Ex nihilo nihil fit

teatro-belli-romaNel primo weekend post-Festival del Cinema di Roma, le pecorelle smarrite che hanno fatto ritorno all’ovile teatrale del Belli sono state piacevolmente sorprese da una travolgente lettura scenica (e non una banale reading) de The Cordelia Dream di Marina Carr.

Non capita spesso di andare a teatro di martedì. E capita ancora meno di andare a vedere il reading di un’opera minore inglese tradotta in italiano. Eppure, al Teatro Belli di Roma, siamo in tanti a occupare le strette file di poltrone, lo sguardo posato su di un palcoscenico spoglio, nero, occupato soltanto da un tavolo, di sbieco, due sedie, due microfoni. Un signore lo solca a luci accese, si siede. «Questa lettura vuole essere qualcosa di più», dice Valerio Binasco, «vogliamo che quest’opera, che parla di invidia e, anche, perché no, di Cappuccetto Rosso, entri dentro l’attore e lo guidi verso nuovi lidi. Vediamo come va».
Due ore dopo, il pubblico stenta a credere di aver assistito a una semplice lettura. Il testo di Marina Carr, nella stupenda traduzione di Valentina Rapetti, nasce su committenza della Royal Shakespeare Company, «per travestire una tematica potente e violenta di rapporti sanguinosi tra padre e figlia, tirando in ballo la relazione tra Lear e Cordelia». E questo è proprio quello che accade. L’opera del Bardo viene accennata, pungolata e a tratti schernita dai due personaggi in scena, ma non è mai (ri)presentata in toto. Due miseri esseri umani, stupendi nella loro bassezza, ad anni luce di distanza dall’imponenza archetipica del Re e di sua figlia, fanno quello che un padre e una figlia sanno fare meglio: si distruggono a vicenda.
Lui, un compositore geniale, folle e pieno di bile nei confronti di sua figlia, e Lei, una compositrice talentuosa ma banale, imprigionata dalle ombre del passato. Come nell’opera di Perrault, la donna indifesa, ma consapevole del suo ruolo nella società (Marina Carr, con buona pace delle femministe britanniche, non perse l’occasione per piazzare un calcio negli zebedei al patriarcato) entra nella casa del terribile lupo per farsi sbranare, per tornare al nulla che l’ha generata. Nella voce di Binasco e Teresa Saponangelo, le parole la drammaturga irlandese acquisiscono una potenza incredibile, che attraversa tutti i presenti e li lascia spesso e volentieri a bocca aperta, mani in tasca per non interrompere il tremendo passo a due padre-figlia con un banale, ma meritatissimo, applauso.
«Non ho bisogno di un panorama», dice il vecchio compositore, poco prima di essere corroso dalla bile, dall’alcool e dalla demenza senile. E noi non abbiamo bisogno di una mise en espace, di costumi, di scenografie, di immagini precotte. Perché si parla di invidia, con onestà. Si dicono le cose che non vengono mai dette, a voce alta. Si chiudono gli occhi, e ci si veste di idee.
Lo spettacolo (in tutto e per tutto) andrà nuovamente in scena questa sera sempre presso il Teatro Belli, all’interno del più ampio festival-rassegna Trend – nuove frontiere della scena britannica alla sua XIV edizione, che occuperà le sale del teatro fino all’11 dicembre.
Anche di mercoledì, vale la pena andare a teatro.

Lo spettacolo è in scena:
Teatro Belli
Piazza di Sant’Apollonia, 11 – Roma.
dal 26 ottobre al 27 ottobre, ore 21.00

TREND – nuove frontiere della scena britannica, XIV edizione presenta:
The Cordelia Dream
di Marina Carr
reading con Valerio Binasco e Teresa Saponangelo
coordinamento scenico Valerio Binasco
traduzione di Valentina Rapetti
una produzione Trilly
rassegna a cura di Rodolfo di Giammarco
direzione generale Antonio Salines
organizzazione generale Carlo Emilio Lerici

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