Le Invariazioni Keersmaeker

Si conclude, dopo due mesi di spettacoli e performance, il Torinodanza Festival 2021, lasciando l’arduo compito di far calare il sipario alla storica ballerina e coreografa belga Anna Teresa, Baronessa De Keersmaeker, la quale porta per la prima volta in Italia il suo ultimo lavoro sulle opere di Johann Sebastian Bach, The Goldberg Variations, BWV 988.

Composte per la prima volta intorno al 1741 «in onore di un allievo che il compositore stimava in modo particolare, Johann Gottlieb Theophilus Goldberg», le Variazioni Goldberg (un’aria e 30 variazioni) rappresentano, per valore strutturale, tecnica compositiva, possibilità espressiva e tecnica esecutiva richiesta, un vero e proprio monumento all’intelligenza del grande compositore tedesco il quale, qui al vertice della sua sperimentazione, segue schemi matematici e simmetrie per conferire all’architettura modulare delle variazioni una coesione e una continuità senza pari.

Sotto le capaci e giovani dita del siberiano Pavel Kolesnikov, l’emorragia di armonie sgorga indisturbata all’interno delle Fonderie Limone, dove un enorme telone ruvido e argentato si affaccia apatico su una scena vuota, solcata solamente da cerchi geometrici che restituiscono visivamente quel rigore aritmetico tanto ricercato da Bach. A sinistra, in un angolo, un telone simile, ma dorato e accartocciato, aspetta con pazienza che la luce giunga a dargli vita, mentre una De Keersmaeker scalza e in déshabillé comincia lentamente a bisecare l’etere con le sue gestualità più caratterizzanti.

The Goldberg Variations, BWV 988, ultima creazione della madre della compagnia di danza contemporanea Rosas, si libra dalla «recente esperienza maturata con Sei Concerti Brandeburghesi», riconducendola «a una performance solista ballata dalla stessa De Keersmaeker, che rimane come sempre fedele alla partitura musicale nel costruire la sua personale sequenza di movimenti». In un prosieguo teorico fatto di gesti che si “spogliano” fino all’essenziale, le Variations danno mostra di un percorso pluridecennale in cui i parametri corporali della generazione del movimento e le costrizioni spaziali di un pattern geometrico vengono sublimati fino al loro culmine, restituendo un lavoro tecnicamente impeccabile, ma comunicativamente muto.

Mentre i martelletti battono frenetici sulle corde tese del pianoforte a coda presente sulla scena, infatti, ci si dimentica facilmente della presenza dell’interprete belga e non pochi astanti si lasciano andare al torpore del vuoto (o direttamente alla fuga durante il breve intervallo tecnico), scivolando in un sonno consolatorio dal quale usciranno poi entusiasti per quest’opera «coraggiosa, anche se un po’ noiosa». Prendendo atto dell’ipocrisia dell’art pour l’art e delle dinamiche alienanti di un teatro (e una danza) contemporaneo sempre più elitario e dissociato dallo spirito del tempo, quello che comunque sconcerta durante e dopo le due ore di solipsismi coreutici “d’artista” è la totale mancanza di comunicazione agito dalle Variations. Il narcisismo, la fatuità e l’intrattenimento come fine ultimo della pièce, infatti, trovano il loro sfogo in una necessità di nudismo altrimenti di difficile interpretazione, in una “variazione” pressoché inesistente e limitata principalmente a cambi estetici (vestiti, scarpe, luci) piuttosto che a un’evoluzione nel movimento che mostri un’effettiva correlazione tra danzato e musicato e in un «pittoresco su ordinazione» tipico di una “cultura” che non si interessa più a dissodare l’humus umano, limitandosi a ricoprirlo di leziose e confortanti immagini sotto cui perire, senza più dubbi, senza più ossigeno.

È passato quasi un secolo da quando Artaud piangeva la perdita di quella «Terra del Fuoco», quelle «lagune del Cielo» e quella «battaglia dei Sogni» che era il Teatro. Un secolo che ha visto grande fermento e diversi «segnali, tentativi, prove di cambiamento» nella macchina spettacolare occidentale, ma che, in certi suoi “grandi” interpreti, sembra ora avvilupparsi in un infertile autocompiacimento per quei piccoli passi compiuti dietro cui ci si abbarbica con tenacia, difendendo le proprie, chiare, idee, pur dimenticando che «le idee chiare sono solo idee morte e finite».

Lo spettacolo è ancora in scena all’interno del Torinodanza Festival 2021
Fonderie Limone
via Pastrengo 88 – Moncalieri (TO)
giovedì 28 e venerdì 29 ottobre 2021
ore 20:45

Torinodanza Festival 2021 presenta
The Goldberg Variations , BWV 988
di Anna Teresa De Keersmaeker

coreografia e danza Anne Teresa De Keersmaeker
musica Johann Sebastian Bach, The Goldberg Variations, BWV 988
pianoforte Pavel Kolesnikov
collaborazione musicale Alain Franco
assistente alla scoreografia Diane Madden
disegno luci e scene Minna Tiikkainen

Rosas
coproduzione Wiener Festwochen, Concertgebouw (Brugge), De Munt / La Monnaie, Théâtre de la Ville à Paris Théâtre du Châtelet (Paris), Internationaal Theater Amsterdam / Julidans, Sadler’s Wells (London), Montpellier Danse
in collaborazione con Casa Kafka

con il supporto del programma di protezione fiscale del Governo federale belga, in collaborazione con Casa Kafka Pictures scudo fiscale
con il sostegno della Rappresentanza generale del governo delle Fiandre in Italia abilitato da Belfius

 

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