Il teatro che passa attraverso il corpo, la cucina e la convivialità

Fino a domenica 19 febbraio, è in scena al Teatro Quarticciolo l’ultima opera del Teatro delle Ariette, compagnia che coniuga recitazione, letteratura e gastronomia con spirito di grande armonia e amicizia.

Se il cinema e la pittura sono l’arte delle immagini, l’architettura e la scultura le arti dello spazio, la musica l’arte del suono e la letteratura quella delle parole, allora avremmo la licenza di definire il teatro l’arte del corpo, perché nel corpo si concentrano tutte le dimensioni espressive sopraelencate; per questo la rappresentazione teatrale è una delle più antiche modalità di comunicazione artistica che l’uomo ha sperimentato e ha fatto evolvere nel corso dei secoli da tempi antichissimi.
Il corpo d’altronde, specie in ambito artistico, non è mai stato qualcosa di facilmente definibile e inquadrabile: al corpo appartiene la gestualità, ma anche l’impressione percettiva, l’empatia, nonché il gusto e gli odori. La sperimentazione drammaturgica ha escluso spesso il senso olfattivo e quello del gusto, dal momento che queste ultime sono sempre state relegate alla dimensione del consumo gastronomico, e per chiunque trovare una relazione tra cucina e teatro è sempre stato ritenuto bizzarro e inadeguato.
Il Teatro delle Ariette, da diversi anni, sfida questa convinzione, tentando, in maniera audace, di far confluire teatro e cucina, con l’ausilio di materiali multimediali, musiche, racconti autobiografici per comporre spettacoli “sinestetici” di ampio respiro, capaci di coinvolgere il pubblico in maniera diretta. Teatro delle Ariette, nato 20 anni fa per volontà di Paola Berselli e Stefano Pasquini, annovera un curriculum di attività ed eventi che l’hanno resa una delle realtà più curiose e interessanti del teatro italiano; ad accogliere il loro ritorno a Roma, dopo i fortunati spettacoli andati in scena nel 2016 al Teatro Argentina e al Teatro India, è stato il Teatro Biblioteca Quarticciolo, con lo spettacolo Teatro naturale? Io, il couscous e Albert Camus.

Gli spettatori, seduti in maniera informale attorno alla scena, vengono coinvolti dal racconto autobiografico della vita di Pasquini, della sua giovinezza, dei suoi viaggi e delle sue ambizioni, e la sua storia si sovrappone a quella di Meursault, il protagonista del romanzo Lo straniero che fece conoscere Camus al mondo intero, e che contribuì senza dubbio all’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura nel 1957. Gli estratti dal romanzo sono passi di una bellezza avvincente, come meravigliose sono le parole del discorso di Camus alla cerimonia di consegna del Nobel, ben restituiti dall’interpretazione degli attori/cuochi, dove l’attrazione per la bellezza mediterranea dell’Algeria e della sua atmosfera si coniuga al racconto della storia travagliata del dopoguerra. Il collegamento delle tre dimensioni dello spettacolo, ovvero racconto autobiografico, Albert Camus e la cucina, si rintraccia nel piatto basilare della cultura mediterranea, ovvero il couscous, che viene preparato nel corso della serata e poi servito a tutti i presenti. Il teatro, o meglio ancora la scena teatrale, diventa il luogo di condivisione di memorie e storie che dimostrano come il tempo non passi mai; il teatro è perciò non solo arte del corpo, ma si rivela anche arte dei sapori e delle atmosfere, ma soprattutto “arte del tempo” inteso come tempo presente, che in sé canalizza passato e futuro, testimonianza e speranza.

I limiti dell’impostazione scenica e del coordinamento tecnico, le ingenuità relative alle scelte musicali a volte fin troppo didascaliche, il narcisismo autobiografico che compromette anche il significato filosofico autentico del romanzo di Camus, sono tutti elementi riscattati dalla giovialità che il Teatro delle Ariette riesce a trasmettere attraverso la trasformazione della scena in sala da pasto; in questa sala, l’elemento portante diventa la cordialità, garantita dall’ambiente che i performer costruiscono attraverso una passione evidente da parte loro: la passione per il racconto di storie e la condivisione. E forse la sperimentazione linguistica teatrale ha bisogno, oggi più che mai, di passare dalla semplicità di un sorriso confidenziale.

Lo spettacolo continua:
Teatro Biblioteca Quarticciolo
via Castellaneta, 10 – Roma
venerdì 17, sabato 18 e domenica 19 febbraio, ore 21.00 (con cena)

Il teatro delle Ariette presenta
Teatro Naturale? Io, il couscous e Albert Camus
di Paola Berselli e Stefano Pasquini
regia Stefano Pasquini
con Paola Berselli, Maurizio Ferraresi, Stefano Pasquini

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