india-argentina-roma-80x80Un nuovo direttivo pronto ad affrontare la sfida di riformare il teatro prende il timone della Associazione Teatro di Roma, la più importante istituzione stabile della capitale.

«Del teatro abbiamo bisogno». Questa è l’affermazione usata, a più riprese, in occasione della conferenza stampa di presentazione del nuovo direttivo del Teatro di Roma, che si è svolta venerdì 24 gennaio al Teatro Argentina. Le due assessore alla cultura di comune e regione, Flavia Barca e Lidia Ravera hanno presentato il neopresidente Marino Sinibaldi (direttore di Radio3 Rai) e il nuovo direttore artistico Ninni Cutaia. La nuova squadra composta anche dai consiglieri: Nicola Fano, Carlotta Garlanda, Mercedes Giovinazzo e Francesco Saverio Marini guiderà per il quadriennio 2014-2018 il nuovo corso del Teatro di Roma. Dalla conferenza è emersa la volontà di «far diventare il Teatro di Roma un luogo di incontro e confronto dove sperimentare, vivere e produrre cultura attraverso l’apertura e la condivisione collettiva. Centralità, identità, partecipazione e pluralità di voci, saranno le fondamenta su cui costruire una nuova idea di teatro come luogo cruciale e accogliente per la città».

La prima vera sfida che il Teatro di Roma si appresta ad affrontare sarà il coinvolgimento del pubblico, ormai, sempre più disaffezionato a ogni forma d’arte, ma comunque sempre interessato e disponibile alle proposte di alto livello. Il nuovo direttivo si propone come strumento necessario per rendere il teatro un centro «dove sperimentare, vivere e produrre cultura».

Marino Sinibaldi, figura di prestigio del panorama culturale, è appassionato della scena teatrale contemporanea a cui dedica grande attenzione e spazi di informazione nel palinsesto della sua emittente con il programma Tutto esaurito: «Del teatro abbiamo bisogno. Soprattutto di un teatro che parli del tempo presente, delle sue contraddizioni, della sua crisi, ma anche delle nuove voci, idee, visioni, che animano la realtà. Elementi necessari che marcheranno il senso e il riconoscimento di questo luogo nella città».

La linea editoriale dettata dal nuovo esecutivo, annunciata in conferenza e che attendiamo alla prova dei fatti, sarà quella del perseguimento di un «progetto plurale e aperto alla danza e alle arti performative, per agevolarne la fruizione e garantirne il riconoscimento», nel rigoroso rispetto di criteri economici imposti dall’attuale crisi e dei finanziamenti pubblici che il Teatro di Roma riceve.

«E’ importante un confronto dialettico con i giovani e il coinvolgimento dei talenti espressi dal territorio per restituire alla città il patrimonio di esperienze, sensibilità, intelligenze artistiche sempre più coscienti. Inventeremo un nuovo modo di percepire il Teatro nella Capitale: attento alla varietà dei linguaggi espressivi e alle diverse generazioni». Così ha detto Ninni Cutaia, dirigente del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, già direttore dell’Eti-Ente Teatrale Italiano e con alle spalle l’importante esperienza di guida dello Stabile di Napoli, impostando il proprio discorso in termini di apertura e speranza per un futuro “artistico” migliore. Uno dei più importanti teatri della capitale, dunque d’Italia, cui non mancheranno problemi urgenti e programmatici da affrontare, dalla questione del Teatro India in “ristrutturazione” al dialogo con il vicino Teatro Valle.

I presupposti positivi per una nuova “era teatrale” sono presenti, ora, occorre che le buone intenzioni riescano a rendere grande il Teatro di Roma.

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