Generazioni contemporanee: un timido incoraggiamento alla sopravvivenza

Giovanni Anzaldo debutta nella duplice veste di regista e sceneggiatore. Lo fa dirigendo anche se stesso e l risultato è un testo ben scritto, con un ritmo interessante ed estremamente equilibrato. Sullo stress del piccione inaugura con successo la promettente stagione del Teatro Argot di Roma.

Il Teatro Argot apre i battenti di questa nuova stagione con uno spettacolo che ben lascia sperare per il futuro di un certo tipo di teatro, quello fatto dai giovani ma che non è rivolto solo ai giovani stessi.
Sullo stress del piccione è un titolo curioso per un testo che esprime il disagio e le attuali difficoltà di una generazione precaria. Lo fa con disincanto e disillusione ma, al tempo stesso, esprmendo tutta la complessità di personalità che solo in apparenza possono sembrare superficiali e vuote.
Quattro i protagonisti di questa fotografia contemporanea che si incontrano e scontrano nel bar dei Brutti, luogo nevralgico in cui tutto si innesta. Ognuno di loro evidenzia una forte difficoltà nel creare e mantenere dei rapporti umani, un’insicurezza di fondo che trova sfogo nell’abuso massivo di tutte le droghe che ci circondano: dalle sostanze stupefacenti al fumo, all’eccesso di Facebook e della rete in generale come surrogato della conquista. Il vero inferno interiore – rappresentato sulla scena sempre con un tocco di ironia e di leggerezza, come testimonia la statua di un Cristo decisamente particolare con occhiali da sole e pollice all’insù – nasce nell’attimo immediatamente successivo alla presa di coscienza della volontà di cambiare. Tutti cercano una svolta, tutti riescono a guardare e a dare un nome alle proprie nevrosi: la consapevolezza del problema di solito è il primo passo verso la risoluzione, «un timido incoraggiamento alla sopravvivenza». E in effetti il tentativo del cambiamento c’è, ma la tragedia arriva nel momento in cui questo si rivela irto di difficoltà per caratteri estremamente fragili, non supportate da aiuti esterni – che siano la famiglia, gli amici, le istituzioni o un dio altro. Ed è così che il salto diventa in realtà un volo negato solo da se stessi, una non-volontà di uscire da quella che apparentemente è una zona di comfort per sperimentare altre strade.
Ecco allora che si accende il senso nascosto del titolo, Sullo stress del piccione, lo sforzo richiesto al piccione dalla capacità di mantenere la rotta costante e non perdersi. A questo punto la fuga diventa l’unica soluzione alla forte non-volontà di cambiare.
Giovanni Anzaldo, già apprezzato per le sue doti attoriali, tira fuori dal cappello uno spettacolo ben scritto e ben diretto, nel quale è scongiurato il pericolo di una eccessiva sua presenza a discapito degli altri tre protagonisti. Tutti gli attori – Anzaldo, Luca Avagliano, Francesca Mària, Giulia Rupi – si muovono con grande naturalezza e i loro personaggi sono ben delineati e definiti. I dialoghi sono asciutti, diretti, ironici e pieni di ritmo, tanto da far pensare che lo stesso Anzaldo-attore possa avere una versatilità tale da cimentarsi anche in ruoli meno dannati e più strettamente ironici. Il testo non ha in sé una trama vera e propria. Piuttosto è costruito per quadri che la regia segue alla perfezione, puntando i riflettori su squarci di storia ora di Alessio, ora di Laura poi di Simona e ancora di Stefano.
Una menzione particolare va al coraggioso monologo-preghiera che il personaggio di Anzaldo rivolge a Dio, chiunque esso sia: con ardita sfacciataggine, schiettezza e lucidità confessa pensieri che molti di noi hanno, ma che – in un mondo che dovrebbe essere laico – faticano ancora a farsi strada senza suscitare scandalo presso i perbenisti
L’unico appunto va, nella parte iniziale, a un eccessivo riferimento ad Arancia meccanica che nulla toglie e nulla aggiunge a un testo che, ripetiamo, ha rivelato un notevole talento e che è stato perfettamente interpretato.
L’ultima parola la spenderemo per la Sycamore T Company che rivolge sempre un’attenzione particolare ai giovani talenti (ricordiamo tra le teste di diamante la straordinaria Caterina Gramaglia), raccogliendo la sfida e permettendo loro di trovare spazio in luoghi storici dell’off romano come, in questo caso, il Teatro Argot.

 Lo spettacolo continua
Teatro Argot Studio
Via Natale del Grande, 27 – Roma
fino a domenica 21 settembre
orari: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17.30

Sycamore T Company presenta
Sullo stress del piccione
di Giovanni Anzaldo
regia Giovanni Anzaldo
con Giovanni Anzaldo, Luca Avagliano, Francesca Mària, Giulia Rupi
musiche Tommasi Andreini
scenografie Giovanni Rupi
luci Martin Emanuel Palma
foto di scena Barbara Ledda

1 commento

  1. E’ un buon esordio, e Anzaldo e’ meglio come autore e regista che come attore, in un personaggio un po’ troppo prevedibile nel suo sviluppo e nel suo furore per essere del tutto credibile. Ottimi gli altri tre, con una menzione per Avagliano che, asciugati alcuni eccessi “pieracciones bi” nei passaggi piu’ dichiaratamente brillanti, sfiorerebbe la perfezione. Nel complesso, ripeto, un buon esordio, in cui Anzaldo dimostra grande padronanza di scrittura (mai banale) e di messa in scena. Promettente

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