelle forme di scrittura, sia nei contenuti che affrontano.

Letture magistrali, che ricordano il gusto di un teatro perduto nel tempo, quello dell’attore concepito come artigiano della parola, che arriva alla specificità del personaggio, o in questo caso alla narrazione di storie e poesie, attraverso un lavoro minuzioso sulla parola, sui toni e i mezzi toni, sull’uso della voce e l’enfasi data all’una o all’altra frase, all’una o all’altra parola, all’una o all’altra sillaba. Giusto spazio è stato dato anche al dialetto: spesso e volentieri le poesie vengono recitate nella lingua madre siciliana per poi essere in seguito reinterpretate in italiano.

Il lavoro di Lo Cascio non è sicuramente di facile fruibilità per il pubblico, eppure la sala è quasi piena, e tra gli spettatori sono presenti anche molti giovani, e probabilmente un pubblico non abituato a frequentare i teatri.

Sarà la sua fama cinematografica a richiamare un pubblico così numeroso ed eterogeneo? Quasi tutti lo ricordiamo nelle sue interpretazioni dei film di Giordana, Martone, Bellocchio e lo associano a quei ruoli di personaggi coraggiosi che lottano per la giustizia e la libertà. Sarebbe, però, sicuramente inopportuno ricordarlo solo così, soprattutto perché è un attore che nasce dal teatro. Ci appare dunque inopportuno associare la fortuna di questo spettacolo alla sua notorietà nel mondo del cinema, dal momento che Sul cuore della Terra è presente nei teatri e nelle piazze italiane da parecchi anni.

Probabilmente la vera ragione di tanto successo è che le sue letture non risultano mai artificiose e prevedibili (come spesso accade nei format dei reading) ma ricordano invece il racconto fatto da un padre ai propri figli prima di andare a dormire, oppure, come suggerito dallo stesso attore, le vecchie comitive di attori dell’ Accademia, quando, a cena, si dilettavano a turno nell’interpretazione di versi e poesie.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Vascello
Via Giacinto Carini 78
giovedi 28 settembre
ore 21,00

Sul cuore della Terra – Poeti siciliani del Novecento
versi di Gesualdo Bufalino, Giuseppe Bonaviri, Salvo Basso, Angelo Maria Ripellino, Angela Bonanno, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo
con Luigi Lo Cascio
realizzato in collaborazione con Le vie dei Festival

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