Piacevolmente infestati

Un clamore non indifferente ha assalito la creazione di Constanza Macras al Teatro Fabbricone di Prato, il 17 e 18 aprile

La scena ricorda una città metafisica, scomposta, con strane rocce, funi rosse, vele bianche. The Ghosts, di Constanza Macras, è un omaggio alla Cina sotto forma di centrifugato di arte circense, musica, brani di prosa, videoproiezioni. Non è teatro, non pura danza, è un arazzo dove bisogna spesso doppiare, triplicare lo sguardo per cogliere ciò che avviene sul palco, quasi a osservare un dipinto medievale.

Simultaneità, numeri acrobatici, strani racconti di fantasmi, musica dal vivo che richiama pallidamente la tradizione, ma tutta innervata di suoni dissonanti: pur nella suggestione visiva, si percepisce una certa inclinazione a volere mostrare, più che a far vivere e a trascinare lo spettatore con la forza, o la debolezza, delle immagini, dell’idea.

Le artiste circensi sono giovanissime ragazze cinesi che lavorano nella Compagnia itinerante dello zio, un poliedrico personaggio che si arrampica sui tessuti con abilità impressionante. Le sue nipoti sono frenate al contrario, perlomeno all’inizio dello spettacolo, da una apparente insicurezza nei gesti. A turno raccontano una vita di sacrifici sconosciuta a noi occidentali, in un autoscontro tra i due mondi, in un grumo che cela il senso della rappresentazione.

L’intento della coreografa argentina, nonché regista, sembra prevalentemente concettuale, nell’avvicinare due universi che già da tempo si sono fecondati, pur artificialmente, cioè senza una vera, profonda conoscenza reciproca. Ma lo sviluppo di questo concetto è talvolta ridondante, poco istintivo. Tanti artisti in scena, come strumenti di un’orchestra non tutti perfettamente accordati, tra i quali spicca Fernanda Farah, più lieve e dalla bella voce.

Continui cambi d’abito e attimi di piacevole non-identità, racconti di leggende (che, non sempre, nel corso di The Ghosts evocano particolari sentimenti o emozioni), scene come quadri o fermi-immagine o fotografie in movimento, solidificano la fama di Macras – giustamente riconosciuta per il suo stile personale e ricercato. Sicuramente, nella camera oscura della memoria collettiva, potrebbero rimanere impresse molte immagini folgoranti: dalla processione della spose bambine, o spose fantasma, sotto il tulle immacolato; all’ingresso in abiti di scena fucsia, mentre la Farah si muove lentamente e lo zio, con occhiali da sole e giacca di pailette, vaga in scena.

Non immediato da assimilare, forse un po’ narcisistico, talvolta troppo verboso, tuttavia in The Ghosts si intravedono fuochi d’artificio di creatività.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Fabbricone

via F.Targetti, Prato
domenica 17 e lunedì 18 aprile

The Ghosts
coreografia e regia Constanza Macras
drammaturgia Carmen Mehnert
di e con Emil Bordàs, Fernanda Farah, Lu Ge, Yi Liu, Juliana Neves, Xiaoroui Pan, Daisy Philips, Wu Wei, Huanhuan Zhang, Huimin Zhang
una produzione Constanza Macras, DorkyPark Berlin, Goethe Institut China
in co-produzione con Tanz Im August, Schaubuehne Am Lehniner Platz, Css Teatro Stabile di innovazione del FVG, Guangdong Dance Festival

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