All’Hangar Bicocca prosegue il percorso attraverso i mille volti del nostro pianeta, grazie al work in progress di Terre vulnerabili.

Secondo appuntamento per Terre vulnerabili: la mostra si arricchisce di altre dieci opere realizzate da altrettanti artisti che indagano – ognuna in modo assolutamente originale – la labilità dell’ambiente che ci circonda.

Lo spettatore si diverte a scovare le novità in mezzo alle installazioni già familiari che hanno animato la prima tappa del progetto, iniziato a ottobre.

Dando uno sguardo d’insieme, la fusione tra i due gruppi funziona, lo spazio si popola di piccoli episodi vivibili senza soluzione di continuità. Se invece si considerano le opere singolarmente, questa volta la portata emotiva è più blanda: non si riesce a percepire fino in fondo la volontà di esplorare e raccontare la fragilità in cui viviamo. Certamente le creazioni sono tutte valide, ma la sensazione è di avvertire meno intensità, quasi fosse un riflusso della grande ondata iniziale.

Non sempre le installazioni colpiscono nel segno e, molte volte, è necessario leggere la spiegazione per coglierne davvero il senso: questo è il caso per esempio di Non si volta chi a stella è fisso di Remo Salvadori, o Untitled (86 94 11) di Nico Vascellari.

Tocca invece le corde giuste Bruna Esposito con Sotto terra vulnerabili terre moti che – grazie a ceri e a un video su cui scorrono le immagini di oggetti sommersi – rievoca la morte e tutto il mondo che ormai è sotterraneo.

Due sono le opere che spiccano, tra tutte, per originalità: Une ville spatiale pour artistes di Yona Friedman – un labirinto di cartone in cui il visitatore può perdersi e, allo stesso tempo, ritrovare altre creazioni disposte al suo interno, come Der Taupunkt di Margherita Morgantin – e Appunti di viaggio di Adele Prosdocimi. Quest’ultima è la sintesi perfetta di tutta l’esposizione, nonché dell’intero progetto: su quadrati di feltro sono ricamate con filo di cotone le frasi che hanno guidato tutti gli artisti partecipanti a Terre vulnerabili nelle loro creazioni. Segnali di ciò che li ha ispirati, impressioni o anche solamente le sensazioni che il tema della vulnerabilità, unito allo spazio dell’Hangar Bicocca, ha destato in loro. C’è il respiro internazionale della mostra – sono infatti riportate frasi in italiano, inglese e francese – e la naturalezza con cui gli artisti si sono accostati a questa con le loro creazioni.

Restiamo dunque in attesa di scoprire quali nuovi spazi saranno destinati alle opere della prossima tappa, prevista per marzo.

La mostra continua:
Hangar Bicocca

via Chiese, 2 – Milano
fino al 9 marzo
orari: dalle ore 11.00 alle 19.00 – giovedì dalle ore 14.30 alle 22.00 – chiuso il lunedì

Terre vulnerabili / 2
un progetto di Chiara Bertola curato con Andrea Lissoni
opere di Bruna Esposito, Yona Friedman, Carlos Garaicoa, Invernomuto, Kimsooja, Christian Löhr, Margherita Morgantin, Adele Prosdocimi, Remo Salvadori, Nico Vascellari.

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