L’uomo e la macchina

Il Festival aostano si chiude con tre performance molto diverse fra loro. Dall’essenzialità del corpo alla sua trasformazione in cyborg.

Nella penultima giornata del Festival (la domenica andranno in scena alcune restituzioni laboratoriali e le scuole di danza), in un teatro gremito al limite delle sue capacità, si succedono tre performance che denotano un’ispirazione e realizzazioni tecnico-artistiche molto diverse tra loro.
Shadowpieces V apre letteralmente le danze. L’assolo di 15 minuti, decisamente intimista, si compone di quadri che si susseguono senza soluzione di continuità ma privi di un discorso narrativo evidente. Pare quasi la tessera di un puzzle che, forse, assumerà una propria fisionomia solamente quando il progetto complessivo (che conta undici assoli) sarà completato, nel 2020. Al momento, si afferrano riferimenti a contenuti sia culturali sia artistici vagamente orientali e una predilezione per una certa asciuttezza espressiva e compositiva.
A seguire, Still (here), performance che vede sul palco Angus Balbernie e Lisa Kirsch, ideata da Silke Z. Una coreografia dai tratti spiccatamente ironici che, allacciandosi al tema dello scorrere del tempo e della diminuzione delle capacità atletiche con l’avanzare dell’età, mostra anche come le qualità espressive non vengano, per questo, meno. Se la più giovane Lisa Kirsch si muove sull’intero palco con gesti ampi che disegnano geometrie piene, nello spazio; Angus Balbernie (con un passato in veste di coreografo) risponde con movimenti brevi e secchi che scandiscono il ritmo alla perfezione. Il risultato è interessante: il dinamismo della danzatrice non è sinonimo, di per sé, di capacità di comunicare emozioni o pensieri, mentre un semplice movimento della mano o persino delle dita, dell’anziano maestro, si concilia immediatamente con il sottofondo musicale, comunicando universi di senso senza bisogno di evoluzioni nello spazio. Anche la fatica che mostra Balbernie fa parte dello spettacolo e connota di poesia umana l’intera impronta del suo passaggio sulla scena.
A chiusura di serata lo spettacolo – mai termine fu più appropriato – di Kulu Orr, che ne è anche l’unico interprete (se si esclude l’intervento degli spettatori cooptati). Contro Freak – già applaudito quest’estate a Kilowatt Festival – è un piacevole approccio tecnologico alla musica e al teatro grazie soprattutto all’autoironia che dimostra, in scena, Orr. Un nerd dinoccolato e, insieme, un automa in grado di generare bellezza attraverso una serie di meccanismi, di cui si riveste e che lo circondano (sviluppati in quasi vent’anni di attività). Un generatore di momenti musicali accattivanti frutto anche di precisi elementi di giocoleria che lasciano stupefatti o piacevolmente sorpresi. Si banalizzano con humour, dopo averne spiegato il funzionamento, schemi elettrici complessi che permettono questa avventura visiva e sonora; mentre gli spettatori, coinvolti singolarmente, a gruppi o in toto, collaborano alla partitura musicale dello spettacolo. Interessante la parte finale, dove colori e suoni si amalgamano quasi fondendosi tra di loro. Un modo per vivere, grazie agli apparati tecnologici sviluppati dall’artista, in modo comunitario un universo parallelo che, lentamente, coinvolge e ingloba tutto e tutti. Un’ulteriore dimostrazione di quante possibilità di comunicare emozioni abbia il teatro quando segue liberamente la fantasia senza indulgere in schematismi preconfezionati.

Gli spettacoli sono andati in scena nell’ambito di T-Danse Festival 2019:
Cittadella dei Giovani
via Garibaldi, 7 – Aosta
sabato 26 ottobre 2019

ore 20.00
Shadowpieces V
creazione Cindy Van Acker
interpretazione Stéphanie Bayle

ore 20.15
Still (here)
coreografia Silke Z
performer Angus Balbernie e Lisa Kirsch

ore 21.15
Control Freak
di e con Kulu Orr

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