I just shot John Lennon

Nella splendida cornice naturale di Villa Pamphili la musica dei Beatles rivive nelle note di un quartetto d’archi. Ed è subito magia.

Il gruppo irlandese The Cranberries sceglie di raccontare nel 1996 la storia di Mark David Chapman nell’album To the Faithful Departed: il risultato è una splendida e dura canzone dal titolo I just shot John Lennon, tutta incentrata sulla frase pronunciata dall’assassino alla polizia che lo aveva appena fermato. A distanza di sedici anni Stefano Valanzuolo, con l’aiuto di uno splendido Michele Riondino accompagnato da un quartetto d’archi e dalla chitarra di Giampaolo Bandini, si spinge oltre, cercando di raccontare il perché di quell’omicidio che “uccise i Beatles” e con loro i sogni di un’intera generazione. Il risultato è uno spettacolo interessante, appassionante e amaro. La regia, semplice, scarna, ma efficace, è affidata a Marco Andreoli, che sceglie di concentrare interamente l’attenzione del pubblico sulle parole e soprattutto sulla musica (si poteva fare altrimenti?). La scena è più che scarna: una sedia, una vecchia radio e un fondale dove vengono proiettate immagini, trasposizioni figurate dei pensieri di Chapman. Il testo è una sorta di requisitoria finale in cui l’assassino per antonomasia della musica mondiale si racconta, e spiega il perché di quei cinque colpi di pistola che la notte dell’8 dicembre 1980 davanti l’Hotel Dakota misero fine alla vita di John Lennon, consacrando definitivamente i Beatles alla storia, non solo della musica. Confessioni d’infanzia e veri e propri deliri schizofrenici si alternano ad alcune delle più belle musiche del gruppo inglese, nelle trascrizioni strumentali di Leo Brouwer e nei riarrangiamenti, commissionati per l’occasione, di Toru Takemitsu e Roberto Molinelli: Ticket to ride, Eleanor Rigby, Yesterday, The Fool on the Hill, Come together, Hey Jude, Help. Lucy in the sky with diamonds è incorniciata da una retroproiezione dal sapore psichedelico tutta giocata sull’effetto ottico del caleidoscopio, mentre All my loving, canzone che apre lo spettacolo, è l’unica proposta nella versione originale dei Beatles. Michele Riondino riesce a essere all’altezza di musiche impresse nella memoria collettiva ed eseguite in maniera impeccabile: la sua interpretazione, seppure bloccata e chiusa su una sedia, da cui non si alzerà per tutta la durata dello spettacolo, restituisce il tormento e l’angoscia di un uomo chiamato a compiere una missione; un uomo che negli ultimi attimi prima di estrarre la pistola e fare fuoco su John Lennon racconta di essere stato spinto a compiere quell’omicidio dal Diavolo, che portava in corpo fin da quando era bambino. Mark David Chapman, trasposizione reale di Holden Caulfield (il giovane Holden di Salinger), spegne così la luce su uno dei gruppi più celebrati della storia della musica.
«What a sad and sorry and sickening sight. What a sad and sorry and sickening night».

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Villa Pamphilj
via di San Pancrazio, 10 – Roma
lunedì 16 luglio, ore 21.15

ParmaConcerti e Fondazione Ravello Festival presentano
The fool on the hill
Storia minima dell’uomo che uccise i Beatles
di Stefano Valanzuolo
regia Marco Andreoli
con Michele Riondino
archi Quartetto Savinio
chitarra Giampaolo Bandini
trascrizioni e arrangiamenti Leo Brower, Toru Takemitsu, Roberto Molinelli

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