Aspettando Godot reloaded

Al teatro Studio Uno è andato in scena Terzo Millennio, un potente e drammatico affresco esistenziale scritto e diretto da Fabio Massimo Franceschelli. 

È ambizione di tanti drammaturghi contemporanei riuscire ad accomunare la riflessione e la risata del pubblico. La tragedia di un Mondo impossibile da accettare così com’è, ma unico a disposizione, quindi il solo sul quale agire, apre una dialettica la cui sintesi concreta e razionale è di complessa, se non inconcepibile, attuazione. Vista scevra da prospettive moralistiche, teologiche o idealistiche, l’esistenza rivela, allora, tanto la propria assurdità al raziocinio, quanto la necessità di un cambiamento verso sorti progressive, se non magnifiche, almeno di maggiore equità e/o giustizia.

Terzo Millennio, pièce che replica, pur con soluzione di continuità, da oltre quindici anni e di cui Fabio Massimo Franceschelli firma testo e regia, è uno spettacolo che si inscrive perfettamente nell’aria beckettiana e brechtiana sopra descritta, come anche in quella di una nostalgica ascendenza pasoliniana (già notata dal nostro Fabio di Todaro in occasione della messa in scena al Teatro della Contraddizione, al cui articolo rimandiamo per un’analisi dettagliata del suo svolgimento).

Nel mondo plasmato da Terzo Millennio scorgiamo, infatti, una profonda e assurda congerie di individui atomici, i cui pensieri vagano senza alcun ossequio delle banali leggi della ragione. Gli oggetti scenici anche quando hanno forma canonica obbediscono a principi del tutto propri (la canna da pesca senza amo, il mezzobusto). Lo spazio attorno è di singolare apparenza, una totalità bidimensionale che non può essere ordinata in cose quali sono quotidianamente conosciute. Ogni gerarchia morale viene affermata per essere immediatamente smentita, poi riafferamata e rismentita ad libitum. All’interno di questo caotico ma limpido impianto concettuale, potente nel suo cinismo e patetico nei cambi di registro, sincopato nel ritmo e capace di non cadere nel moralismo da anima bella neanche nella chiusura finale (l’evento tanto atteso di cui non sveleremo il segreto), i tre performer si mostrano perfettamente affiatati. In un cortocircuitare dialogico che tanto somiglia alla sovrapposizione di monologhi, Francesca Guercio, Claudio Di Loreto e Alessandro Margari  – rispettivamente la Donna, il Maiale, il Pescatore – sono il simbolo surreale di una umanità ormai stremata dal nonsense, vittima disarmata e carnefice spietata di se stessa. Sono soggetti minuscoli che hanno ormai perduto la speranza di dominare ed essere misura di tutte le cose,  naufraghi in una società incommensurabile, inafferrabile e distante da ogni logica.

Un sentire nostalgico, che lascia accedere a qualcosa di profondamente drammatico – l’idea della perdita di valore ed efficacia della razionalità normativa – e così spalancare lo spazio inconsueto della vertigine di ciò che sta fuori, quel Mondo di oggetti stupidi e fuori posto, che non fornisce alcuna risposta, e di ciò che sta dentro, la Psiche, che, ben lungi dal fornire supporto, moltiplica ogni difficoltà di comprensione e frantuma ogni apertura a un’esistenza autentica.

Ed è per questo che il testo Franceschelli risulta tangente alla poesia, all’unico linguaggio in grado di essere non tanto appagante (perché nessuna gratificazione, carnale o mentale, toccherà ai nostri protagonisti), quanto in grado di esprimere tale vertigine, di miscelare l’anelito al sublime che attrae e respinge la Donna, il Maiale e il Pescatore con la pessimistica constatazione di come ogni cosa, ogni gesto, ogni parola siano velleitari e sterili.

Il risultato è uno spettacolo stratificato ma leggibile, dinamico nonostante la sostanziale staticità dei suoi personaggi, e con un finale sontuoso che, come auspicato, lascia uscire da sala ben lontani dal sentirsi pacificati con il Mondo.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Studio Uno
via Carlo della Rocca
dal 29 novembre al 2 dicembre 2018

Terzo Millennio
(un omaggio all’esistenza)
con Francesca Guercio, Claudio Di Loreto, Alessandro Margari
drammaturgia e regia Fabio Massimo Franceschelli
scene e costumi OlivieriRavelli_Teatro
produzione Ass. Cult. Figli di Hamm

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